Il report A World in Balance 2024 di Capgemini Research Institute analizza l’impatto delle tensioni geopolitiche, del greenwashing e delle normative sui progressi verso la sostenibilità. Nonostante le sfide, il 64% dei dirigenti riconosce l’influenza della geopolitica sugli investimenti sostenibili, mentre l’adozione di pratiche ecologiche è aumentata. Tuttavia, cresce il scetticismo dei consumatori, soprattutto tra Gen Z e millennial, riguardo agli sforzi di sostenibilità aziendali, con il fenomeno del greenwashing sempre più sotto indagine anche a livello normativo.

Tensioni geopolitiche, greenwashing e normative

Il report del Capgemini Research Institute, intitolato A World in Balance 2024: Accelerating Sustainability Amidst Geopolitical Challenges evidenzia come le tensioni geopolitiche, il greenwashing e le normative stiano influenzando i progressi verso la sostenibilità. La ricerca, che ha coinvolto oltre 2.000 dirigenti e 6.500 consumatori, mostra che, nonostante le sfide, i progetti di sostenibilità stanno guadagnando slancio. Il 64% dei dirigenti riconosce l’impatto della geopolitica sugli investimenti sostenibili, mentre l’84% afferma di essere in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni. La crescente adozione di pratiche sostenibili, come la circolarità e il design ecologico, è aumentata del 22% tra il 2022 e il 2024.

Tuttavia, il report segnala che i consumatori sono sempre più scettici riguardo agli sforzi di sostenibilità delle aziende, con oltre la metà convinta che queste ultime stiano facendo greenwashing. Questo fenomeno è particolarmente marcato tra le generazioni Z e i millennial, con un incremento rispettivamente del 26% e del 22% rispetto al 2023. Per affrontare questo problema, le normative stanno crescendo a livello globale, come la Green Claim Directive dell’UE, e negli Stati Uniti e in Australia, con l’obiettivo di prevenire pratiche ingannevoli. Le normative, inoltre, sono percepite come un fattore chiave per incentivare iniziative verdi. Il 75% dei dirigenti ritiene che siano fondamentali per raggiungere gli obiettivi climatici globali e più del 60% ha ammesso che senza regolamentazioni molte iniziative non sarebbero state avviate. L’uso di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale e i big data, è visto come essenziale per ottimizzare l’uso delle risorse e minimizzare l’impatto ambientale, rendendo la sostenibilità non solo un imperativo etico ma anche un vantaggio competitivo per le aziende.

Regolamenti e questione climatica

Il governo italiano ha avviato un’indagine sul rivenditore di moda Shein, in merito a presunte affermazioni ingannevoli sulle pratiche ambientali e di sostenibilità presenti sul suo sito web. L’indagine, condotta dall’AGCM, l’autorità garante della concorrenza in Italia, si concentrerà sull’azienda con sede a Dublino che gestisce il sito e l’app di Shein. L’AGCM accusa il rivenditore di praticare il cosiddetto “greenwashing”, promuovendo falsamente i suoi prodotti come ecologici attraverso un linguaggio “generico, vago, confuso e/o ingannevole”. In particolare, l’indagine si focalizza sulla collezione “evoluSHEIN”, che potrebbe indurre in errore i consumatori riguardo ai materiali sostenibili utilizzati per l’abbigliamento. Inoltre, l’AGCM evidenzia che l’obiettivo dichiarato da Shein di ridurre le emissioni di gas serra (GHG) del 25% entro il 2030 contrasta con gli aumenti delle emissioni registrati dall’azienda nel 2022 e nel 2023.

Questa indagine segue di un mese la rivelazione di Shein riguardo a due casi di lavoro minorile individuati nella sua catena di fornitura tra il primo e il terzo trimestre del 2023. Shein ha affermato di aver sospeso gli ordini dai produttori coinvolti, dando loro 30 giorni per correggere le irregolarità. L’azienda è stata anche collegata ad accuse di lavoro forzato e pessime condizioni di lavoro presso alcuni suoi fornitori, con una commissione del Congresso degli Stati Uniti che ha rilevato che i dipendenti di più fabbriche Shein avevano lavorato fino a 18 ore al giorno senza straordinari pagati e con un solo giorno libero al mese.

L’integrazione degli SDGs in azienda

Nonostante le criticità rilevate, il report European Private Sector SDG Stocktake 2024 mostra che il 69% delle aziende europee ha una conoscenza approfondita degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030, mentre il 59% li integra nelle proprie strategie. L’impegno si concentra su parità di genere, lavoro dignitoso e cambiamento climatico (SDG 5, 8, 13), spinto anche dalla necessità di conformarsi alle normative europee come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Tuttavia, solo un terzo delle aziende fissa obiettivi specifici e misurabili per monitorare i progressi, evidenziando la necessità di azioni più strutturate e di investimenti. Il 58% delle aziende europee ritiene che l’integrazione degli SDGs abbia migliorato la loro performance economica.

Le aziende italiane, con l’88% che afferma di conoscere gli SDGs e il 72% che li integra nelle proprie strategie, si concentrano soprattutto su SDG 15, 3 e 16. Il 43% utilizza indicatori specifici per misurare i progressi e il 22% ha già raggiunto i propri obiettivi. L’orientamento degli investimenti verso la sostenibilità può accelerare ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi globali. Le reti europee dell’UN Global Compact hanno formulato cinque raccomandazioni per le aziende: integrare gli SDGs nei processi aziendali, comunicare e misurare i progressi, creare partnership con diversi attori, formare i fornitori su sviluppo sostenibile e rafforzare il legame tra SDGs e investimenti finanziari. Queste raccomandazioni sono basate su un’indagine condotta su 1.422 aziende in 10 Paesi, di cui il 52% aderenti al Global Compact. Le PMI rappresentano la maggioranza degli intervistati (43%), seguite da aziende a media capitalizzazione e microimprese.