Il problema del capitale umano
La posizione cala al 25° posto se si parla solo di capitale umano. Solo il 46% delle persone possiede competenze digitali di base, un dato al di sotto della media UE pari al 54%. Il divario rispetto alla media UE è più ridotto quando si tratta di persone in possesso di competenze digitali superiori a quelle di base (23% in Italia rispetto al 26% nell’UE) ma il paese soffre di una percentuale molto bassa di laureati nel settore TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione): solo l’1,4 % dei laureati italiani, il dato più basso registrato nell’UE.
Questo scenario può aiutare a spiegare il perché della difficoltà di attrarre talenti da parte delle imprese. Spesso, i problemi sono la poca formazione e l’assenza di competenze specifiche.
Fattori chiave per l’attrazione di talenti
Parlando specificamente di supply chain, una guida di McKinsey ha identificato cinque fattori chiave che stimoleranno la trasformazione digitale, ponendo l’accento sull’attrazione dei talenti. Supply chain e procurement sono due aree che possono offrire un vantaggio competitivo alle aziende, purché ci sia lungimiranza. Durante il percorso di trasformazione, talento e tecnologia sono fondamentali per il successo, dalla pianificazione e assunzione alla gestione e sviluppo.
Il primo fattore riguarda l’assunzione di leader digitali senior per attrarre talenti. Queste figure professionali, come il Chief digital officer (Cdo), selezionano e assumono candidati, stabilendo standard tecnici e impostando il modo di collaborare, innovare e mantenere alta la qualità. L’esperienza e la credibilità del Cdo aiuteranno a convincere i talenti di alto livello a entrare a far parte dell’azienda.
Il secondo fattore riguarda la proposta dall’azienda verso questi talenti. In questo senso può essere necessario fare appello alle esigenze specifiche di ogni singolo candidato; stack tecnologico moderno; comprensione dei fattori che motivano le diverse categorie di candidati; opportunità di crescita e formazione di alto livello.
Il terzo punto riguarda l’assunzione di talenti digitali internamente, per cui è necessario mantenere un livello elevato di competenze tecniche e puntare su una mirata riqualificazione e sull’aggiornamento delle competenze. Collegato a questo punto c’è il quarto, che sottolinea la necessità di programmi di sviluppo e apprendimento specifico per i leader digitali. Il quinto fattore chiave risulta invece quello di valutare i compromessi tra risultati immediati e sviluppo di capacità a lungo termine, sfruttando contractor temporanei per integrare le consegne.
Iniziative e strategie dell’Italia
Restando nel contesto italiano, essendoci un basso capitale umano si fa più pressante la necessità di attrarre talenti da parte delle aziende. Questo nell’attesa che la situazione migliori a livello strutturale. Dal punto di vista governativo l’Italia ha varato una strategia nazionale per le competenze digitali completa, attuata attraverso un Piano operativo adottato nel dicembre 2020. Il documento identifica 111 iniziative e stabilisce milestone e target da raggiungere entro il 2025, tra cui quello di dotare il 70% della popolazione di competenze digitali di base, in linea con l’obiettivo dell’80% previsto dal decennio digitale per il 2030. Nel 2021 il governo ha effettuato una prima valutazione dell’attuazione del Piano, da cui emergono progressi generali, con 34 iniziative (sulle 49 monitorate) in corso o concluse, che hanno riguardato l’istruzione e la formazione, la riqualificazione e il miglioramento delle competenze. È attualmente in corso un aggiornamento del Piano Operativo.
L’iniziativa Repubblica Digitale, guidata dalla coalizione italiana per le competenze e le occupazioni digitali, ha continuato a svolgere un ruolo fondamentale, con oltre 260 iniziative che nel 2021 hanno raggiunto più di 2 milioni di studenti e 90 000 insegnanti, 240 000 lavoratori e 1,6 milioni di altre persone. Alla fine di gennaio 2022 il governo ha anche annunciato l’istituzione di un Fondo per la Repubblica Digitale che stanzia 350 milioni di euro per sostenere iniziative sulle competenze digitali e formare 2 milioni di cittadini nel periodo 2022-2026. Le competenze digitali più specialistiche e avanzate rientrano nell’ambito della Formazione 4.0, anche se i risultati sulla diffusione di tale misura non sono ancora disponibili.
Il rafforzamento delle competenze digitali e lo sviluppo del capitale umano dovrebbero rimanere una delle principali priorità, in quanto sono le condizioni per una trasformazione digitale inclusiva e realmente incisiva. Le iniziative e le politiche per le competenze digitali devono essere strettamente integrate con le politiche industriali e del mercato del lavoro, anche al fine di creare opportunità per i giovani, attrarre e trattenere i talenti. Una sinergia tra le strategie di governi e imprese risulta in questo senso fondamentale.

