Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato nuove azioni per rafforzare le catene di approvvigionamento americane, ridurre i costi per le famiglie e proteggere i settori chiave.

Con il Supply Chain Resilience Center (SCRC) si pone l’obiettivo di stimolare partenariati pubblico-privato per affrontare al meglio le possibili interruzioni e mitigare i rischi.

Supply Chain Resilience Center

Il Supply Chain Resilience Center (SCRC) del Dipartimento per la sicurezza interna è una partnership intergovernativa il cui scopo è collaborare con il settore privato per mitigare i rischi. Sarà dedicato a garantire la resilienza per le infrastrutture critiche necessarie per fornire servizi essenziali e le priorità a breve termine includeranno la gestione dei rischi della supply chain derivanti dalle minacce e dalle vulnerabilità all’interno dei porti. Inoltre, nel 2024, in collaborazione con altre agenzie federali e governi stranieri, il DHS, faciliterà almeno due esercitazioni da tavolo progettate per testare la resilienza delle catene di approvvigionamento critiche transfrontaliere. Il nuovo organismo pubblicherà un rapporto annuale sulle vulnerabilità nei porti, supervisionando la pianificazione degli scenari per aiutare a mitigare le minacce. Un’altra parte del lavoro dell’SCRC è garantire che venga data priorità ai finanziamenti CHIPS e Science Act, per la fornitura di apparecchiature per la produzione di semiconduttori.

L’amministrazione Biden è anche pronta a investire 653 milioni di dollari per finanziare 41 progetti di miglioramento dei porti nazionali, come parte del Programma di sviluppo delle infrastrutture portuali. “Tutto, dal cibo che mangiamo alle auto che guidiamo, al legname e all’acciaio utilizzati per costruire le nostre case, passa attraverso i porti americani, rendendoli alcuni degli anelli più critici nella catena di approvvigionamento della nostra nazione”, ha dichiarato il segretario ai trasporti degli Stati Uniti Pete Buttigieg. “Questi investimenti contribuiranno ad espandere la capacità e ad accelerare il movimento delle merci attraverso i nostri porti, contribuendo a un’aria più pulita e a un maggior numero di posti di lavoro ben retribuiti”. L’investimento fa parte del più grande finanziamento dedicato ai porti e alle vie navigabili nella storia degli Stati Uniti, con un totale di quasi 17 miliardi di dollari stanziati come parte della legge bipartisan sulle infrastrutture.

Oltre il reshoring 

L’approccio di portare le operazioni produttive più vicine ai confini degli Stati Uniti o dentro i confini, investendo anche sui porti, ha catalizzato una crescita economica stimata a circa il 3,5% nel corso dell’anno in corso, con previsioni di ulteriori incrementi. La tendenza al friendshoring/reshoring, che riporta le attività produttive e manifatturiere in paesi alleati o all’interno del territorio nazionale, offre diversi vantaggi: la riduzione dei tempi di consegna, il controllo della qualità, e la più semplice conformità normativa. Tuttavia, i costi operativi più elevati e le limitazioni delle risorse potrebbero minare in parte i vantaggi derivanti da questa scelta.

L’evoluzione delle dinamiche economiche globali e la ricerca di maggiore resilienza operativa hanno spinto molte imprese a considerare approcci diversificati alla catena di approvvigionamento. L’idea di un approccio “allshore”, che combina con sapienza offshoring, reshoring e nearshoring, emerge come un paradigma pratico e adattabile che le imprese potrebbero adottare per sfruttare al meglio le opportunità e minimizzare i rischi.

Fonte: New York Fed Global Supply Chain Pressure Index

Lo stress sulla catena di approvvigionamento si è attenuato sensibilmente nell’ultimo anno. Nell’ottobre 2023, le pressioni misurate dalla Fed di New York sono diminuite da livelli quasi record a un minimo storico, contribuendo a ridurre l’inflazione.

Il giusto equilibrio

In conclusione, abbiamo visto a più riprese come il reshoring offra controllo e qualità, il nearshoring offra una combinazione di efficienza e riduzione dei rischi. Le imprese, esplorando gli equilibri tra questi approcci, possono trovare il giusto mix che massimizzi profitti ed espansione economica. L’offshoring però rimane ancora uno strumento utilizzato visti i minori costi di produzione in alcuni paesi. Iniziative come quelle dell’amministrazione Biden cercano però di competere con questa attrattività attraverso investimenti ingenti, nel tentativo di rafforzare le catene logistiche e il mercato interno al paese.

Ma la chiave per il successo sarà anche la capacità di adattare tali strategie alle specifiche esigenze e alle mutevoli dinamiche del mercato. Nel contesto di uno scenario internazionale in mutamento, seppure queste partnership avranno degli effetti positivi nel medio o lungo periodo, potranno essere una chiave sempre più sfruttata dagli stati per perseguire il proprio benessere mitigando gli imprevisti e le interruzioni ma chiudendoli al loro interno. Strategie di partnership pubblico-privato come queste, per l’anatomia della globalizzazione che abbiamo osservato finora, corrono il rischio di cambiare le regole del gioco.