Posted On 14 gennaio 2016 By In Sustainability With 534 Views

Sostenibilità e territorio fanno business

a cura di Luca Guzzabocca | General Manager Right Hub .
Credenti o non credenti, il messaggio di Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Si’” è molto chiaro e concreto: l’uomo agisca nel rispetto dell’ambiente e della comunità, anche nel lavoro e lungo le catene di produzione e fornitura.

Pensiamo ad esempio al settore abbigliamento, dove lo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse naturali genera un “debito” di sostenibilità molto alto. Esprimendo una brutalità che agli occhi di una (larga?) parte del mondo è apparsa solo col disastro del Rana Plaza. Ma che, senza ipocrisia, si riscontra anche in situazioni geograficamente a noi molto più vicine, come nella “Chinatown” di Prato.
Proprio in questo settore c’è una piccola realtà Italiana, una cooperativa sociale già molto nota e consolidata, che incorpora tutti gli aspetti di business sostenibile: valorizzazione della comunità, rispetto dei lavoratori nella filiera di produzione, utilizzo di materie prime e materiali a basso impatto ambientale. Si chiama Cangiari, dal 2009 primo marchio di moda eco-etica di fascia alta in Italia.
Cangiari in dialetto calabrese significa “cambiare”. E di vero cambiamento si tratta, non solo economico ma di stili di vita e di modelli di produzione.
Gli abiti prodotti sono tutti in tessuti naturali, lana bio, ginestra, seta cruelty-free (con i bozzoli lavorati salvando il baco), e realizzati attraverso telai a mano, riproducendo forme e disegni dell’antica tessitura grecanica e bizantina. La filiera di produzione è totalmente “made in Italy”, formata dalle cooperative sociali del Gruppo Cooperativo GOEL (rete Cgm), che operano per il riscatto di un territorio su cui gravano come macigni la criminalità organizzata e la disoccupazione giovanile (al 75%).
La prova che il modello Goel funziona è nei risultati di business, con un centinaio di occupati e circa 5 milioni di euro di fatturato l’anno. Ed è proprio la sostenibilità, l’etica, a sostenere e fare business. Lato impatto sociale, infatti, redditi dignitosi hanno permesso alle donne di rimettere in moto gli antichi telai per realizzare prodotti preziosi, che tramandano storia e tradizioni uniche. Lato impatto ambientale, si utilizzano solo materiali e colorazioni biologiche (i tessuti sono certificati Gots-Global Organic Textile Standard), unendo ricerca e innovazione nel massimo rispetto dell’ecosistema e della salute di chi indosserà quegli abiti. Sostenibilità a 360°, dunque, che esalta lo stile unico del “made in Italy”. Anzi, del “made in Calabria”.
Il progetto ha entusiasmato Santo Versace, che dopo averlo severamente testato ha scelto Cangiari come fornitore per l’altissimo livello di qualità artigianale garantito. Che nasce appunto dall’attenzione costante alla dignità del lavoro, all’equità, alla sostenibilità. A quella ricerca del bene comune che genera valore, anche economico.