Uno studio rileva che quasi 7 Ceo su 10 sono preoccupati per le trasgressioni nella supply chain legate agli standard Esg, con la preoccupazione più alta nei settori dell’edilizia, del tempo libero e dell’ospitalità.

Il rapporto della società di consulenza Proxima rivela che l’aspetto che preoccupa di più è quello legato alle violazioni dei diritti umani, che avvengono soprattutto per questioni legate ai diritti del lavoro.

Il barometro della supply chain

Il Supply Chain Barometer 2023 è pubblicato da Proxima, la società di consulenza per l’approvvigionamento e la supply chain. Proxima ha intervistato 2.000 Ceo statunitensi e britannici e ha scoperto che il 70% di loro è preoccupato del fatto che la propria organizzazione possa trasgredire regole Esg effettive o possibili.

Di tutti i settori il retail è quello che presenta più timori, con il 79% dei leader che manifestano preoccupazione. Oltre la metà (51%) dei Ceo si aspetta che i problemi della supply chain domineranno la maggior parte del loro tempo nei prossimi 12 mesi. Le medie imprese (76%) temono maggiormente potenziali problemi etici nella loro catena di approvvigionamento. Dopo il retail, il fattore di paura Esg è più alto nei servizi finanziari (65%), nelle costruzioni (59%) e nel settore automobilistico (54%).

Le nuove leggi aumentano i timori

Nell’ultimo periodo vediamo aumentare le proposte e le approvazioni legislative che cercano di porre regole sempre più stringenti nel rispetto dell’ambiente e dei diritti nelle catene di fornitura.

Dalla legge tedesca sulla Due Diligence entrata in vigore il 1° gennaio 2023 che prevede multe fino al 2% del fatturato, sino alle regole europee come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che prevede standard di rendicontazione della sostenibilità.

Come abbiamo avuto modo di spiegare su queste pagine parlando delle norme europee, la direttiva aumenta sostanzialmente non solo gli obblighi di segnalazione per le società che rientrano nel suo ambito di applicazione, ma anche il volume delle imprese che devono effettuare una segnalazione.

I settori a rischio e le contromisure

Il 67% dei Ceo sta attenzionando le possibili trasgressioni della catena di approvvigionamento, con il più alto livello di preoccupazione nelle costruzioni (77%), l’hospitality (77%), la vendita al dettaglio (72%) e il settore manifatturiero (70%).

Secondo il sondaggio Proxima, quasi la metà dei capi del Regno Unito (49%) afferma di aspettarsi di dedicare più tempo ai problemi della supply chain nei prossimi 12 mesi. Il 42% sta considerando l’onshoring come un modo per prevenire interruzioni e migliorare la trasparenza, mentre più di un terzo (36%) afferma di considerare il nearshoring come un modo per raggiungere questo obiettivo.

Visibilità degli acquisti e sfide

Questo tipo di sondaggi confermano che in questo contesto di trasformazione del paradigma della globalizzazione la funzione supply chain e procurement è sempre più fondamentale. Affrontare le questioni relative ai diritti umani lungo tutta la supply chain è una grande sfida per le aziende, ed è chiaramente (e si può dire anche finalmente) tra le priorità dei Ceo.

La trasparenza della catena di approvvigionamento diventa una questione sempre più critica e la priorità emergente per i Ceo, in un momento in cui i leader aziendali dedicano più tempo che mai ad affrontare i problemi della supply chain. Questi sono sempre più concentrati sulle loro catene di approvvigionamento per scongiurare interruzioni e, insieme alla sostenibilità, la preoccupazione per le questioni relative ai diritti umani e ai diritti dei lavoratori è cresciuta negli ultimi anni, seguendo i requisiti delle legislazioni e anche alcuni scandali che hanno coinvolto famose aziende.

Affrontare le questioni relative ai diritti umani lungo tutta la catena di approvvigionamento è una sfida enorme. Le aziende che si presentano come conformi ai criteri Esg devono affrontare la loro sostenibilità e buona governance, ma devono anche comprendere il loro impatto e il loro ruolo sociale per fare del loro meglio.