Posted On 18 Maggio 2022 By In Supply Chain With 96 Views

Le interruzioni della supply chain incideranno sull’elettrico

I semiconduttori sono risorse strategiche per le principali catene del valore industriali. Con la trasformazione digitale stanno emergendo nuovi mercati per l’industria dei semiconduttori, come le automobili elettriche altamente automatizzate, il cloud, l’Internet delle cose, la difesa e i supercomputer.

Per far fronte alla crisi dei semiconduttori, lo scorso febbraio, la Commissione europea ha approvato European Chips Act, un piano che mobiliterà oltre 43 miliardi di euro per la produzione di semiconduttori in Europa, tra fondi pubblici e privati e che stabilirà misure per preparare, anticipare e rispondere rapidamente a eventuali future interruzioni della catena di approvvigionamento, insieme agli Stati membri e ai partner internazionali.

 

I principali obiettivi del Chips Act:

  1. Rafforzare la leadership europea nel campo della ricerca e della tecnologia verso semiconduttori più piccoli e più veloci;
  2. Istituire un quadro per portare la capacità produttiva al 20% del mercato mondiale entro il 2030;
  3. Sviluppare e rafforzare la capacità di innovare nella progettazione, nella fabbricazione e nell’imballaggio di semiconduttori avanzati;
  4. Sviluppare una comprensione approfondita delle catene di approvvigionamento globali dei semiconduttori;
  5. Affrontare la carenza di competenze, attrarre nuovi talenti e sostenere l’emergere di una forza lavoro qualificata.

 

Auto elettriche: obiettivi Ue a rischio

Nonostante le ultime misure, secondo Deloitte la guerra in Ucraina potrebbe prolungare la crisi del mercato auto. “Il quadro globale ha ulteriormente complicato una crisi molto grave del settore impattando ancor di più i costi delle materie prime, disruptions della supply chain e dei vari comparti produttivi. Le prospettive future restano pertanto incerte”, ha dichiarato Giorgio Barbieri, Senior Partner di Deloitte e North & South Europe Automotive Leader.

Per quanto riguarda le materie prime critiche, secondo Barbieri, non si può escludere che il nuovo assetto geopolitico ridisegnato da questa crisi “abbia conseguenze anche su questo fronte, considerata la forte dipendenza dell’industria europea da alluminio, palladio e neon provenienti da Russia e Ucraina e che costituiscono elementi essenziali per la produzione di microchip e semiconduttori per auto di ultima generazione ed elettriche”. Questi aspetti, sottolinea il Senior Partner di Deloitte, possono diminuire potenzialmente la capacità dell’industria di poter soddisfare la domanda e le necessità del mercato dell’auto elettrica e di conseguenza rallenteranno la transizione ecologica.

L’obiettivo della Commissione Europea di arrivare a 30 milioni di veicoli a zero emissioni in circolazione entro il 2030 appare dunque a rischio nonostante il Chips Act. Per Barbieri sarà importante che le istituzioni mantengano un approccio volto a promuovere tutte le tecnologie green, focalizzando il framework legislativo sugli obiettivi di performance ambientale.

“La strada futura verso la mobilità elettrica è ormai tracciata e l’industria italiana deve dimostrarsi all’altezza di questa sfida epocale, puntando sulla capacità del nostro tessuto imprenditoriale (PMI) di fare squadra, sui talenti e sulle competenze, sulle logiche di sistema e sulle sinergie”.

Per quanto riguarda gli impianti produttivi nel nostro paese, la partita decisiva è quella dell’innovazione tecnologica: secondo Barbieri, solo con una crescita sotto questo profilo gli impianti italiani possono guadagnare competitività e mantenere un ruolo di rilevanza nello scenario globale. Un altro aspetto strategico riguarderà poi la capacità di collaborazione fra attori privati e istituzioni pubbliche nel delineare una “politica nazionale dell’auto” orientata a sfruttare sinergie, fare leva su un patrimonio di conoscenze ingegneristiche avanzate per applicarle ai nuovi scenari di mercato, creare distretti e poli di eccellenza, applicare logiche di open innovation volte a valorizzare  il made in Italy.

 

Tesla conferma questa tendenza

Anche il Ceo di Tesla Elon Musk, ha riconosciuto che i vincoli della catena di approvvigionamento e le difficoltà nell’acquisizione di materie prime per batterie potrebbero limitare l’adozione di veicoli elettrici in modo più ampio.

Come si legge su Supply chain dive, Tesla ha affrontato le sfide della catena di approvvigionamento per oltre un anno, tra cui la carenza di chip, i drastici aumenti dei prezzi di alcune materie prime, nonché i recenti focolai di Covid-19 che hanno colpito duramente la sua catena di approvvigionamento e le operazioni di fabbrica.

Le sfide in corso nella catena di approvvigionamento hanno limitato la crescita e la domanda per i suoi prodotti di accumulo rimane superiore alla sua capacità di produzione, ha riferito Musk.

Tesla non è la sola in termini di problemi di catena di approvvigionamento. Gli sviluppatori di impianti solari e di stoccaggio in tutto il paese stanno assistendo a progetti ritardati e cancellati a causa della carenza di manodopera, attrezzature e aumento del prezzo del litio, una materia prima chiave nelle batterie principali attualmente utilizzate per i veicoli elettrici e l’accumulo di energia.

 

 

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