Si può dire in questo caso che non tutti i mali vengano per nuocere. Se il confronto tra Stati Uniti e Cina ha prodotto una carenza di semiconduttori globale, le conseguenze in futuro potranno determinare una maggiore attenzione al riciclo legata ai chip.
Le probabili carenze di gallio e germanio
Nel rapporto Tech, Media and Telecom Predictions 2024, Deloitte afferma che i professionisti della supply chain dovranno affrontare “significative” carenze di materie prime. In particolare per quanto riguarda gallio e germanio, minerali vitali necessari per la produzione di chip.
L’interesse per il riciclo dei rifiuti elettronici (e-waste) probabilmente aumenterà. Una soluzione per porre rimedio ai problemi di approvvigionamento e di due diligence legati a questo tipo di materiali potrà essere Il riciclo di rifiuti elettronici da dispositivi come PC e telefoni cellulari.
Materie prime critiche e rare dei chip
L’interconnessione globale dell’industria dei semiconduttori ha favorito una crescente agilità e specializzazione degli attori della supply chain. Tuttavia, negli ultimi cinque anni gli svantaggi di questo approccio gestionale sono diventati evidenti. Complici anche le interruzioni a valle come le difficoltà logistiche nella fornitura della PlayStation di quinta generazione o i problemi per l’industria di organizzare la produzione. Si comprende l’importanza del problema solo guardando all’allungamento dei tempi di consegna per i produttori di semiconduttori. Questi infatti hanno raggiunto un picco di oltre 27 settimane di attesa nel maggio 2022.
Tra le diverse materie prime critiche il gallio è importante perché viene utilizzato nei telefoni cellulari e nei sensori di pressione per gli interruttori tattili. Il germanio viene utilizzato nella produzione di fibre ottiche, di chip ad alta velocità e radiazioni infrarosse. E la Cina è di gran lunga il più grande attore nella supply chain globale per questi materiali, producendo l’80% del gallio mondiale e il 60% del germanio. Questo pur non essendo ancora in grado di produrre semiconduttori di ultima generazione e avendo ancora bisogno di importazioni.
Protezionismo e sicurezza nazionale
Se da un lato i suoi bisogni di importare la rendono dipendente, il ruolo di fornitore di alcune materie prime mette la Cina in una posizione favorevole. Nell’agosto dello scorso anno Pechino ha annunciato controlli sulle esportazioni di gallio e germanio, come parte di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. In questo confronto l’amministrazione Biden ha introdotto ampi controlli sulle esportazioni per limitare l’accesso di Pechino ai semiconduttori prodotti negli Stati Uniti.
La Cina al momento non è in grado di acquistare chip avanzati e tecnologia da fornitori statunitensi senza che il venditore non ottenga una licenza dal governo statunitense. La mossa di Washington è stata motivata dalle preoccupazioni che, senza limitare l’accesso alla tecnologia statunitense, l’esercito cinese potrebbe superare quello degli Stati Uniti in termini di potenza complessiva.
Quanto è effettivamente possibile il riciclo
Deloitte afferma che le industrie dovranno mitigare le vulnerabilità della catena di approvvigionamento concentrandosi sul riciclo e esaminando strategie di stoccaggio. Come scrivono i ricercatori che si sono occupati del report, nel 2022 sono stati prodotti 57,4 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici di cui solo il 17% è stato formalmente riciclato. In base alle tendenze attuali, si prevede che il numero di rifiuti elettronici salirà a 75 milioni di tonnellate entro il 2030.
“Perché non vengono riciclati più rifiuti elettronici?”, si chiedono i ricercatori. “Ad alto livello, spesso perché non è redditizio”. Gli investimenti nel riciclo dei rifiuti elettronici possono contribuire alla resilienza in un contesto di incertezza. Seppure siano iniziative da miliardi di euro, potrebbero essere redditizie. In definitiva, il riciclo non è così facile ma potrebbe diventare una necessità.

