Nel 2026, quasi tutte le discussioni sul procurement ruoteranno intorno all’intelligenza artificiale. I Cpo si confrontano con domande ricorrenti:
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Da dove partire per definire una strategia AI efficace?
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Come distinguere tra hype e benefici concreti?
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Come ottenere di più con risorse limitate?
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Il team ha le competenze necessarie per evolvere con la tecnologia?
Spesso l’AI viene vista come la promessa di automatizzare tutto, ma il podcast mette in guardia contro questa semplificazione. L’intelligenza artificiale non è l’obiettivo finale, ma il catalizzatore che può rendere possibile una vera trasformazione. Senza una chiara strategia e una visione del ruolo della funzione procurement, l’efficienza generata rischia di tradursi solo in tagli di risorse, anziché in reale creazione di valore per l’azienda.
Digitalizzazione: due strade possibili
Uno dei passaggi centrali del podcast riguarda il modo in cui le organizzazioni affrontano la digitalizzazione del procurement. Secondo Ideson, esistono sostanzialmente due percorsi.
1. Digitalizzare l’esistente (la “cow path”)
È la strada più semplice e la più comune. I processi attuali vengono mantenuti così come sono, limitandosi a sovrapporre strumenti digitali a workflow già esistenti: approvazioni, sourcing, intake, gestione fornitori. Il risultato? Processi più veloci, ma non migliori. Se un processo era inefficiente o frustrante prima, la tecnologia lo renderà solo più rapidamente inefficiente. Inoltre, una volta che questi processi vengono “hard-coded” nei sistemi, diventa molto difficile ripensarli in futuro.
2. Ridisegnare il modello operativo
La seconda strada è più complessa, ma anche l’unica che porta a una vera trasformazione. In questo caso, la domanda non è “quale tool usare?”, ma:
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Questo processo serve davvero?
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Quali decisioni devono restare umane?
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Quali attività possono (o devono) essere eliminate o automatizzate?
Qui la tecnologia non è un “cavallo più veloce”, ma un mezzo per fare cose che prima non erano possibili: meno eventi di sourcing, ma risultati commerciali migliori; meno workflow, più orchestrazione strategica dei fornitori.
Readiness organizzativa: il vero collo di bottiglia
Un altro punto chiave del podcast riguarda la prontezza organizzativa. I problemi più frequenti non derivano da tecnologie immature, ma da culture aziendali non pronte ad adottarle.
La resistenza al cambiamento non nasce necessariamente dal rifiuto dell’innovazione, ma dalla paura:
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l’AI è vista come un supporto o come una minaccia?
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il team si sente coinvolto o sostituibile?
Senza fiducia e senso di ownership, anche le migliori soluzioni tecnologiche falliscono. La readiness non è una questione tecnica, ma umana e culturale.
Curiosità e leadership: competenze chiave del 2026
Nel podcast emerge un tema spesso sottovalutato: la curiosità. Molti leader del procurement ammettono di non comprendere fino in fondo come funzionino modelli AI o LLM. E questo, sottolinea Ideson, non è un problema. I leader non sono chiamati a diventare tecnici, ma a porre le domande giuste; sperimentare; guidare il cambiamento con giudizio e visione. Nel 2026, la curiosità non è più un “nice to have”: senza sperimentazione non c’è apprendimento, e senza apprendimento il cambiamento viene subito, non guidato.
Efficienza: decidere prima come usarla
Il messaggio più importante del podcast riguarda l’efficienza. Se l’AI libera, ad esempio, il 20% del tempo di un team, quel tempo deve essere intenzionalmente indirizzato verso attività a valore, altrimenti rischia di essere assorbito dal business sotto forma di semplice riduzione di risorse. Se non viene chiaramente definito che questa efficienza sarà impiegata per promuovere innovazione con i fornitori, gestire i rischi o creare valore strategico, l’automazione rischia di erodere la funzione invece di rafforzarla.
Un cambio di paradigma per il procurement
Il podcast si chiude con una visione chiara: nel 2026 il procurement non deve puntare a essere una funzione di supporto più efficiente, ma un operatore di business più maturo e consapevole. In un contesto che resterà volatile, le vere opportunità saranno per chi saprà:
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progettare il futuro della funzione prima che la tecnologia lo imponga
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bilanciare pragmatismo e innovazione
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usare l’AI come leva strategica, non come scorciatoia

