Posted On 31 marzo 2016 By In Sustainability With 658 Views

17 aprile, al via il referendum trivelle: cosa succede se vince il SI e cosa succede se vince il NO

Sarà domenica 17 aprile il giorno in cui gli italiani saranno chiamati al voto per il referendum sul tema delle trivelle: Perchè votare Sì? Perchè scegliere il No?

Il dibattito sul tema delle trivelle nei prossimi giorni si farà sempre più accesso. Proviamo a capire le ragioni del sì e le ragioni del no
Qual è il quesito del Referendum?
Il quesito referendario proposto ai cittadini sarà il seguente: …. “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?
Il referendum chiede dunque se si vuole cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine (soglia limite introdotta nel 2010 dal cosiddetto “Decreto Prestigiacomo”), riferendosi alle attività estrattive già in corso.
Se dovesse vincere il Sì, alla scadenza naturale della concessione, le compagnie petrolifere non potranno rinnovare la licenza anche se i giacimenti non sono ancora esauriti.
Se dovesse vincere il No invece, alla scadenza delle concessioni le compagnie petrolifere potranno chiedere un prolungamento dell’attività, continuando ad estrarre gas o petrolio fino all’esaurimento completo del giacimento.
Le ragioni del SI
Proteggere la fauna marina e l’ambiente in generale.
Prevenire eventuali incidenti, che, in un mare chiuso come il Mediterraneo, possono provocare un disastro ambientale di non poco conto.
La concessione senza tempo viola le regole sulla libera concorrenza. Per Enzo Di Salvatore, costituzionalista, la norma è “palesemente illegittima in quanto una durata a tempo indeterminato delle concessioni viola le regole sulla libera concorrenza”. La direttiva Ue 94/22/CE, infatti, afferma che “la durata dell’autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa è stata concessa”.
Le ragioni del NO
Non perdere investimenti e posti di lavoro. L’uso degli impianti porterebbe a migliaia di licenziamenti.
Le statistiche dei possibili incidenti sono bassissime. Basta guardare i numeri: dal 1950 si contano solo tre incidenti, di cui solo uno in mare aperto, nel 1965 a Porto Corsini.
Promuovere l’indipendenza energetica dell’Italia. Alcuni studi dimostrano che la quantità di petrolio presente nei nostri mari ammonterebbe a circa 700 milioni di tonnellate (Il consumo annuale italiano invece, si assesta sui 58 milioni di tonnellate).