Posted On 21 Febbraio 2019 By In Supply Chain With 270 Views

La Brexit vista dal procurement

Brexit

Breve storia di una sfida per la professione acquisti in Europa e nel Regno Unito

Secondo gli indicatori economici IHS/Markit CIPS Purchasing Managers’ Indices, l’incertezza circa i termini dell’accordo della Brexit ha avuto un effetto sull’economia britannica. I clienti stanno facendo meno ordini, la spesa dei consumatori è in calo e le aziende stanno immagazzinando beni nella speranza di ridurre gli impatti di potenziali tariffe ed evitare carenze di materiali. John Glen delinea su Supply Management una storia degli effetti finora provocati dalla Brexit attraverso le indagini periodiche condotte dal Chartered Institute of Procurement & Supply presso i professionisti del procurement.

Si tratta di una sfida collettiva per capire come riorganizzare le supply chain in questo nuovo ordine. I professionisti degli acquisti sono nella posizione ideale per guidare le proprie aziende nella giusta direzione e consigliare i Ceo e la dirigenza sui piani A, B e C e dimostrare così le proprie abilità strategiche e la propria conoscenza del business. Cips sta realizzando delle indagini presso la community del procurement aventi come oggetto la Brexit, i risultati delle quali mostrano come le decisioni degli Acquisti abbiano un impatto non solo sulle loro stesse aziende, ma anche sui loro fornitori e sull’economia generale all’interno della quale operano.

Già nella prima survey del 2017 si cominciavano a sentire gli impatti della decisione di uscire dall’Europa. Le fluttuazioni monetarie stavano scatenando il caos nei budget e nel flusso di cassa, mentre la sterlina si indeboliva, per non tornare più ai livelli precedenti. In risposta, la survey ha scoperto che i supply chain manager cercavano guadagni veloci per sostenere i loro margini. Il 36% delle aziende inglesi pianificava di rispondere a questi incrementi di prezzi abbattendo i costi dei propri fornitori. In vista di ulteriori oneri economici, il 28% aveva già mappato il costo potenziale di nuove tariffe e l’impatto che avrebbero potuto avere sul proprio business.

La seconda survey, condotta a novembre dello stesso anno, ha riscontrato problemi simili. Le fluttuazioni monetarie avevano ancora impatti sui costi delle imprese e il 64% delle aziende in Uk faticava a mantenere i propri margini. L’anno seguente, a febbraio e marzo 2018, una nuova indagine ha riscontrato che il 32% delle aziende britanniche aveva già alzato i prezzi al cliente e il 41% ha dichiarato di star progettando un aumento dei prezzi. Contemporaneamente, il 23% delle aziende Uk ha dichiarato di avere intenzione di diminuire la forza lavoro impiegata per tagliare i costi.

Anche le imprese europee stanno affrontando sfide: per evitare elementi di disruption, una azienda su sette ha già spostato parte del proprio business fuori dall’Uk. Mentre le discussioni e le negoziazioni continuano, nel 2018 una survey ha trovato uno scenario caratterizzato da indecisione e incertezza, mentre le risposte alla Brexit diventano più pratiche che teoriche o legate alla valutazione dei rischi potenziali. Le aziende hanno cominciato ad agire in modo più decisivo, stoccando beni nell’eventualità di una no-deal Brexit e di una potenziale disruption della supply chain. Inoltre, è emerso che i ritardi doganali hanno buone probabilità di influire non solo sul modo di operare delle aziende in uno scenario post-Brexit, ma anche sulla loro sopravvivenza stessa: per un’impresa su dieci tra quelle intervistate, controlli aggiuntivi e ritardi estesi anche solo di 30 minuti possono significare la bancarotta.

La Brexit avrà anche un impatto sulle competenze di cui l’economia della Gran Bretagna ha bisogno. Quando era membro dell’Unione europea, la circolazione delle persone che avevano il diritto di lavorare in Uk portava una vasta gamma di competenze e abilità, mentre dall’ultima ricerca emerge che metà delle aziende intervistate avrebbe difficoltà a trovare le competenze e i fornitori necessari entro i confini nazionali.

Guardando l’altro lato della medaglia, secondo i risultati della survey l’economia della Gran Bretagna, le sue imprese e la forza lavoro potrebbero anche ricevere dei benefici in quanto le aziende inglesi hanno cominciato a cercare fornitori nazionali e a considerare possibilità di re-shoring. Il 34% delle aziende inglesi con fornitori dell’Unione europea ha dichiarato di star cercando fornitori alternativi in Uk.

D’altra parte, però, ogni lavoro creato avrebbe un costo. Il 39% degli intervistati ha affermato che lavorare con un fornitore inglese sarebbe più costoso. Nell’Unione europea la situazione è opposta e il 32% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe meno costoso lavorare con un fornitore europeo, più vicino rispetto a uno inglese. A marzo 2018, il 18% delle imprese europee con fornitori in Uk ha affermato di aver già cambiato fornitori per via della Brexit, una cifra che è salita al 23% nella survey di ottobre.

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