Negli ultimi anni, la sostenibilità aziendale è diventata un pilastro fondamentale per le imprese di ogni settore. La crescente attenzione verso i temi ambientali, sociali e di governance ha spinto le istituzioni europee a sviluppare standard chiari e rigorosi per la rendicontazione della sostenibilità. In questo contesto, il framework degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) rappresenta un punto di svolta per le aziende, introducendo un sistema di reportistica standardizzato, trasparente e comparabile a livello europeo.

Cosa sono gli ESRS?

Gli ESRS, sviluppati dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), stabiliscono criteri dettagliati per la divulgazione di informazioni sulla sostenibilità, coprendo aspetti come il cambiamento climatico, la biodiversità, i diritti umani e la governance aziendale. La loro implementazione è stata resa obbligatoria dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che sostituirà progressivamente la precedente Non-Financial Reporting Directive (NFRD).

Le nuove regole si applicano a un numero significativamente maggiore di aziende rispetto alla NFRD, coinvolgendo non solo le grandi imprese, ma anche molte aziende di medie dimensioni. Le società quotate e quelle con più di 250 dipendenti e un fatturato superiore ai 40 milioni di euro saranno tenute a rispettare i requisiti ESRS.

Il principio della doppia materialità

Uno degli elementi chiave degli ESRS è il principio della “doppia materialità”. Questo concetto impone alle imprese di rendicontare sia l’impatto delle proprie attività sull’ambiente e sulla società (materialità d’impatto), sia il modo in cui i fattori ESG influenzano la loro performance finanziaria (materialità finanziaria). Ciò garantisce una visione più completa e approfondita dei rischi e delle opportunità legate alla sostenibilità.

Tuttavia, le prime analisi sulle implementazioni ESRS hanno evidenziato ampie differenze nelle pratiche di rendicontazione. Secondo il rapporto KPMG ESRS Real-Time: FAST 50, le aziende hanno identificato tra 9 e 93 impatti materiali, rischi e opportunità (IROs), con una netta predominanza degli impatti, che rappresentano il 59% delle segnalazioni. Questo dimostra la complessità dell’applicazione della doppia materialità e la necessità di linee guida più chiare.

I requisiti di reportistica

L’ESRS prevede l’obbligo di divulgare informazioni dettagliate su:

  • Strategie aziendali e modelli di business, con particolare attenzione all’integrazione della sostenibilità.
  • Impatto ambientale, comprese emissioni di gas serra, consumo di risorse e biodiversità.
  • Aspetti sociali, tra cui condizioni di lavoro, diversità e inclusione, diritti umani e relazioni con le comunità locali.
  • Governance, inclusi meccanismi di gestione del rischio e pratiche anti-corruzione.

Un’area che ha mostrato maggiore maturità rispetto ad altre è la reportistica sul clima: il 86% delle aziende ha pubblicato analisi degli scenari climatici e il 62% ha fissato obiettivi di emissioni nette zero, spesso allineandosi con l’iniziativa Science Based Targets (SBTi) per il 2050. Questo dimostra un forte impegno da parte delle imprese verso la decarbonizzazione, anche se rimangono sfide legate alla trasparenza e alla misurazione dei progressi.

Le sfide per le aziende

La transizione verso il nuovo quadro normativo presenta sfide significative per le aziende, che devono adattarsi a requisiti di rendicontazione più dettagliati e complessi. Tra le principali difficoltà vi sono:

  • La necessità di raccogliere dati ESG affidabili e verificabili.
  • L’adeguamento dei sistemi informativi e dei processi interni.
  • La formazione del personale per garantire la conformità ai nuovi standard.
  • La difficoltà di integrare la sostenibilità nella strategia aziendale: molte aziende, pur pubblicando dati ESG dettagliati, faticano a dimostrare un collegamento chiaro tra sostenibilità e business strategy.

I benefici della nuova normativa

Nonostante le difficoltà, l’adozione degli ESRS offre numerosi vantaggi strategici:

  • Maggiore trasparenza, che rafforza la fiducia degli investitori e degli stakeholder.
  • Miglior gestione del rischio, grazie a una valutazione più accurata degli impatti ESG.
  • Competitività sul mercato, con una maggiore attrattività per investitori e partner commerciali.
  • Contributo alla transizione ecologica, supportando gli obiettivi dell’Unione Europea per la sostenibilità.

Per affrontare le difficoltà legate alla reportistica, la Commissione Europea sta valutando proposte per semplificare l’ESRS, dando priorità ai dati quantitativi e chiarendo le divulgazioni obbligatorie, pur mantenendo l’approccio della doppia materialità. Inoltre, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per ottimizzare la leggibilità delle dichiarazioni di sostenibilità sta emergendo come una strategia chiave per migliorare l’efficienza della reportistica.

L’impatto degli ESRS sulle imprese

L’implementazione degli ESRS richiede un approccio strutturato, che comprende la raccolta e l’analisi di dati accurati, la formazione del personale e l’integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali. Le imprese dovranno dotarsi di strumenti tecnologici adeguati per la gestione della reportistica e adottare best practice per garantire la conformità ai nuovi standard.

Gli European Sustainability Reporting Standards segnano un passo decisivo verso una maggiore responsabilità aziendale e una finanza più sostenibile. Pur rappresentando una sfida, offrono alle aziende l’opportunità di dimostrare il loro impegno per un futuro più equo e sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea in materia di transizione ecologica e sviluppo responsabile. Tuttavia, è essenziale che le imprese migliorino il collegamento tra sostenibilità e strategia aziendale, rafforzando il coinvolgimento degli stakeholder e adattando i report per essere più accessibili sia agli esseri umani che alle tecnologie AI.