Posted On 22 Luglio 2020 By In Supply Chain With 54 Views

La supply chain d’ora in poi

Secondo la comunità scientifica è probabile che in futuro insorgeranno nuovi focolai di malattie altamente contagiose come il  COVID-19, una variabile che si va ad aggiungere al grave problema del climate change e le instabilità politiche a livello globale. Una situazione come quella che stiamo tuttora vivendo e quelle che potrebbero presentarsi richiederanno alle aziende di mettere al sicuro le proprie supply chain ed escogitare delle modalità per non farle collassare. 

Oggi fortunatamente i vertici aziendali hanno conosciuto quelli che sono i rischi concreti che si troveranno ad affrontare nel momento in cui si dovesse ripresentare una seconda pandemia nei prossimi anni. Esistono alcune pratiche di cui tenere conto per evitare ulteriori crisi: le abbiamo riassunte brevemente.

Il rischio, i contratti e le scorte

L’eccessiva dipendenza da paesi come la Cina ha dimostrato che è rischioso approvvigionarsi da un’unica area geografica e solo quelle aziende che hanno sviluppato una pratica di gestione del rischio nella supply chain e nel rapporto con i fornitori  è riuscita a subire conseguenze meno impattanti. 

Il primo grande insegnamento di questa crisi è stato dunque indubbiamente quello della necessità di integrare le valutazioni del rischio nella gestione dei rapporti con i fornitori a pari passo con una strategia di business continuity, che tenga conto anche dei rischi economici e politici nei paesi in cui risiedono i fornitori. 

Il secondo insegnamento che ci portiamo a casa è che non si deve essere dipendenti da un unico fornitore e/o area geografica per i beni strategici – a maggior ragione dopo una pandemia di questa portata – anche se questa decisione potrebbe comportare ripercussioni sugli sconti sul volume e prezzi differenziati con i fornitori esistenti. Si tratta però di una misura che è in grado di assicurare la continuità della vita aziendale e che espone il business a meno rischi possibili. 

Anche il tema della gestione del magazzino e delle scorte è oggetto di continuo confronto. Da marzo in poi molte aziende hanno vissuto momenti di crisi generati dalla mancata fornitura di articoli fondamentali ma di basso valore come i DPI che, d’ora in poi, dovranno essere considerati beni strategici poiché fondamentali per il proseguimento della produzione. 

Un altro punto che dovrà cambiare in futuro riguarda la rivalutazione delle strutture contrattuali soprattutto per quanto concerne gli impegni e i requisiti da modificare. Nello specifico ci sono degli impegni che i fornitori devono rispettare in circostanze come quelle del Covid-19 e che devono essere aggiornate nel quadro contrattuale. Un esempio? Come far fronte ad eventuali cambiamenti repentini dei prezzi ? Che cosa succede se i volumi sono vincolati? Come sono ripartiti i rischi commerciali?

Parlare con il fornitore renderà la supply chain affidabile e rafforzerà le collaborazioni strategiche.

Digitalizzare la supply chain?

Per digitalizzare la supply chain è necessario identificare i fornitori principali e progettare i KPI di rendicontazione e la governance in modo da poter tracciare in tempo reale le scorte dei fornitori e i parametri di produzione in caso si voglia modificare, ridurre o aumentare la produzione. Un altro aspetto su cui concentrarsi riguarda la visibilità, che dovrà essere sempre più ampia e che abbraccerà i fornitori di secondo e terzo livello. Pertanto sarà fondamentale aumentare la visibilità a 360°

Dopo aver tracciato i KPI della supply chain per un certo periodo, si dovranno individuare dei parametri soglia, utilizzando un sistema a semaforo (rosso, arancione, verde), in base al quale il fornitore sia tenuto a segnalarvi eventuali problematiche. In questo modo sarà possibile effettuare una continua rivalutazione del fornitore.

Si tratta di piccole attenzioni e accorgimenti per non trovarsi mai più impreparati, un’occasione da cogliere ora che dovremmo aver compreso la lezione. 

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