Mentre il World Economic Forum si riunisce a Davos dal 19 al 23 gennaio 2026, uno dei temi più urgenti riguarda la crescente fragilità delle catene di approvvigionamento alimentare globali. Pressioni geopolitiche, crescita demografica, impatti climatici e degrado della natura mettono a dura prova un sistema progettato per un mondo stabile e prevedibile, rivelandone limiti strutturali e vulnerabilità operative.
In questo contesto si inserisce il nuovo white paper pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Bain & Company e dalla First Movers Coalition for Food (FMC for Food), intitolato “First Movers Coalition for Food: CEO Lessons for the Future of Food Procurement”. Il documento fornisce una visione strategica del procurement alimentare, mostrando come le decisioni di oggi influenzeranno la resilienza dei sistemi alimentari domani.
La fine della stabilità e la nuova urgenza
Il rapporto evidenzia che l’era della stabilità nelle catene alimentari è terminata. Shock finanziari, tensioni geopolitiche, eventi climatici estremi e cambiamenti nei comportamenti dei consumatori rendono il contesto imprevedibile. Le aziende devono adattarsi rapidamente, e la funzione procurement non può più essere un semplice ufficio operativo: deve diventare un driver strategico, capace di garantire continuità di fornitura, sostenibilità e tutela dell’ambiente.
Come sottolineano Børge Brende, Presidente e Ceo del WEF, e Ramon Laguarta, Presidente e Ceo di PepsiCo, le soluzioni tecniche esistono già: agricoltura rigenerativa, gestione efficiente dell’acqua e tecniche a basso contenuto di metano nelle risaie sono pronte per essere ampliate. Il vero ostacolo resta la leadership dalla domanda: servono segnali di mercato forti e credibili che sblocchino finanziamenti, coordinino i partner della filiera e diano ai produttori la fiducia per investire su larga scala.
Agricoltura intensiva, cambiamenti climatici e natura
Il white paper richiama anche i limiti dell’agricoltura industriale. Secondo dati FAO e IPCC, l’agroalimentare contribuisce a circa un terzo delle emissioni globali di gas serra e rappresenta uno dei principali fattori di deforestazione tropicale. Questi problemi hanno ricadute immediate sui mercati: nel 2025 i prezzi del caffè hanno raggiunto livelli prossimi ai massimi storici, colpiti da siccità in Brasile e Vietnam, paesi chiave per la produzione globale.
La gestione delle catene alimentari deve quindi bilanciare tre priorità economiche fondamentali – qualità, disponibilità e costo – senza trascurare la continuità di fornitura, le esigenze di sostenibilità e la protezione della natura.
La First Movers Coalition for Food: trasformare il procurement in leva strategica
Per affrontare questi rischi, il WEF promuove la First Movers Coalition for Food, un’alleanza di circa 60 grandi aziende con un fatturato complessivo vicino a 1.000 miliardi di dollari. L’obiettivo è usare il potere d’acquisto per accelerare la transizione verso filiere più resilienti e sostenibili.
Alcuni risultati concreti mostrano che il cambiamento è possibile:
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Nestlé ha approvvigionato oltre il 20% dei suoi ingredienti da agricoltura rigenerativa.
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PepsiCo ha ottenuto circa due terzi delle principali materie prime da fonti sostenibili.
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Oltre il 50% dei membri ha fissato obiettivi specifici per agricoltura rigenerativa, e la maggior parte punta a ridurre le emissioni Scope 3 e a garantire filiere senza deforestazione.
Il documento mostra anche come i Ceo e i leader aziendali possano usare il procurement strategico per gestire rischi, accelerare gli obiettivi di sostenibilità e resilienza e creare valore tangibile per l’impresa, i fornitori e l’intero sistema alimentare globale.
Dal rischio al vantaggio competitivo
Oltre alle considerazioni operative, anche i consumatori stanno guidando questa trasformazione. Un’indagine Bain & Company su 14.000 consumatori rivela che il 63% acquisterebbe più spesso prodotti sostenibili se ne fosse facilitata l’accessibilità economica, e il 68% dei compratori intende privilegiare fornitori sostenibili entro il 2028.
Per le aziende, questo significa che un approccio di procurement strategico non è solo una misura difensiva contro i rischi, ma anche un vantaggio competitivo concreto, coerente con le linee guida di sostenibilità della Commissione Europea, della FAO e delle politiche ONU per la sicurezza alimentare.
Strategie e “scale di maturità” per il procurement
Il rapporto propone strumenti pratici per trasformare le relazioni con i fornitori da transazionali a strategiche, tra cui:
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Specifiche di prodotto integrate con requisiti di sostenibilità (“spec-anchored sourcing”).
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Approcci di approvvigionamento decoupled, che separano gli investimenti in sostenibilità dalle esigenze immediate.
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Collaborazione interfunzionale tra supply chain, finanza e sviluppo sostenibile.
In questo modo le aziende possono passare da una gestione reattiva delle crisi a un approccio proattivo, costruendo catene alimentari resilienti, sostenibili e capaci di generare valore su più fronti.


