Mastercard, il secondo più grande emittente di carte al mondo con oltre 1,5 miliardi di carte di debito e 1,03 miliardi di carte di credito in circolazione a livello globale, sta portando avanti una trasformazione sostenibile che va ben oltre le proprie mura aziendali. L’obiettivo è chiaro: raggiungere zero emissioni nette entro il 2040 su tutta la catena del valore, un traguardo ambizioso che coinvolge ogni livello dell’organizzazione, dai siti aziendali fino ai fornitori globali.
Energia rinnovabile: dalle sedi aziendali alla filiera
Dal 2019, tutte le sedi di proprietà e gestite da Mastercard operano con energia elettrica 100% rinnovabile. L’azienda ha investito in certificati di energia rinnovabile, impianti on-site e progetti di clean energy, non per rispettare formalità, ma per affrontare il legame tra crescita economica ed emissioni di carbonio.
Secondo il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, l’efficienza energetica rappresenta il “primo carburante”, una risorsa sicura e conveniente per ridurre sia le bollette energetiche sia le emissioni di gas serra. Mastercard ha fatto propria questa filosofia, spostando l’attenzione ora su un’altra sfida: le emissioni della catena di fornitura, o Scope 3.
Infrastrutture resilienti e autosufficienti
Mastercard non si limita a contratti di fornitura verde. Sta anche investendo in infrastrutture energetiche autonome per rafforzare la resilienza alle crisi climatiche. A O’Fallon, Missouri, è in costruzione un impianto solare su 40 acri per alimentare il più grande hub tecnologico dell’azienda, capace di operare indipendentemente dalla rete elettrica locale.
A Purchase, New York, la sede centrale sarà riscaldata e raffreddata grazie a 160 pozzi geotermici profondi 600 piedi, eliminando la dipendenza dal gas fossile. Pannelli solari sono in fase di installazione anche a Dubai, Kansas City, Harrogate e in altre sedi globali.
A St. Louis, un nuovo progetto solare prevede che metà dell’area venga destinata a spazi verdi e rimboschita nell’ambito della Priceless Planet Coalition, l’iniziativa globale di Mastercard per riforestare 100 milioni di alberi in sei continenti.
Un cambiamento che parte dalla supply chain
Il vero banco di prova per la strategia climatica di Mastercard sono le emissioni Scope 3, che comprendono i fornitori e rappresentano la quota maggiore dell’impatto ambientale. Nel 2023, il 91% dei fornitori, responsabili dell’85% delle emissioni della catena, ha iniziato a monitorare e rendicontare le proprie emissioni. Molti di loro stanno adottando obiettivi scientifici di riduzione.
Mastercard offre supporto concreto: strumenti per l’efficienza energetica, linee guida sull’adozione delle rinnovabili e pianificazione congiunta per ridurre gli sprechi. Questo approccio sta già dando risultati significativi:
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-48% di emissioni Scope 1 (dirette) rispetto al 2016
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-40% di emissioni Scope 2 (energia acquistata)
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-20% di emissioni Scope 3 già raggiunti prima dell’obiettivo del 2025
La sostenibilità come parte integrante del business
Secondo Tara Maguire (EVP Financial Operations) e Ellen Jackowski (Chief Sustainability Officer), il messaggio è chiaro: “Le imprese possono essere profittevoli e al tempo stesso buone vicine di casa. Il successo aziendale e il benessere della comunità sono connessi.”
Mastercard dimostra che la sostenibilità non è un elemento accessorio, ma un pilastro strategico del business moderno. Il suo approccio integrato alla transizione ecologica rappresenta un modello replicabile per le grandi multinazionali: l’azione climatica non si ferma alle mura aziendali, ma si estende a partner, clienti e fornitori in tutto il mondo.
Con investimenti concreti, obiettivi scientifici e una visione a lungo termine, Mastercard sta ridefinendo cosa significhi essere leader non solo nel settore dei pagamenti, ma anche nella lotta al cambiamento climatico.

