Posted On 6 Dicembre 2017 By In Supply Chain With 1494 Views

Spedizioniere e vettore: due realtà distinte?

Riportiamo di seguito l’articolo dell’avvocato Pierluigi Ferri dello Studio legale Faotto Tricarico, pubblicata sul magazine “The Procurement – Supply Chain & Logistics” (Anno 3 Numero 4) nella sezione Legal.

Chissà quante volte nell’organizzare la consegna della merce, vi sarete domandati se fosse meglio incaricare uno spedizioniere o una società di trasporti. Al di là degli aspetti economici che, inevitabilmente influenzano le scelte aziendali, è opportuno sapere che, dal punto di vista giuridico, gli istituti del contratto di spedizione e di trasporto trovano nel codice civile una diversa regolamentazione. Lo spedizioniere, ai sensi dell’art. 1737 c.c., si obbliga a concludere un contratto di trasporto senza provvedere direttamente all’esecuzione dello stesso, divenendo responsabile solo per il mancato adempimento a tale obbligo, mentre il vettore, ai sensi dell’art. 1678 c.c., si obbliga a eseguire direttamente il trasporto assumendo direttamente su di sé il rischio dell’esecuzione.

Il legislatore dell’epoca (rammentiamo che il nostro codice civile risale al 1942) riteneva che l’attività di trasporto dovesse essere eseguita da due soggetti ben distinti; nei decenni successivi l’incremento vertiginoso del commercio e la necessità di una maggiore efficienza e rapidità nei processi di consegna hanno fatto sì che un unico soggetto assumesse entrambi i compiti; siamo dunque al cospetto della figura del cosiddetto “spedizioniere – vettore” che ha assunto sempre maggiore diffusione ed importanza, dato che oltre alla prestazione di trasporto e consegna al destinatario, svolge anche una serie di attività apparentemente “accessorie” di carattere commerciale, amministrativo e fiscale (basti pensare, ad esempio, alle procedure ed oneri per lo sdoganamento delle merci di provenienza extra UE) ma che, in concreto, finiscono con l’essere prevalenti rispetto alla prestazione vera e propria di trasporto.

All’atto pratico accade che lo spedizioniere, talvolta, possa svolgere una serie di prestazioni accessorie che sarebbero di competenza del vettore; si viene a creare una sorta di “zona grigia” che comporta non pochi problemi in merito all’attribuzione delle responsabilità in caso di inadempimento di una o più obbligazioni assunte per l’esecuzione del contratto. Anche la Cassazione ha dovuto fare chiarezza sul punto. Ed infatti con la sentenza n. 14089/2014 gli ermellini hanno precisato che l’oggetto essenziale del contratto di spedizione è la conclusione di un contratto di trasporto da parte dello spedizioniere, per cui se quest’ultimo si impegna ad effettuare prestazioni non rientranti nell’ambito tipico del contratto di spedizione quali il ritiro e la consegna della merce ciò non implica l’acquisizione, da parte sua, della qualità di spedizioniere – vettore ai sensi dell’art. 1741 codice civile, qualità riservata esclusivamente a chi assume anche l’obbligazione di esecuzione del trasporto. Nell’ambito della disamina delle argomentazioni di cui alla predetta sentenza, è stata ritenuta infondata la tesi secondo la quale con la girata della polizza di carico a favore dello spedizioniere quest’ultimo assume anche gli obblighi connaturati al contratto di trasporto. Per la Cassazione la polizza di carico costituisce solo il diritto ad esigere la consegna della merce da parte dello spedizioniere, configurandosi un autonomo diritto di credito rispetto al contratto di trasporto ed agli obblighi conseguenti.

Va dato atto alla Suprema Corte di aver riesaminato la figura dello “spedizioniere – vettore”, priva di specifica definizione codicistica, e di averne ben definito i contorni e limiti, tenendo conto della vitalità e continua evoluzione del settore; nondimeno la Cassazione, ad avviso di chi scrive, invita gli operatori del settore ad una maggiore “chiarezza” a livello contrattuale, con una migliore indicazione degli ambiti di competenza di ognuno dei soggetti.

Avv. Pierluigi Ferri

ferri-tricarico

 

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