La ricerca “Rating ESG delle imprese, asserzioni etiche aziendali e percezione dei cittadini riguardo alle scelte green delle aziende” indaga a che punto siamo in Europa. Un’analisi sull’applicazione di standard e normative da parte delle aziende e non solo.
L’obiettivo della ricerca è quello di intercettare punti di forza e di debolezza delle prassi delle aziende nell’attività di rendicontazione di sostenibilità, indagare la percezione della cittadinanza, approfondire gli aspetti sociali e formulare indicazioni rivolte alle istituzioni pubbliche.
Le ragioni del report e le criticità individuate
Il report dell’Unione europea individua alcune criticità emerse in fase preliminare. Intanto l’assenza di standard condivisi sulla base dei quali valutare le performance delle aziende secondo i criteri ESG e di banche pubbliche. L’indisponibilità da parte di enti e istituti a condividere le informazioni anche con sole finalità accademiche e di ricerca e infine l’assenza di un’entità pubblica che regoli e monitori le certificazioni rilasciate garantendo qualità e affidabilità delle informazioni ESG.
Quanto al contenuto e ai suoi risultati, se è interessante il lavoro svolto per comprendere la percezione dei temi ESG da parte di cittadini e consumatori (che rimane molto bassa), la parte più rilevante riguarda la survey per le aziende e le interviste semi-strutturate alle stesse.
I principali risultati della survey sulle imprese
Sono state coinvolte 100 aziende che hanno completato la survey, composta da 42 domande, per l’80%. Il 42% delle aziende ha richiesto di non citare il proprio brand. Per l’85% il tema della sostenibilità è guidato dal CdA, e per il 70% dei rispondenti l’azienda è attenta al tema.
Il 62% dichiara di avere un responsabile per i dossier di sostenibilità (di cui il 52,83% part time) mentre solo il 39% dichiara di avere un Consigliere delegato alla sostenibilità. Per il segmento di imprese con più di 500 dipendenti solo il 34% afferma che il rapporto è stato validato con external assurance. Un dato che non sorprende, conoscendo il contesto, è che il 70% delle aziende che ha affermato che il lavoro di convalida di bilanci di sostenibilità da parte di società di certificazione si è basato sull’analisi di documenti prodotti dall’azienda stessa. Un elemento che rischia di gettare un’ombra sulla veridicità o quanto meno sull’affidabilità delle informazioni riportate nei report.
Un dato che sottolinea come ancora non ci siano regole diffuse e comuni chiare, che mettano le aziende di fronte alle loro responsabilità. Spesso, infatti, il rating ESG è prodotto attraverso questionari di autovalutazione. Solo il 14% presenta una certificazione che si basa su audit di terze parti accreditate in conformità agli standard internazionali.

Figura 1. Le aziende che hanno iniziato ad attivarsi concretamente sul tema sostenibilità. Fonte: “Rating ESG delle imprese, asserzioni etiche aziendali e percezione dei cittadini riguardo alle scelte green delle aziende”.
Fattori positivi e possibilità di miglioramento
Quelli sopra evidenziati sono gli aspetti più critici proposti dal report. Ma un dato positivo è che il 92% delle aziende intervistate considera nelle proprie dichiarazioni aspetti significativi della governance e del sistema di gestione, oltre alle responsabilità sociali, della salute e della sicurezza, dell’ambiente e dell’etica aziendale (nonostante solo il 38% hanno analizzato le possibili interdipendenze tra i diversi elementi e i relativi livelli di rischio).
Dalle interviste semi strutturate emergono le criticità per quello che riguarda la predisposizione di documentazione che attesti le proprie performance, oltre alla scarsità di standard ufficialmente riconosciuti dagli enti governativi. Un punto fondamentale su cui lavorare rispetto al contesto italiano riguarda la scarsa considerazione riservata dalle istituzioni alle piccole aziende che dispongono di minori risorse da investire nella raccolta delle informazioni necessarie ad allinearsi agli standard internazionali in materia.
Le raccomandazioni per il futuro
Quello che emerge è l’importanza condivisa di perseguire performance ESG virtuose, ma anche la necessità di superare la mancanza di armonizzazione, lavorando a standard comuni chiari. Tra le raccomandazioni fatte per proseguire il viaggio per il raggiungimento di obiettivi ESG, c’è l’importanza di supportare le piccole e microimprese nel loro impegno per la rendicontazione di sostenibilità e per l’ottenimento di rating ESG affidabili, accurati e credibili.
Individuare criteri realmente applicabili per analizzare e render conto dei potenziali rischi lungo le filiere di fornitura, a vantaggio dell’informazione trasparente, diventa dirimente insieme all’imperativo di favorire il dialogo proficuo tra tutti gli stakeholder coinvolti.

