Posted On 11 aprile 2016 By In Sustainability With 687 Views

La scuola scopre il mobility manager

La Legge 221 del 28 dicembre 2015, “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, entrata in vigore il 2 febbraio 2016, presenta alcune novità per il settore scolastico. Vediamo quali sono.

L’articolo 5 comma 6 prevede che il Ministro dell’istruzione emani, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, dopo essersi consultato con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, specifiche linee guida perché in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nell’ambito della loro autonomia amministrativa ed organizzativa, si scelga la figura del mobility manager scolastico.

Il mobility manager scolastico è scelto su base volontaria e senza riduzione del carico didattico, in coerenza con il piano dell’offerta formativa, con l’ordinamento scolastico e tenuto conto dell’organizzazione didattica esistente ed è individuato tra il personale docente.

Compiti del mobility manager scolastico sono i seguenti:

organizzare e coordinare gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli alunni;
mantenere i collegamenti con le strutture comunali e le aziende di trasporto;
coordinarsi con gli altri istituti scolastici presenti nel medesimo comune;
verificare soluzioni, con il supporto delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su gomma e su ferro, per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi;
garantire l’intermodalità e l’interscambio;
favorire l’utilizzo della bicicletta e di servizi di noleggio di veicoli elettrici o a basso impatto ambientale;
segnalare all’ufficio scolastico regionale eventuali problemi legati al trasporto dei disabili.

Le linee guida sono altresì finalizzate ad assicurare:

l’abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico;
la riduzione dei consumi energetici;
l’aumento dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione stradale;
la riduzione al minimo dell’uso individuale dell’automobile privata e il contenimento del traffico.

Quanto previsto dal comma 6 deve essere realizzato senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Per questa nuova figura si prevede lo stanziamento di 35 milioni di euro da destinare al programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro.

Saranno finanziati progetti predisposti da uno o più enti locali e riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretti a incentivare iniziative di mobilita’ sostenibile, incluse iniziative di:

– piedibus;
– car-pooling;
– car-sharing;
– bike-pooling;
– bike-sharing.

I progetti sono finalizzati anche alla realizzazione:

di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta;
di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili;
di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro, anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria.

I commi 4 e 5 dell’articolo 5 poi intervengono sull’infortunio in itinere, rientrante nella categoria generale dell’assicurazione sugli infortuni sui luoghi di lavoro.

Si chiarisce che se l’evento infortunistico si verifica a seguito dell’utilizzo della bicicletta nel percorso casa-lavoro, è sempre configurabile come infortunio in itinere e perciò indennizzabile.
Gli artt. 16, 18 e 19 dettano disposizioni per agevolare il ricorso agli appalti verdi, per l’applicazione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici e in quelli per le forniture e negli affidamenti di servizi.

A cura di [GoGreen].