Il dibattito sul Regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR – EU Deforestation Regulation) entra in una fase di progressiva attuazione, mentre cresce il fronte di attori industriali e organizzazioni della società civile che chiedono alla Commissione Europea di evitare ulteriori modifiche al quadro normativo.

Un gruppo di aziende attive nella filiera agroalimentare globale — tra cui Ferrero, Nestlé, Barry Callebaut, Valrhona e Tony’s Chocolonely — ha firmato una lettera congiunta insieme a organizzazioni come la Rainforest Alliance, Voice Network, Danone, Fairtrade advocacy office e Solidaridad. L’obiettivo condiviso è limitare il rischio di una riapertura politica del regolamento e garantire continuità nel processo di implementazione.

Quadro normativo: obiettivi e meccanismi dell’EUDR

L’EUDR costituisce uno degli strumenti centrali del Green Deal europeo in materia di sostenibilità delle filiere globali. Il regolamento prevede che le imprese che immettono sul mercato europeo materie prime considerate a rischio deforestazione — tra cui cacao, olio di palma, soia, caffè, legno e carne bovina — debbano dimostrare che tali prodotti non provengano da aree deforestate successivamente al 2020.

Le principali obbligazioni includono:

  • tracciabilità geografica delle parcelle agricole
  • sistemi di due diligence lungo la supply chain
  • raccolta e verifica di dati sull’origine delle materie prime
  • obblighi di reporting verso le autorità competenti

L’obiettivo è ridurre l’impatto dei consumi europei sulla deforestazione globale e sulle emissioni di gas serra associate.

Iter legislativo e ritardi nell’attuazione

L’entrata in vigore dell’EUDR, inizialmente prevista per la fine del 2024, ha subito due rinvii complessivi, posticipando l’avvio operativo della normativa.

Le principali motivazioni dei ritardi includono:

  • pressioni politiche da parte di alcuni gruppi parlamentari europei
  • preoccupazioni del settore industriale sulla complessità della compliance
  • difficoltà tecniche nell’implementazione dei sistemi di tracciabilità
  • richieste di maggiore tempo da parte delle catene di approvvigionamento globali

Secondo diversi analisti, i rinvii hanno contribuito a una percezione di maggiore flessibilità del quadro normativo rispetto alla sua versione originaria.

Filiera del cacao: impatti operativi e criticità strutturali

Il settore del cacao è tra i più esposti all’applicazione dell’EUDR. L’Unione Europea rappresenta uno dei principali mercati di consumo globali, mentre la produzione è concentrata soprattutto in Africa occidentale, con Costa d’Avorio e Ghana che rappresentano oltre la metà dell’offerta mondiale.

Le principali criticità operative riguardano:

  • presenza diffusa di piccoli produttori con bassa capacità amministrativa
  • redditi agricoli limitati e forte esposizione alla volatilità dei prezzi
  • infrastrutture digitali e catastali incomplete
  • difficoltà nella mappatura geolocalizzata delle coltivazioni

Tali fattori rendono complessa l’implementazione uniforme dei sistemi di tracciabilità richiesta dalla normativa.

Posizione delle imprese: stabilità normativa e costi di compliance

Le aziende firmatarie sostengono che la principale criticità non risieda nella struttura dell’EUDR, ma nella sua prevedibilità regolatoria. Secondo il settore industriale, ulteriori modifiche al testo legislativo potrebbero comportare:

  • aumento dell’incertezza sugli investimenti
  • duplicazione dei costi di compliance normativa
  • rallentamento dei programmi di sostenibilità già avviati
  • difficoltà di coordinamento lungo le filiere globali

Molte imprese dichiarano di aver già investito in sistemi di:

  • mappatura satellitare delle coltivazioni
  • piattaforme digitali di tracciabilità
  • programmi di approvvigionamento sostenibile
  • partnership dirette con produttori e cooperative

Posizione delle ONG: focus sull’implementazione

Le organizzazioni ambientali e di certificazione sottolineano la necessità di garantire stabilità normativa e supporto operativo ai soggetti coinvolti. Secondo la Rainforest Alliance, il punto centrale è la continuità del quadro regolatorio: molte imprese e piccoli agricoltori hanno già avviato processi di adeguamento; ulteriori modifiche potrebbero generare incertezza e rallentare l’implementazione

Le priorità indicate includono:

  • definizione di linee guida operative chiare
  • supporto tecnico ai produttori nei Paesi di origine
  • rafforzamento dei sistemi di controllo
  • stabilità del quadro normativo europeo

Dimensione geopolitica e commerciale

L’EUDR si inserisce in un contesto globale caratterizzato da tensioni tra obiettivi ambientali e dinamiche commerciali internazionali.

Tra i fattori rilevanti:

  • differenze regolatorie tra UE e principali mercati globali
  • ruolo dei grandi trader internazionali di materie prime
  • criticità nei sistemi di certificazione esistenti
  • possibili effetti sulle esportazioni da Paesi produttori

Alcuni governi e operatori economici hanno espresso preoccupazioni circa l’impatto della normativa sulle catene di approvvigionamento globali.

Revisione 2026 e fase di attuazione

La revisione prevista dalla Commissione Europea entro aprile 2026 ha confermato un’impostazione prevalentemente tecnica del processo.

Il focus non riguarda una riapertura politica del regolamento, ma interventi di semplificazione amministrativa e ottimizzazione operativa, in particolare su:

  • riduzione degli oneri burocratici
  • miglioramento del sistema informatico europeo di tracciabilità
  • chiarimenti applicativi per PMI e operatori intermedi
  • armonizzazione delle procedure tra Stati membri

Il calendario di applicazione resta invariato:

  • 30 dicembre 2026 per le grandi imprese
  • 30 giugno 2027 per le piccole e medie imprese

L’EUDR si avvia quindi verso una fase di implementazione progressiva, con il dibattito che si sposta dalla definizione normativa alla sua applicazione operativa.

Il confronto tra imprese, organizzazioni della società civile e istituzioni europee evidenzia una convergenza limitata ma significativa sulla necessità di garantire stabilità regolatoria. La sfida principale nei prossimi anni non riguarderà più la struttura del regolamento, ma la sua capacità di essere applicato in modo uniforme lungo filiere globali complesse e frammentate, senza comprometterne l’efficacia ambientale e la sostenibilità economica.