Posted On 27 Settembre 2021 By In Supply Chain With 53 Views

Le aziende IT ripensano le pratiche di procurement

La carenza di semiconduttori sta incidendo sull’operatività delle aziende IT che si trovano nella condizione di rivedere le proprie pratiche di procurement. Tra i cambiamenti sicuramente un’aggiunta di flessibilità. Secondo Supply chain dive, fonte di questo articolo, la scarsità di laptop e altre apparecchiature informatiche come i semiconduttori si è evoluta tanto da diventare un problema persistente. Le stime elaborate da Gartner indicano tempi di attesa di circa 120 giorni per alcuni PC aziendali, numeri che sembrano non diminuire nel breve periodo ( si stima che la situazione durerà fino al secondo trimestre del 2022).

Due alternative per ripensare la supply chain

La situazione in cui ci si trova davanti è di scarsità e carenza e le aziende cercano ogni modo per stare al passo, tanto che i CIO si stanno interrogando sulla catena di approvvigionamento. Un contesto multisfaccettato in cui agiscono forze diverse. Da una parte l’effettiva mancanza di semiconduttori, dall’altra tutta una serie di fattori concorrenziali: tensioni geopolitiche e carenza di manodopera nel manifatturiero per esempio.

Ma non solo. Infatti sempre Gartner ha evidenziato la presenza di colli di bottiglia nella fasi di test e packaging, tutti elementi che impediscono alle aziende di rifornirsi di pc e apparecchi tecnologici di diversa natura.

Oltre al lavoro da remoto, sono altre le problematiche che si aggiungo per il reparto IT: la supply chain e la carenza di semiconduttori. I CIO hanno una serie di strategie da seguire per aiutare l’azienda a rispondere al collo di bottiglia, ma tutto si può riassumere e ricondurre al concetto di flessibilità. Per esempio, è possibile ricorrere a fornitori alternativi in caso di necessità. In poche parole, aprire gli orizzonti e andare oltre i solito fornitori principali.

Come fa sapere Glenn O’Donnell, VP and research director di Forrester, addirittura, i problemi della catena di approvvigionamento hanno portato alcune aziende a guardare al mercato secondario delle apparecchiature ricondizionate che possono rispondere alla crisi. Questo succede soprattutto per le aziende più piccole che in questo modo saranno avvantaggiate nel rimanere a galla.

Sopravvivere alla crisi dei chip

Intel: nuovi investimenti

Parliamo subito di numeri: 80 miliardi di euro (in dieci anni) è la cifra che l’azienda Intel ha deciso di destinare in Europa per fronteggiare l’ormai consolidata crisi dei chip.  Pat Gelsinger, amministratore delegato di Intel, ha confermato il piano strategico che prevede la creazione  di due nuovi impianti per la produzione di chip situati in Europa, precisamente nella zona della Baviera. L’obiettivo? Ovviamente fronteggiare la carenza di componenti tecnologiche che sta rallentando il settore tanto dei computer quanto quello dell’automotive.

Produzione in-house

Notizia degli ultimi giorni è anche la volontà di due grandi aziende di arginare il problema della scarsità di chip, producendoli loro stessi. Parliamo prima di tutto di Google che ha deciso di sviluppare in casa i chip per i propri pc e tablet per costituire una propria capacità produttiva.

Ma non è la sola. Amazon, Microsoft, Tesla e Facebook, per citarne alcuni, si stanno impegnando anch’essi in questa direzione con l’obiettivo di rafforzare i servizi cloud. La stessa Apple ha fatto sapere che sostituirà le cpu di Intel nei suoi Mac e che ha già sviluppato propri semiconduttori per gli iPhone. Infine, anche VIVO con il suo processore V1  ha dimostrato di potersela cavare in questa situazione. Dopo un lavoro di circa 24 mesi, finalmente l’azienda ha dato alla luce il processore (per migliorare la qualità delle foto su smartphone)  che sarà installato sul prossimo lancio di VIVO, l’X70. 

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