Posted On 28 Giugno 2019 By In Supply Chain With 169 Views

L’impatto della Brexit sulle supply chain

Brexit Supply Chain

Un report di Vuealta mostra come la possibile uscita dall’Unione Europea abbia creato problemi alle catene di approvvigionamento per le imprese, nel Regno Unito e non solo

Brexit “nemica” delle supply chain, e non solo in Uk. La rima, in un certo senso, la serve The Future of the Supply Chain, l’ultimo report redatto dalla società di consulenza Vuealta secondo il quale la possibile uscita dall’Unione Europea ha provocato effetti negativi alle catene d’approvvigionamento per il 50% delle imprese del Regno Unito e per il 18% di quelle statunitensi. Per le società d’oltre Manica, in particolare, la situazione di incertezza legata alla Brexit ha determinato problemi maggiori di quanto non abbiano fatto le catastrofi naturali e gli attacchi informatici negli ultimi cinque anni. Cinque anni che la survey definisce di rottura, di disruption, con ben il 90% di interruzioni delle supply chain causate, oltre che dal clima di instabilità politica ed economica, anche dai conflitti commerciali che hanno toccato e ostacolato gli affari per le aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Un possibile approccio

«Le imprese in Uk vogliono crescere ed espandersi, ma rischiano di vedere le proprie catene di approvvigionamento e di logistica interrompersi a causa di eventi al di fuori del loro controllo. Una situazione di instabilità da affrontare concentrando le risorse su quei fattori gestibili nel presente, con una programmazione e pianificazione delle azioni da intraprendere per essere capaci di rispondere in modo tempestivo agli scenari futuri». Questo il consiglio che Ian Stone, CEO di Vuealta, dà alle aziende del Regno Unito. A riportarlo è un articolo di Lucy Patchett pubblicato su Supply Management. Un suggerimento da mettere in pratica – evidenzia Stone – costruendo in primo luogo un ecosistema di filiera connesso, ponendo l’accento su quei concetti di trasparenza e di collaborazione con i partner che nei prossimi anni saranno fondamentali nelle supply chain di tutto il mondo. «Coloro che saranno in grado di operare in questa direzione porranno le basi per un vantaggio competitivo e potranno guidare la corsa alla ricerca di nuovi mercati».

Non solo Brexit

Un strada utile, quella indicata da Stone, non solo per far fronte alle possibili difficoltà legate alla Brexit (che The Procurement descrive nel dettaglio in questo articolo) ma anche alle complicazioni figlie di altri fattori. Secondo la relazione di Vuealta – che ha coinvolto, in Uk e Usa, oltre mille manager di società con più di 250 dipendenti – a incidere in negativo sulle supply chain, sia per le società del Regno Unito che per quelle statunitensi, negli ultimi cinque anni sono stati anche il fallimento dei fornitori, nel 28% dei casi, i disastri naturali, 27%, l’instabilità politica, 22%, i conflitti commerciali internazionali, 22%, e gli attacchi informatici, 23%.

Proprio in ambito cybersecurity, il rapporto rivela che la maggior parte delle aziende rimaste vittime di problemi di sicurezza informatica si sono rivolte a soluzioni tecnologiche di difesa per contrastare le minacce future, evidenziando però che per quasi la metà delle imprese l’accesso alle informazioni in tempo reale lungo tutta la catena di approvvigionamento costituirebbe un importante tassello per evitare l’insorgere di possibili problemi e migliorare le performance delle proprie supply chain.

La mancanza

«Sapere che un’azienda sta affrontando una certa tipologia di difficoltà consente di reagire di conseguenza, di aggiornare in modo tempestivo i clienti e di attivarsi valutando diverse alternative per arginare gli eventuali impatti». Questo il suggerimento di Vuealta per una trasparenza che rappresenterebbe una via per far fronte anche alle interruzioni legate alle calamità naturali. In questo senso, oltre un terzo dei manager nella survey ha evidenziato come diversificare la propria rete di approvvigionamento utilizzando diverse opzioni di fornitura possa migliorare l’efficienza della propria supply chain. Per farlo, però, serve lungimiranza e la capacità di pianificare azioni preventive: quella che spesso manca a livello di leadership nelle aziende. È quanto emerge dal report in cui quasi la metà degli intervistati ha sottolineato come il proprio gruppo dirigente il più delle volte sia poco attento nel valutare il potenziale impatto di una catastrofe naturale e di un attacco di tipo informatico alla supply chain.

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