Le crescenti tensioni commerciali e geopolitiche, tra cui le guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina, hanno spinto molte aziende globali a rivedere le proprie strategie per rendere le catene di approvvigionamento più resistenti e trasparenti. Secondo un’indagine di The Conference Board, l’85% dei dirigenti di grandi aziende globali prevede modifiche significative alle proprie supply chain, con un aumento del 15% rispetto al 2023.

Preoccupazioni per il commercio globale

La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento è diventata una delle principali preoccupazioni per le aziende a livello globale. Il 45% dei CEO intervistati ha identificato l’intensificazione delle guerre commerciali come il maggiore rischio geopolitico per il 2025, un dato che raddoppia rispetto al 2024. Negli Stati Uniti, i timori di nuove tariffe e potenziali scioperi portuali hanno portato a un aumento del traffico nei porti del 20% a dicembre e del 10% a gennaio, secondo la National Retail Federation.

“Molti CEO hanno riportato le supply chain in cima alla loro agenda”, ha affermato Dana Peterson, capo economista di The Conference Board, sottolineando che le tensioni tra Stati Uniti e Cina nel 2024 hanno aggravato queste preoccupazioni.

Strategie aziendali

Le aziende stanno implementando strategie mirate per affrontare questi rischi e migliorare la resilienza delle catene di fornitura. Tra le soluzioni più comuni:

  • Intelligenza artificiale: il 34% dei dirigenti intende utilizzarla per monitorare e ottimizzare le prestazioni delle supply chain.
  • Diversificazione dei fornitori: per ridurre la dipendenza da un unico mercato o area geografica.
  • Localizzazione e reshoring: il 26% dei dirigenti sta valutando il ritorno della produzione vicino ai mercati di consumo, una scelta particolarmente diffusa in Cina, dove è stata citata dal 38% degli intervistati.

Queste strategie non solo mirano a ridurre i rischi, ma riflettono un crescente desiderio di autosufficienza economica in molti settori.

Impatti e risposte dell’Europa

Le guerre commerciali hanno avuto conseguenze significative anche per l’Europa, con effetti diversi a seconda dei settori e dei paesi. L’Italia ha subito una perdita di oltre lo 0,5% del PIL a causa delle tariffe su acciaio e alluminio, mentre la Germania ha registrato un calo superiore all’1%. Anche la Francia e la Spagna hanno sofferto, con riduzioni dello 0,7% del PIL.

Questi impatti evidenziano la vulnerabilità dell’economia europea alle tensioni commerciali globali. Secondo un rapporto di geopolitica.info, un’escalation delle guerre commerciali potrebbe frenare ulteriormente la crescita economica, aumentando il rischio di recessione nell’intera area UE.

Per affrontare queste sfide, l’Unione Europea ha adottato una serie di misure strategiche:

  1. Difesa commerciale: L’UE ha rafforzato i suoi strumenti contro pratiche sleali, introducendo dazi anti-dumping su acciaio, cemento e prodotti tecnologici importati a basso costo, in particolare dalla Cina.
  2. Diversificazione e reshoring: Nuovi accordi commerciali, come quello con il Mercosur, e iniziative come l’European Battery Alliance mirano a ridurre la dipendenza dai mercati asiatici e a favorire la produzione interna di componenti strategici, come batterie e semiconduttori.
  3. Green Deal europeo: La transizione verso un’economia sostenibile sta contribuendo a migliorare la resilienza europea, riducendo la dipendenza da risorse critiche estere. Investimenti in energie rinnovabili e tecnologie verdi stanno creando una base industriale più autosufficiente.
  4. NextGenerationEU: Questo ambizioso piano di recupero economico post-pandemia sta finanziando progetti per migliorare la digitalizzazione, la sostenibilità e le infrastrutture, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Europa di affrontare interruzioni nelle supply chain globali.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio 

Le tensioni geopolitiche hanno dimostrato che la dipendenza da catene di approvvigionamento fragili non è più sostenibile. In questo scenario, l’Europa si sta posizionando come leader nella costruzione di un modello economico più resiliente e sostenibile, che combina autosufficienza, innovazione e sostenibilità. L’obiettivo non è solo sopravvivere alle crisi, ma creare un sistema capace di prosperare in un mondo sempre più complesso e interconnesso. Questa è la vera sfida del futuro.