La COP28 attualmente in corso a Dubai rappresenta un momento atteso per affrontare la crisi climatica e le azioni necessarie. Uno dei temi centrali quando si tratta di crisi climatica è la supply chain, sottolineato con urgenza anche da un report di Capgemini che richiede azioni immediate nel comparto energetico.
Riparazioni e partnership trasparenti
All’interno della COP28, si è stabilito un accordo sul fondamentale sul fondo Loss & Damage per risarcire i paesi maggiormente colpiti da eventi climatici estremi. Tuttavia, nonostante le perdite ammontino a centinaia di miliardi di euro all’anno, gli impegni statali attuali coprono solo una frazione minima di questa cifra.
Oltre a queste iniziative, un aspetto fondamentale è il controllo della supply chain. Il Supply Chain Data Partnership (SCDP), emerso dalla COP27 dello scorso anno, mira a fornire informazioni chiare sul posizionamento dei fornitori per quanto riguarda i criteri ambientali. Nel corso dell’ultimo anno, la piattaforma si è focalizzata sul monitoraggio delle catene di approvvigionamento di prodotti come imballaggi in legno, soia e olio di palma. È emerso che, sebbene molte aziende abbiano obiettivi di sostenibilità a lungo termine, poche di esse dispongono dei mezzi per misurarne i progressi.
La trasparenza offerta dal nuovo registro rivelerà quali organizzazioni rispettano gli standard ambientali e sociali, consentendo decisioni più informate alle aziende. La SCDP sostiene che il monitoraggio delle risorse globali aiuterà a ridurre le emissioni, identificare la perdita di biodiversità e comprendere l’impatto ambientale delle catene di approvvigionamento.
Crisi climatica e transizione
Capgemini, monitorando le risposte alla crisi climatica, ha pubblicato la 25ª edizione del World Energy Markets Observatory (WEMO), in collaborazione con Vaasa ETT ed Enerdata. Il rapporto evidenzia che nonostante i progressi, le emissioni di gas serra continuano a crescere e gli effetti del cambiamento climatico si manifestano più rapidamente del previsto.
Sebbene gli investimenti nella transizione energetica abbiano segnato un record nel 2022, è necessario accelerare ulteriormente, puntando a 5 trilioni di dollari all’anno per raggiungere un percorso di zero emissioni nette. La crescita attuale della capacità rinnovabile è al di sotto delle necessità per il traguardo del 2050. Secondo Capgmini serve quindi quadruplicare il consumo di elettricità entro il 2050, con oltre il 75% proveniente da energia eolica e solare. È fondamentale espandere le reti elettriche per supportare questa crescente elettrificazione. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, la capacità nucleare dovrà triplicare entro il 2050, richiedendo lo sviluppo di nuove tecnologie e la prolungata vita degli attuali reattori.
Le raccomandazioni del rapporto puntano all’accelerazione delle tecnologie pulite per abbandonare i combustibili fossili e garantire la sicurezza energetica, tenendo conto dell’impatto sulla sostenibilità e sull’accessibilità economica. Queste azioni sono necessarie per mitigare i rischi e invertire la rotta che ha visto enormi aree del sud globale colpite da alluvioni e devastazioni.
Strategie per il futuro
Per affrontare gli impatti causati da disordini politici e garantire la sovranità energetica, è necessaria una transizione verso fonti energetiche nazionali rinnovabili, supportata da politiche governative statuali e sovranazionali. L’accelerazione verso energie rinnovabili rende i paesi più indipendenti e mitiga i rischi legati ai disordini geopolitici, offrendo benefici ambientali e proteggendo le forniture energetiche.
Adattare gli asset energetici è cruciale anche per far fronte agli eventi meteorologici estremi che possono compromettere la produzione e la distribuzione di energia. Inoltre, una roadmap condivisa per il phasing-out dai combustibili fossili resta un punto critico (e proprio dal presidente della COP quasi neanche preso in considerazione). Questa eventualità è però da riproporre con forza in ogni occasione, seguendo la scienza, per discutere di possibili strategie con decisione e ragionare su un cambiamento futuro condiviso dai soggetti che fanno affidamento su queste fonti. L’attesa è per le decisioni che potrebbero emergere nei prossimi giorni dalla COP28 di Dubai, determinanti per il futuro della transizione energetica globale.

