Posted On 20 Giugno 2022 By In Supply Chain With 46 Views

Transizione energetica: l’importanza delle materie prime critiche

Il passaggio da un’economia basata su fonti energetiche fossili ad una basata sull’energia pulita non sarà un processo indolore. Per mantenere i consumi ai livelli attuali, abbandonando gradualmente le fonti più inquinanti, sarà necessario un largo consumo di altri tipi di risorse ed energia non sempre privi di problemi di impatto ambientale.

Per diventare climaticamente neutra, efficiente dal punto di vista energetico e più competitiva nell’era digitale, l’Unione europea avrà bisogno di materie prime critiche come il litio e il cobalto per produrre batterie e motori elettrici. Queste tecnologie consentono lo sviluppo di vari settori strategici: energie rinnovabili, auto elettriche e tecnologie digitali.

Le supply chain globali già da tempo in difficoltà sono state ulteriormente colpite dalla pandemia di Covid-19, portando alla carenza di materie prime critiche in Europa e lasciando il settore ad affrontare molteplici sfide per garantire l’accesso alle risorse.

I paradossi della transizione

Per una reale transizione energetica, di passaggio a economie basate su un basso impatto ambientale, oggi più cha mai esiste la necessità di materie prime critiche, anche dette critical raw materials (CRM). Queste materie prime sono e saranno indispensabili per sostenere lo sviluppo e la diffusione su larga scala di tecnologie verdi, e lo sono già da tempo riguardo quelle digitali.

Attualmente, l’Ue fa ampio affidamento sulle importazioni di materie prime come manganese, cromo, cobalto e rame. Le materie prime critiche sono spesso di provenienza mineraria, sono cioè materiali e metalli estratti nelle miniere. L’estrazione di minerali, anche a causa di scarsi investimenti in innovazione negli ultimi anni, è ancora oggi ad alte emissioni.

In poche parole, per l’approvvigionamento delle risorse per una economia green risulta ancora necessario rifarsi a tecniche di accaparramento non del tutto sostenibili e sicure. In questo paradosso, il rischio è quello di spostare semplicemente i problemi lungo direttrici diverse della value chain dei prodotti.

Numeri e problemi

La domanda di molti di questi materiali sta aumentando a un ritmo accelerato a livello globale, il che potrebbe mettere in discussione l’implementazione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, a causa di probabili colli di bottiglia. Un esempio è la crisi dei semiconduttori, causata dall’aumento della domanda di silicio che ha superato ampiamente l’offerta, determinando un blocco nella fornitura di prodotti realizzati con questo materiale.

Lo Special Report Minerals in Clean Energy Transitions, pubblicato dalla IEA all’inizio di maggio 2021, affronta le criticità che potranno emergere se non verranno trovate soluzioni. Le quote necessarie per soddisfare il fabbisogno di nuove tecnologie faranno crescere in modo significativo la domanda complessiva di molti minerali. Sebbene il mercato possa spostarsi verso tecnologie eoliche o fotovoltaiche che richiederanno materiali meno critici, si prevede che la domanda della maggior parte delle materie prime utilizzate in queste tecnologie aumenterà entro il 2030. Nel corso dei prossimi due decenni la transizione green potrebbe arrivare ad assorbire il 40% del mercato mondiale del rame e delle terre rare, il 60-70% nel caso di nichel e cobalto e quasi il 90% per il litio.

Oltre a rappresentare un problema da un punto di vista della stessa sostenibilità che si vuole raggiungere, questi materiali presentano anche delle sfide per il rispetto dei diritti umani e la pace poiché spesso il loro approvvigionamento è interconnesso a conflitti o contese. In questo senso, c’è il rischio che in futuro le mineral wars soppiantino le cosiddette oil wars sul fronte della competizione geopolitica.

Innovazione, due diligence e riciclo

L’innovazione tecnologica e il ricorso al riciclo potranno contribuire ad affrontare e superare queste nuove sfide critiche. La quantità di litio per kWh nelle batterie, ad esempio, è destinata a dimezzarsi entro il 2030. Tesla ha deciso di eliminare il cobalto e il nichel, passando a batterie LFP (litio, ferro, fosfato) e si stanno sperimentando motori elettrici che non impiegano terre rare – presenti in particolar modo in Cina, leader nel settore.

Per le criticità dell’estrazione da qualche anno alcuni stati, agenzie internazionali ed enti del settore privato hanno introdotto leggi e linee guida per frenare il flusso di minerali provenienti da zone di conflitto e promuovere supply chain più etiche. Un esempio in tal senso è la guida dell’OCSE sulla due diligence per le catene di approvvigionamento responsabili di minerali provenienti da aree ad alto rischio. In linea con i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, la guida dell’OCSE fornisce un quadro per le aziende che operano in contesti di fragilità per condurre la due diligence sulla loro catena di approvvigionamento, valutando i potenziali rischi, prevenendo e mitigando i rischi identificati e adottando un piano di risk management.

Una strategia efficace per l’approvvigionamento di materie prime critiche aiuterebbe a rafforzare l’ecosistema industriale dell’Ue e a mantenere i posti di lavoro nell’industria manifatturiera. Il passaggio a un’economia maggiormente circolare potrebbe, inoltre, creare un aumento netto di 700,000 posti di lavoro nell’Ue entro il 2030.

 

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