Disruption climatica, volatilità geopolitica, congestione portuale e ritardi doganali stanno trasformando il commercio globale in un sistema costantemente sotto pressione. In questo scenario, le catene di approvvigionamento non affrontano più shock isolati, ma una condizione di instabilità continua che impatta tempi operativi, costi, reputazione e competitività. È quanto emerge dal World Without Logistics: Global Report di DP World, un’analisi approfondita che fotografa lo stato attuale del commercio internazionale e individua le leve strategiche per costruire resilienza.

DP World, leader globale nelle soluzioni logistiche end-to-end, ha coinvolto centinaia di cargo owner in otto settori industriali e in tutte le principali regioni commerciali del mondo. Il risultato è un quadro chiaro: la disruption non è più un’eccezione, ma la nuova normalità. In questa normalità, i team di procurement si trovano sempre più in prima linea.

La disruption come condizione strutturale

“Le risposte delle aziende dipingono un quadro inquietante: la disruption non è più episodica, ma sistemica”, spiega Beat Simon, Chief Operating Officer per la Logistica di DP World. “Geopolitica, eventi climatici estremi, carenza di manodopera, congestione e fallimenti infrastrutturali tengono i cargo owner in modalità emergenza continua, con pochissimo tempo per recuperare”.

Il report individua cinque trend principali che incidono direttamente sulle decisioni di procurement e sulle strategie di supply chain:

  • Differenze regionali: il Global South è l’area più colpita. Nell’Africa subsahariana, l’83% delle aziende dichiara di perdere oltre un mese di operatività all’anno, contro il 50% del Nord America.

  • Tipologia di disruption: esistono shock cronici e catastrofici. Settori come deperibili, sanità e retail affrontano interruzioni continue, mentre automotive ha meno eventi, ma con impatto economico più elevato.

Resilienza, investimenti e fiducia dei clienti

La resilienza richiede investimenti diffusi lungo tutta la supply chain. Le aziende che distribuiscono gli investimenti su più funzioni logistiche registrano costi di disruption significativamente più bassi rispetto a chi adotta un approccio frammentato.

La disruption non è solo un problema operativo o finanziario: è anche una questione di relazione con il cliente. Tra l’80% e il 95% delle aziende, in quasi tutte le regioni, segnala un aumento dei reclami a seguito delle interruzioni. In molte aree, in particolare Francia e Africa subsahariana, il danno reputazionale è diventato una delle conseguenze più critiche.

Significativo è anche l’allineamento tra vertici aziendali e livelli operativi: tra l’81% e l’89% degli intervistati, sia C-suite sia manager, prevede aumento degli investimenti in AI, robotica e automazione, con la convinzione che le supply chain resilienti supereranno i competitor nel breve e medio termine.

Le sfide regionali e il ruolo del procurement

Il report mostra come le strategie di procurement debbano adattarsi alle specificità regionali:

  • Nord America: pur con disruption rilevanti, le aziende mostrano maggiore resilienza e minore impatto sul brand. 65% aumenta la spesa logistica, 78% investe in AI, automazione e strumenti digitali.

  • Europa: situazione frammentata. Regno Unito e Germania confidenti nelle strategie di resilienza; Francia soffre maggiormente sul piano reputazionale. 90% delle aziende tedesche ha fiducia nei partner, contro 41% delle francesi. Complessivamente, 62% delle aziende europee dichiara danni all’immagine di marca.

  • Medio Oriente e Nord Africa (MENA): il 72% delle aziende perde oltre un mese di operatività ogni anno; 43% registra costi superiori a 1 milione di dollari. “In molti gateway africani e mediorientali, un singolo evento climatico estremo o un’escalation di conflitto può propagarsi rapidamente in reti già tese”, sottolinea Simon.

  • Africa subsahariana (SSA): regione più colpita, con 83% delle aziende che perde oltre un mese e 86% che segnala danni al brand. Tuttavia, è anche l’area con maggiore determinazione: 97% delle imprese pianifica investimenti in logistica, AI e digitalizzazione.

Costi settoriali e nuove priorità di investimento

  • Automotive: costo annuo della disruption 13 miliardi di dollari, distribuiti su 13.000 incidenti.

  • Retail: 18.000 interruzioni annue, costo complessivo 7,5 miliardi di dollari.

Secondo il report, il 52% delle aziende perde oltre un mese di operatività ogni anno, mentre l’84% registra un aumento dei reclami dei clienti.

In questo contesto, il procurement strategico assume un ruolo centrale: le aziende stanno passando da un approccio reattivo a uno proattivo, privilegiando la stabilità di lungo periodo della supply chain rispetto al semplice contenimento dei costi nel breve termine.

Costruire resilienza attraverso il procurement strategico

World Without Logistics non vuole prevedere la prossima crisi né suggerire soluzioni rapide per eliminare la disruption”, conclude Beat Simon. “Offre invece una fotografia realistica del sistema: dove la pressione è maggiore, dove il cambiamento è più rapido e quali investimenti fanno davvero la differenza”.

Le priorità individuate:

  • Pianificazione strategica del procurement: concentrare gli sforzi su rotte e mercati critici.

  • Infrastrutture solide prima della tecnologia: gli strumenti digitali non possono esprimere il loro pieno potenziale senza basi affidabili.

  • Collaborazione cross-funzionale: procurement, logistica, finanza e operations devono lavorare insieme per creare supply chain robuste.

  • Relazioni con partner e clienti: costruire fiducia e trasparenza per garantire continuità operativa in un contesto globale incerto.