Posted On 26 settembre 2016 By In Sostenibilità, Sustainability With 623 Views

I giovani preferiscono il cibo green

In questo articolo a cura di Go Green, è interessante analizzare come l’attenzione all’ambiente, le scelte di vita sostenibili e di conseguenza le tendenze alimentari dei giovani d’oggi, possano influenzare il settore acquisti e la supply chain. I giovani consumatori virtuosi infatti prediligono sempre di più prodotti locali e genuini, facendo attenzione a chi sono i produttori e al percorso della filiera di produzione.

 La domanda di prodotti a basso impatto ambientale è in crescita: la sensibilità green dei consumatori deve dunque necessariamente trovare riscontro nelle scelte di produttori e distributori. Le aziende pronte agli “adeguamenti green” saranno le prime a trarre benefici.

I giovani, i cosiddetti millennials (nati fra il 1982 e il 2000), sono sempre più coscienti che le scelte alimentari impattano sull’ambiente. Secondo una ricerca realizzata dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (su un campione di oltre 800 ragazzi tra i 18 e i 30 anni in tutte le regioni italiane), 6 ragazzi su 10 hanno un atteggiamento positivo nei confronti della sostenibilità (62%) e considerano le diete sostenibili sicure dal punto di vista nutrizionale (73%) e senza particolari ripercussioni sulla vita sociale (64%).

I giovani, proprio per questo atteggiamento coscienzioso volto a invertire il trend del cambiamento climatico, sono stati definiti dal New York Times “climatariani”. Cereali, olio di oliva, frutta e verdura sono le loro prime scelte, seguite da carne bianca e latticini, legumi e infine affettati e carni conservate, carni rosse e dolci. Meno gettonati uova, pesce, bevande zuccherate e grassi. Non solo, proprio nell’ottica di ridurre al minimo l’impatto ambientale, preferiscono i cibi prodotti localmente (per risparmiare l’energia spesa nel trasporto), scelgono la carne di maiale e il pollame piuttosto che quella di manzo e agnello (per ridurre le emissioni di gas) e utilizzano ogni parte dell’alimento così da limitare gli sprechi.

Il 61% degli intervistati pensa, però, che queste scelte siano anche “poco sostenibili” da un punto di vista economico, oltre ad avvertire una mancanza di prodotti alternativi (43%). Per Barilla però si tratta di un’errata convinzione, perché sia gli studi internazionali che una analisi basata sulle informazioni della banca dati dell’Osservatorio dei Prezzi italiano relative al mese di aprile 2015 dimostrano che mangiare sano non costa di più: un menù vegano e uno vegetariano presentano un costo pressoché equivalente tra loro sia a Milano sia a Napoli, mentre quello a base di carne risulta più caro di oltre 0,85 euro al giorno. Se poi si combina il menù con carne e quello vegetariano, i risultati mostrano che si arriva a risparmiare quasi 4,50 euro alla settimana, più di 230 euro all’anno.

Sul fronte della lotta allo spreco, il 59% dei millennials dichiara di “comprare solo quello che prevede di consumare”, il 70% controlla bene le date di scadenza sia quando acquista sia quando ordina i prodotti nel frigo e nella credenza. Inoltre 6 giovani su 10 dichiarano di riutilizzare gli avanzi di cibo e di limitare il consumo di cibi a maggior impatto ambientale come carne, uova e formaggi.

Se, invece, andiamo ad analizzare le azioni green che quotidianamente i giovani mettono in atto (al di là delle scelte alimentari) scopriamo che la raccolta differenziata è la pratica più diffusa. Seguono l’acquisto di frutta e verdure di stagione, scelta portata avanti soprattutto dalle ragazze un po’ più grandi di età e che vivono nelle regioni del Sud Italia. Poco dopo troviamo la riduzione degli sprechi (usano solo lampadine a risparmio energetico) e il risparmio idrico ed energetico (limitano il consumo di acqua).

A cura di GoGreen