Posted On 15 Novembre 2021 By In Supply Chain With 41 Views

Supply chain diversificata: le alternative al “Made in China”

I rischi dell’approvvigionamento unico dalla Cina erano presenti da anni, ma sono aumentati ancora di più durante la pandemia di COVID-19. All’inizio del 2020, le attività di produzione e di fornitura in molte parti della Cina si sono fermate. Gli effetti di questo stop si sono propagati attraverso il Transpacifico agli importatori statunitensi incapaci di procurarsi merci.

A livello di procurement, le conseguenze della pandemia hanno portato alla luce i rischi a lungo termine di avere fornitori primari in una sola regione o nazione.

Mentre la pandemia si estendeva, nessuna destinazione di approvvigionamento era immune. I blocchi venivano revocati in una regione, solo per essere imposti in un’altra. L’approvvigionamento unico dalla Cina, ma allo stesso tempo da una qualsiasi regione rappresentava un pericolo.

Supplychaindive riporta le possibili alternative alla fornitura dalla sola Cina, sottolineando i rischi di un approvvigionamento monolaterale.

 

Fattori di rischio nell’approvvigionamento in Cina

 – Guerre commerciali e tariffe: le tariffe per gli importatori sono aumentate fino al 25% e per ora gli esperti non prevedono una rimozione dei dazi a breve termine.

– Proprietà intellettuale: il furto di proprietà intellettuale è stato uno dei motivi dell’inizio della guerra commerciale e continua a essere un problema tutt’oggi.

– Aumento dei salari: l’esternalizzazione della produzione in Cina ha contribuito a favorire la crescita della sua classe media. Con il fiorire della classe media, sono aumentati anche i salari dei lavoratori e l’aumento del costo del lavoro ha portato all’incremento dei costi complessivi di sbarco.

– Lavoro forzato: gli Stati Uniti continuano a indagare su casi sospetti di lavoro forzato.

– Clima: il carbone è una componente importante della produzione di elettricità in Cina. Il paese consente determinati processi di produzione che sono vietati negli Stati Uniti perché percepiti come inquinanti. Le catene di approvvigionamento devono anche tenere conto dei costi ambientali della spedizione via mare o via aerea. Secondo una stima, l’impatto ambientale è dal 25% al ​​50% superiore rispetto alla produzione negli Stati Uniti.

– Tempi di consegna: i responsabili degli acquisti devono considerare i tempi di produzione, più i tempi di spedizione durante l’importazione dalla Cina, rispetto ad una sede negli Stati Uniti o in America Latina.

– Capacità di trasporto: il panorama del trasporto merci è caratterizzato da bassa capacità e tariffe altissime per il trasporto marittimo e aereo. I porti in Cina, così come nella California meridionale, sono spesso arretrati, creando tempi di consegna ancora più lunghi per gli importatori.

– Epidemia di COVID-19: l’epidemia ha chiuso o limitato le operazioni nei principali hub di trasporto, come lo Yantian International Container Terminal e l’aeroporto internazionale di Shanghai Pudong.

Questa situazione ha spinto i responsabili acquisti statunitensi a diversificare la loro catena di approvvigionamento, con alcune aree geografiche che emergono come dominanti.

 

Le alternative alla sola Cina

Sud-est asiatico

Quando gli Stati Uniti hanno imposto le tariffe della Sezione 301 sulle importazioni dalla Cina, molte aziende hanno guardato al Vietnam.

Il paese ha alti livelli di alfabetizzazione e costi del lavoro relativamente bassi.

Tra le industrie maggiormente in crescita si segnalano quelle dell’elettronica e dei componenti automobilistici.

Inoltre, gli investitori stranieri considerano il Vietnam relativamente stabile politicamente e i diritti di proprietà sono ritenuti più sicuri.

Reshoring

Gli stessi fattori di rischio che hanno spinto a diversificare le catene di approvvigionamento, hanno anche spinto i responsabili acquisti a pensare di tornare agli Stati Uniti. La prossimità consente infatti tempi di transito più brevi, emissioni inferiori e la capacità di promuovere un’etichetta “Made in USA”. I dazi all’importazione non sono più un problema e il costo totale di proprietà è spesso inferiore.

Nearshoring

Il Nearshoring in Messico, invece, è più comune, a causa degli elevati costi di manodopera negli Stati Uniti e in Canada, e può offrire significativi vantaggi in termini di costi rispetto alla Cina.

Tuttavia, gli esperti sottolineano che l’approvvigionamento nelle vicinanze non equivale alla resilienza.

America Latina

Il Messico mantiene il primo posto come partner commerciale con gli Stati Uniti, ma i dirigenti dell’approvvigionamento stanno iniziando a guardare anche ad altre nazioni del Centro e del Sud America.

L’approvvigionamento dall’America Latina offre infatti ulteriori opzioni di trasporto valide. La ferrovia transfrontaliera può trasportare merci dal Messico agli Stati Uniti. La Pan American Highway attraversa l’Alaska fino alla punta del Sud America.

 

Nonostante le diverse opzioni segnalate, sembrerebbe però che le strade riportino in Cina, poiché è difficile concepire una catena di approvvigionamento completamente dissociata da questa potenza mondiale.

Date le ragioni profonde dei rapporti con gli USA, la Cina sarà probabilmente sempre un punto fermo dell’approvvigionamento; tuttavia, questa non può essere una scusa per eliminare la necessità di ridondanza come misura di resilienza.

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