Posted On 9 novembre 2015 By In Sustainability With 544 Views

Orientamento GREEN per il 42% delle imprese in Italia

È stata presentata martedì 3 novembre, nella sessione di apertura degli Stati Generali della GREEN Economy, organizzati dal Consiglio Nazionale della GREEN Economy, la relazione realizzata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
La relazione è articolata in tre parti: la prima presenta i risultati di un’indagine sulle imprese della GREEN economy in Italia, la seconda disegna un quadro delle tematiche strategiche e la terza fornisce dati e spunti internazionali.
Nella prima parte sono prese in esame le aziende che producono beni o servizi ambientali (core GREEN) e quelle che hanno adottato modelli GREEN di gestione (go GREEN) in quattro settori: industria, agricoltura, edilizia, commercio-servizi.
In Italia il 42% delle imprese ha un orientamento GREEN. Di queste, le imprese che producono beni o servizi ambientali (core GREEN) rappresentano il 27% delle imprese italiane. Tra i settori, il maggior numero di imprese core GREEN si registra in agricoltura (40,6%), nell’industria (35,4%), nell’edilizia (38,8%), dove ormai sono tante le aziende specializzate in riqualificazioni energetiche o soluzioni per la bioedilizia. Per le imprese che hanno adottato modelli GREEN di gestione (go GREEN), che rappresentano il 14,5% del totale delle imprese italiane, il numero più alto si trova nell’industria (25,8%), mentre l’agricoltura rappresenta il 15,5%.
I numeri mostrano anche un’evidente diminuzione occupazionale del settore delle fonti rinnovabili, dovuto ai continui ripensamenti sugli incentivi che, in assenza di ogni programmazione, hanno fatto fallire molte imprese e scoraggiato gli investimenti. Un percorso opposto a quello dei tedeschi che hanno programmato la diminuzione degli incentivi permettendo al sistema industriale di organizzarsi.
Nel 2014, in Italia, c’è stato un calo del 71% degli investimenti in rinnovabili provocato dal taglio retroattivo degli incentivi. Il rallentamento era iniziato nel 2013, ma nel 2014 si è registrato un vero e proprio crollo che, secondo i dati provvisori dei primi mesi, è proseguito anche nel 2015. Le perdite maggiori hanno riguardato il fotovoltaico (da 9.303 megawatt nel 2011 a 424 megawatt nel 2014) e l’eolico (da 1.183 megawatt nel 2012 a 142 megawatt nel 2014).
Dopo aver guadagnato molte posizioni in pochi anni nel campo delle rinnovabili, il rischio ora per l’Italia è di perdere il passo dell’innovazione in campo energetico proprio mentre ci si attende un’accelerazione a livello globale, sotto la spinta della necessità di rallentare il cambiamento climatico provocato dall’abuso di combustibili fossili. Per questo le 64 associazioni di impresa che aderiscono al Consiglio nazionale della GREEN economy hanno chiesto maggiore coerenza nella programmazione del futuro energetico e hanno firmato un appello per arrivare a una conclusione positiva della conferenza Onu che si aprirà il 30 novembre a Parigi. Tra gli obiettivi “una riforma della fiscalità ecologica, introducendo una carbon tax ed eliminando i sussidi dannosi per l’ambiente, a cominciare da quelli alle fonti fossili, stimati dall’Agenzia internazionale dell’energia, a livello mondiale, in 510 miliardi di dollari nel 2014”.