Il procurement sta vivendo una fase storicamente complessa e di forte trasformazione. Tariffe in aumento, inflazione persistente, tensioni geopolitiche e interruzioni delle supply chain stanno mettendo sotto pressione una funzione già chiamata a fare di più con meno risorse, spesso in contesti caratterizzati da incertezza continua e volatilità elevata. In questo scenario, l’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica, ma un fattore decisivo, capace di trasformare il procurement da funzione tattica a vero centro strategico dell’impresa, in grado di guidare decisioni più rapide, precise e resilienti.
Disruption e resilienza
Oltre tre quarti dei dirigenti globali della supply chain si aspettano livelli ancora più elevati di disruption nel 2026, secondo un sondaggio condotto da Accenture su oltre 7.000 professionisti della supply chain, tra executive e dipendenti. Il cambiamento non è più un’eccezione, ma una condizione permanente che richiede una risposta strutturata e lungimirante. Per questo, la resilienza è diventata una priorità strategica, con molte aziende che puntano su AI e tecnologie predittive per migliorare capacità di previsione, gestione del rischio e adattamento rapido alle oscillazioni del mercato.
Secondo un’intervista a Procurement Magazine rilasciata da Samir Khushalani, Partner di McKinsey, e Dan Albrecht, Expert Engagement Manager, il procurement opera in un mondo in cui volatilità e incertezza sono permanenti. Il ritorno del protezionismo e dell’economic nationalism sta ridisegnando le regole del commercio globale: negli Stati Uniti, ad esempio, l’aliquota tariffaria media ponderata è salita dal 2% nel 2024 al 17% nell’ottobre 2025, aumentando complessità, rischio e pressione sulle strategie di sourcing.
Limiti dell’approccio tradizionale e opportunità dell’AI
Alle pressioni esterne si sommano difficoltà operative interne. Oltre il 55% dei leader del procurement opera con budget piatti o in calo, mentre gli obiettivi di saving crescono. La spesa per addetto è aumentata di circa il 50% in cinque anni, aggravando la difficoltà di attrarre talenti e rafforzando la percezione del procurement come funzione puramente tattica.
In questo contesto, l’ottimizzazione incrementale non basta più. L’AI diventa leva chiave, non solo automazione, ma ripensamento completo di processi, ruoli e modelli operativi. Secondo Accenture, il 58% dei dirigenti punta a migliorare forecasting e gestione del rischio nel 2026, mentre il 59% cerca di adattare le risorse esistenti per resistere alle oscillazioni di mercato. Molte aziende stanno sperimentando progetti di AI generativa, ma pochi hanno scalato le soluzioni in modo sistemico. Alcuni casi concreti mostrano risultati tangibili: una società farmaceutica ha individuato oltre 10 milioni di dollari di valore disperso grazie a sistemi AI per la riconciliazione fatture-contratti, dimostrando il potenziale economico immediato di queste tecnologie.
Produttività, agentic procurement e nuovo ruolo del procurement
Strumenti come copiloti AI, chatbot e automazione avanzata possono aumentare la produttività del 25–40%. Il vero cambio di paradigma arriva con l’agentic procurement, sistemi capaci di gestire flussi end-to-end autonomamente secondo una logica machine-first. Nel tempo, questi modelli evolvono in agentic factories, dove più agenti collaborano tra loro, mentre l’essere umano mantiene il controllo finale e la responsabilità strategica.
Il procurement diventa così un enterprise nerve center, più snello, meno gerarchico e molto più influente. I processi source-to-pay diventano autonomi, e il contributo umano si concentra sull’orchestrazione di risultati ad alto impatto, dalla gestione del rischio alla creazione di valore a lungo termine.
Nuove metriche, ruoli e competenze
Gli indicatori tradizionali lasciano spazio a KPI orientati ai risultati: non conta più solo il tempo per creare un ordine, ma la percentuale generata autonomamente con errore inferiore all’1%. Buyer e specialisti AP diventano supervisori, i category manager si concentrano su strategia e relazioni, e nuovi profili emergono: procurement AI strategist, AI risk & ethics specialist e AI orchestrator.
Queste competenze trovano spazio in procurement centre of excellence, anche se solo una minoranza di aziende offre l’intera gamma di servizi necessari. Chi ci riesce ottiene risultati concreti, come una società chimica che ha ridotto i costi delle materie prime del 13% grazie a modelli avanzati di should-cost, dimostrando come AI e dati possano generare valore tangibile e misurabile.
Tecnologia e persone: un equilibrio da costruire
La trasformazione non è priva di tensioni. I vertici vedono l’AI come complemento al lavoro umano, ma i dipendenti esprimono timori crescenti per la sicurezza del proprio ruolo. Meno della metà si sente al sicuro, e il 59% ritiene che l’automazione stia rendendo più difficile l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, secondo il sondaggio Accenture. È evidente come la trasformazione debba essere accompagnata da forti investimenti sulle persone, cambiando mindset e sviluppando nuove competenze, affinché il capitale umano possa sfruttare appieno il potenziale dell’AI.
Agire ora per restare competitivi
L’urgenza è amplificata dal fatto che l’adozione dell’AI in marketing e sales è molto più avanzata rispetto al procurement. I fornitori si muovono più rapidamente dei buyer, accumulando vantaggio competitivo. Siamo a un punto di inflessione: la trasformazione AI-driven richiede tecnologia, competenze e un profondo cambiamento di mindset. Solo così il procurement può diventare motore strategico dell’impresa, capace di guidare resilienza, agilità e creazione di valore sostenibile in un contesto di disruption permanente.

