Lunedì 17 luglio la Russia ha comunicato di non voler rinnovare la Black Sea Grain Initiative, comunemente conosciuto come l’accordo per l’esportazione di grano dall’Ucraina.
Di conseguenza i prezzi del grano sono saliti alle stelle, in seguito agli attacchi della Russia alle forniture e ai bombardamenti sulle infrastrutture di esportazione.
Forniture bloccate e aumento dei prezzi
Un accordo per l’esportazione di grano era stato mediato nel luglio 2022, con l’aiuto delle Nazioni Unite e della Turchia. Ma lunedì, Mosca ha notificato all’Onu, alla Turchia e all’Ucraina che non intendeva rinnovarlo. Le forze russe hanno preso di mira i porti ucraini poco dopo la mezzanotte di martedì, poche ore dopo il ritiro dall’accordo raggiunto con le Nazioni Unite che garantiva un passaggio sicuro per le spedizioni attraverso il Mar Nero. Mercoledì ci sono state le reazioni più importanti dei mercati con i prezzi del grano sulla borsa europea che sono aumentati dell’8,2% in 24 ore a € 253,75 per tonnellata, mentre i prezzi del mais sono aumentati del 5,4%.
Il ministro dell’Agricoltura ucraino Mykola Solskyi ha affermato che gli attacchi dei droni russi hanno distrutto 60.000 tonnellate di grano destinato principalmente alla Cina e hanno anche danneggiato “parti considerevoli delle infrastrutture di esportazione”. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che le navi da carico che trasportano grano dall’Ucraina saranno considerate potenziali vettori di carichi militari. “Gli stati di bandiera di tali navi saranno considerati coinvolti nel conflitto ucraino”, ha affermato.
L’Ucraina è uno dei maggiori esportatori mondiali di mais, grano e orzo. Prima della guerra, nel 2021, era il sesto esportatore mondiale di grano, rappresentando il 10% della quota di mercato globale. Dopo l’invasione della Russia nel febbraio 2022, le navi militari russe hanno bloccato i porti ucraini e 20 milioni di tonnellate di grano. Il blocco ha fatto salire alle stelle i prezzi alimentari globali e il rischio è che si ripresenti una situazione simile.
Accuse incrociate e ripercussioni
Mosca accusa l’Ucraina di utilizzare il corridoio del grano del Mar Nero per scopi di combattimento e ha dichiarato le parti sud-orientali e nord-occidentali delle acque internazionali del Mar Nero non sicure per la navigazione. Da parte sua, Kiev sta sollecitando i paesi della regione del Mar Nero a intervenire per garantire il passaggio sicuro delle navi da carico.
Intanto una struttura di assicurazione del carico che fornisce copertura per le spedizioni di grano in Ucraina nell’ambito dell’accordo sul Mar Nero è stata sospesa e anche il gruppo assicurativo norvegese DNK – che fornisce polizze per il rischio di guerra – ha detto a Reuters di “non essere attualmente in grado di fornire copertura per l’Ucraina”.
Tale situazione rischia di avere enormi ripercussioni per la sicurezza alimentare, anche perché il World Food Program delle Nazioni Unite si basa fortemente sul grano proveniente dall’Ucraina per riuscire a rifornire i paesi che più ne hanno bisogno. Dal canto suo, Vladimir Putin ha detto che tornerà immediatamente all’accordo sul grano se le sue richieste saranno soddisfatte, tra cui ricollegamento della banca agricola russa a un sistema di pagamento globale.
Supply chain come arma
“Il grano oggi è simile alle riserve auree: sempre utile e in costante aumento di prezzo”, ha affermato il presidente bielorusso Lukashenko nel giorno in cui la Russia ha attaccato la città ucraina di Odessa distruggendo 100 tonnellate di piselli e 20 tonnellate di orzo.
La situazione per l’export di grano ucraino dal Mar Nero resta molto difficile a causa delle tensioni e la riduzione delle forniture di grano ucraino avrà un impatto negativo soprattutto sui paesi del Corno d’Africa e parte del Medio Oriente, mentre i paesi europei stanno ancora lavorando ad una soluzione condivisa per mitigare l’impatto sulle loro economie – anche l’Italia è particolarmente esposta (vedi grafico).
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, già mediatore dell’accordo dello scorso luglio, ha invocato azioni tempestive e si promuove come possibile interlocutore diretto di Vladimir Putin. La Turchia ha infatti fatto sapere che userà “tutti gli strumenti della diplomazia per far ripartire l’accordo sui cereali del Mar Nero”.


