Posted On 9 Giugno 2021 By In Supply Chain With 39 Views

Supply chain e logistica sanitaria: un anno dopo

Che cosa abbiamo appreso dalla crisi che abbiamo vissuto e che ci stiamo ancora portando dietro? A fornire una risposta a questo quesito un recentissimo white paper firmato da DHL che ha riassunto best practice e lezioni da apprendere dopo un anno di pandemia. Come potremo dunque gestire al meglio un futuro shock sanitario? La logistica e la gestione della supply chain sono elementi chiave che vanno pensati e ottimizzati per non ritrovarsi impreparati. La disponibilità e la distribuzione di strumenti chiave per la gestione della pandemia come medicinali e forniture mediche –  vaccini, kit di test, forniture ausiliarie, trattamenti e dispositivi di protezione individuale – dipendono dal loro corretto funzionamento.

Partiamo da cosa è andato bene. Il vaccino è stato sviluppato 5 volte più velocemente di qualsiasi altro nella storia e la sua produzione è aumentata notevolmente. La supply chain è pertanto stata in grado di soddisfare i requisiti della catena del freddo e di garantire l’accesso globale ai vaccini. Cosa invece si può migliorare?

Logistica sanitaria: cosa migliorare

Promuovere una maggiore collaborazione

Tutti i settori e gli Stati devono lavorare insieme per porre fine con successo alla fase acuta di questa pandemia, formando solide partnership e sfruttando il supporto dei dati.

Protezione dei flussi in entrata 

Oltre il 95% delle dosi globali di vaccino COVID-19 viene prodotto in soli 8 paesi e deve essere somministrato in tutto il mondo. È necessaria un’azione sia per il trasporto sia per l’imballaggio.

Preparare l’ultimo miglio per il successo

Se l’obiettivo è quello di distribuire e somministrare circa 10 miliardi di dosi entro la fine del 2021 e di ottimizzare il percorso verso il paziente, si dovrà pensare a come sincronizzare il flusso delle merci, punti di vaccinazione e deposito per ogni contesto locale.

Aumentare la domanda di vaccini

La pandemia si muove, muta, e per questo è necessario che la supply chain sia configurata d’ora in avanti in modo funzionale e che permetta anche nel 2022 e 2023 che si possano distribuire agilmente le dosi previste. Per garantire il successo, si deve essere preparati per volumi elevati di pazienti e vaccini, il mantenimento dell’infrastruttura e della capacità logistica e la pianificazione delle fluttuazioni stagionali.

Per prepararsi a una futura crisi pandemica mondiale, DHL ha anche evidenziato 10 azioni strategiche che governi e stakeholder potrebbero mettere in campo.

Logistica sanitaria: 10 azioni strategiche per governi e stakeholder

  • Prevenzione e identificazione precoce

Istituzionalizzare partenariati e sistemi

Creare e portare a termine un programma integrato di prevenzione delle epidemie

Investire in ricerca e sviluppo mirati per migliorare la diagnostica

  • Contenimento e contromisure

Attuare piani nazionali di contenimento ed escalation

Sfrutta l’app di tracciamento e monitoraggio dei contatti digitali

Stabilire scorte di emergenza e il relativo sistema di emergenza

  • Capacità di distribuzione del farmaco

Mantenere la capacità di produzione “sempre pronta”

Definire il piano di ricerca, produzione e approvvigionamento per la diagnostica, le terapie e i vaccini

Mantenere ed espandere le capacità di implementazione per diagnostica, terapie e vaccini

Non solo DHL ha riflettuto sull’andamento della logistica sanitaria, anche Generix Group, attraverso il suo blog, ha delineato alcune lacune della supply chain nei confronti della crisi sanitaria. Da quello che si evince, sembrano ben 4 le sfide da dover affrontare e risolvere il prima possibile:

 

  1. Mancanza di visibilità: che si è tradotta in rallentamenti, dovuti anche a contesti normativi poco chiari e mutevoli, e in generale in una situazione di stallo in cui è difficile capire e avere una visione completa sui propri fornitori. Questo impedisce anche di non poter rispondere prontamente a un problema. Cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione? Generix parla di rafforzare la comunicazione, trasparenza e lavoro collaborativo con tutti gli attori della supply chain, collaborare con altre aziende del settore per essere unite di fronte alle amministrazioni pubbliche e infine dotarsi di strumenti di previsione.
  2. Necessità di flessibilità e agilità: nella supply chain è importante sapersi dimostrare sempre al passo con i tempi e con l’andamento volatile del mercato. Per questo per modulare la propria azione, le aziende devono imparare ad adattare l’attività aziendale per rispondere ai vincoli e alle sfide dell’emergenza ma anche modificare l’approccio adottato fino ad ora e quindi aprirsi a una modalità di lavoro just in time, cross docking per ridurre gli stock e l’ottimizzazione della gestione dello stock.
  3. Abbattere il gap digitale: significa velocizzarsi in fretta per non perdere preziose occasioni. E questo si deve riflettere sia nella creazione di supporti digitali, sia nell’ideazione di servizi nuovi pensati appositamente per il canale digitale. Ma non solo. Fondamentale sarà anche poter gestire i propri livelli di stock in tempo reale e ripensare il modo in cui si comunica e si assiste il cliente.
  4. Reshoring: di cui vi abbiamo parlato anche noi qui, è una pratica che molte aziende stanno valutando per evitare l’insorgere di rischi logistici causati dalle lunghe distanze e dalle tempistiche che possono portare a problemi tra i diversi attori della supply chain. Per questo il rimpatrio in Europa o in Italia è un’opzione sempre più quotata e che richiede prima di tutto di individuare quali prodotti o attività ricollocare in patria, puntare a collaborazioni settoriali per condividere gli oneri finanziari legati al reshoring e, infine, richiedere sostegno allo Stato per ultimare il passaggio definitivo.

 

 

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