Posted On 5 Luglio 2022 By In Supply Chain With 85 Views

Il reputational risk nell’approvvigionamento di materie prime

Per reputazione aziendale si intende la considerazione che le persone hanno di un’azienda in base alle operazioni che conduce. Indica, in altre parole, la qualità reale dell’azienda o comunque la percezione che il pubblico e gli stakeholders hanno della stessa. È un indicatore che muta, in positivo o in negativo, in seguito a diversi fattori.

Il rischio reputazionale è legato alla possibilità che vari settori dell’azienda, ad esempio i fornitori, siano coinvolti in attività (lavoro minorile, corruzione, ecc.) che influiscono negativamente sulla percezione del marchio. In una catena di approvvigionamento, questo ha a che fare con la responsabilità sociale delle imprese e con problemi di conformità.

I principali rischi per la reputazione

La reputazione del marchio può essere danneggiata da qualcosa in cui non si è nemmeno direttamente coinvolti, eventi spesso sfavorevoli e imprevisti ma a volte evitabili. La conseguenza è molto spesso un calo delle performance e delle finanze.

Alcuni fattori che possono danneggiare la reputazione sono legati a incidenti che compromettono la sicurezza e la salute di lavoratori, le fughe di notizie, i rapporti con aziende che godono di una cattiva reputazione, gli attacchi informatici, scandali aziendali o interruzioni dei servizi.

Prevenire i rischi legati alla supply chain

Per mitigare questi rischi è necessario agire con delle contromisure di prevenzione. Un modo potrebbe essere quello di assumere personale con compiti di controllo, soprattutto relativi alla sicurezza sul lavoro e del mondo digitale e dei dati (sia legato alla fuga di notizie che alla cybersecurity). Per il monitoraggio delle aziende partner è invece utile ricorrere ad analisi di due diligence, seguendo quelle buone pratiche già normate a livello nazionale e internazionale. Il danno alla reputazione è sempre stato un rischio per le aziende, ma ora a causa dei social media questo rischio è ancora più grande poiché le notizie si diffondono con grande rapidità. Anche in questo caso è quindi utile una figura legata esclusivamente a questo aspetto di immagine.

Infine, quando si pensa al rischio reputazionale nella catena di approvvigionamento, spesso pensano alle regole normative e al contraccolpo che potrebbe verificarsi se non fossero conformi. È fondamentale quindi mantenere una rigida serie di linee guida attorno al proprio marchio.

Alcuni esempi di regolamento

Un modo di gestire al meglio la reputazione della propria azienda è quello di garantire catene di approvvigionamento responsabili e sostenibili. Un alto rischio è presente soprattutto in quei settori già di per sé con scarsa reputazione e storicamente dal maggiore impatto sociale e ambientale, come quello minerario (che in qualche modo coinvolge l’intera società, se si pensa al consumo di prodotti di massa).

Iniziativa virtuose legate soprattutto all’approvvigionamento di minerali sono il partenariato europeo per i minerali responsabili (EPRM), volto a creare migliori condizioni sociali ed economiche; la Responsible Minerals Initiative (RMI), che coinvolge circa 400 imprese nell’affrontare problemi di approvvigionamento di minerali e richiede ai fornitori di rivelare le origini delle materie prime; l’Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive (ITIE), che controlla la trasparenza e la tracciabilità delle risorse insieme a imprese, alti funzionari governativi e società civile e infine la guida dell’OCSE sulla due diligence, che fornisce un quadro per le aziende che operano in contesti di fragilità per valutare, prevenire e mitigare i rischi e adottare un piano di risk management.

Specificamente per il settore IT esiste in questo senso uno strumento specifico chiamato TCO Certified, che certifica la sostenibilità della value chain dei brand, soprattutto di computer, smartphone, tablet ecc. Una certificazione di questo tipo, per gli alti standard che presenta, permetterebbe di ridurre il rischio reputazionale dell’impresa, velocizzando e semplificando le informazioni legate alla due diligence. Promuovendo infine un procurement maggiormente sostenibile.

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