Posted On 12 luglio 2016 By In Srm With 570 Views

L’azienda che vorrei. Generazione FM

Articolo presente sul magazine “The Procurement” (Anno 1 Numero 1) a cura del Centro Studi IFMA Italia. –
Le persone chiedono di poter condividere i bisogni del business, di costruire relazioni e networking in modo sempre più spinto, creare un ambiente più smart e meno costoso, dare valore alle differenze e alla “cultura aziendale”, lavorare costantemente sul team building e sui concetti di fiducia, trasparenza e tenacia.

Il futuro è già qui!” Con questa frase si è conclusa la conferenza sull’anteprima de “l’azienda che vorrei”, che si è tenuta presso il Palazzo delle Stelline a Milano, durante il Facility Management Day.

Proprio così, perché i risultati della ricerca ci portano fondamentalmente due dati: che cambiano le modalità con le quali valutiamo il valore di un’azienda (la “vision aziendale”, il 45%) e che il concetto di “lavoro flessibile” si è spinto fino a far desiderare alle persone di poter lavorare, almeno parzialmente, da casa.

La ricerca condotta da IFMA Italia tra settembre e ottobre 2015 ha agganciato l’interesse di una categoria di rispondenti di profilo medio-alto (il 47% del campione è “quadro” o dirigente), perlopiù maschile (il 59%), appartenenti ad aziende medio grandi (il 58% dei rispondenti lavora in aziende con più di 250 dipendenti). Il 76% ha un’età maggiore di 39 anni e il 90% passa almeno 6 ore in ufficio.

Questo profilo ci dà lo spunto per tratteggiare un ritratto di quella che sarà l’azienda di domani, la sua organizzazione e il suo modo di intendere l’attività produttiva, ma si tratta di un domani che è davvero già dietro la porta (ricordiamo, i ¾ del campione ha più di 39 anni) e che rischiamo di superare ancor prima che qualcosa all’interno delle nostre organizzazioni possa essere cambiato (le esigenze cambiano repentinamente, le organizzazioni sono molto lente nel prendere decisioni).

I risultati della ricerca ci danno lo spunto per capire come deve cambiare, a questo punto inesorabilmente, il ruolo del Facility Manager. È davvero il suo momento: il cambiamento è anzi già avvenuto e sempre più l’attenzione si sposta dai servizi di supporto al business e all’immobile ai servizi al workplace, ovunque esso sia.

Fig.2

 

 

 

 

 

 

 

 

La maggior parte dei rispondenti ha scelto l’opzione secondo la quale l’azienda dovrebbe investire in maggior tecnologia per dare maggior peso alla flessibilità lavorativa e poter lavorare alcuni giorni da casa. Prevale l’idea di azienda futura nella quale si prediliga un modello di “ufficio virtuale” a discapito di quello elegante situato al centro delle principali città.

Fig.1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto questo ci trasmette una dematerializzazione del compito del Facility Manager che sempre più si deve spingere oltre il confine fisico dell’edificio e dell’azienda per varcare quelli più legati al concetto di servizio allo scopo di cogliere nuove opportunità per il proprio mestiere e la propria professionalità e per il business principale e distintivo della propria azienda.

Il concetto di servizio è la vera chiave di volta, visto come “esperienza” più che come una sequenza di attività all’interno di una pianificazione.

Il ruolo diventa quello di “Governatore” delle informazioni che sempre più devono scorrere veloci e senza “veli”. La relazione all’interno e all’esterno della propria organizzazione è l’elemento chiave. Il Facility Manager dunque non è solo traghettatore del cambiamento ma soprattutto sviluppatore di nuove idee, potendo però disporre di un costante aggiornamento sugli obiettivi e sugli orientamenti degli stakeholder in modo da poter anticipare i “bisogni” del business.

Le persone, è ciò che emerge dalla ricerca, chiedono di poter condividere i bisogni del business, di costruire relazioni e networking in modo sempre più spinto, creare un ambiente più smart e meno costoso, dare valore alle differenze e alla “cultura aziendale”, lavorare costantemente sul team building e sui concetti di fiducia, trasparenza e tenacia.

È per questo motivo che chiudiamo con la frase di inizio: IL FUTURO È GIÀ QUI