La trasformazione della supply chain verso pratiche green può portare guadagni che nel tempo compenseranno i costi iniziali. Ma serve una gestione del cambiamento (change management) oculata e un approccio bottom-up che coinvolga tutti i dipendenti, favorendo un ecosistema aziendale orientato alla sostenibilità.
La trasformazione in atto
Negli ultimi anni la supply chain ha subito un importante spostamento verso pratiche “verdi” che portano molti vantaggi intrinseci, tra cui costi inferiori, maggiore efficienza e maggiore fidelizzazione dei clienti. Al di là di una naturale resistenza al cambiamento, l’implementazione di pratiche di acquisto green può essere costosa (i veicoli elettrici costano fino a tre volte di più rispetto ai modelli tradizionali, ad esempio, e se si tiene conto del costo di costruzione di stazioni di ricarica rinnovabili, la cifra è ancora più alta). Ma in futuro ci si aspetta che molti di questi costi siano compensati da guadagni di efficienza. E la tecnologia diventerà più conveniente con il tempo.
Perseguendo la sostenibilità, le aziende possono effettivamente ridurre le spese a lungo termine. I moderni strumenti tecnologici hanno reso la trasparenza della supply chain più facile e la blockchain, ad esempio, consente il tracciamento di merci e materiali, mentre i sensori IoT possono tracciare prodotti e veicoli. I sistemi che impiegano l’intelligenza artificiale possono aiutare gli operatori a prevedere con precisione la domanda, evitando l’eccesso dei materiali. Man mano che la catena di approvvigionamento diventa più trasparente, le aziende porranno maggiore enfasi sull’approvvigionamento sostenibile dei materiali. Rendere più verde la catena di approvvigionamento significa trasformare ogni fase del processo, al fine di ridurre le emissioni di carbonio, aumentare la resilienza e creare sistemi più efficienti. Dalla conformità all’essere un fattore di efficienza, le pratiche di approvvigionamento sostenibile offrono più vantaggi rispetto a quelle ambientali.
Gli ostacoli e le opportunità
Il principale ostacolo citato dai responsabili del procurement all’adozione di pratiche di approvvigionamento sostenibili è il costo. Secondo il rapporto “The Business Guide to Sustainable and Circular Procurement” di Edie pubblicato nel novembre 2023 e citato in un recente articolo da Cpo Strategy, “Costi e finanze” è stato considerato uno dei maggiori ostacoli al procurement sostenibile. In un sondaggio condotto tra i responsabili del procurement, il 76% ha considerato il costo uno dei maggiori problemi, rispetto alla seconda opzione, “Mancanza di dati” (54%), e alla terza, “Mancanza di comprensione della sostenibilità” (38%).
Ma i benefici dell’azione collettiva per il clima superano di gran lunga i suoi costi a breve termine, e sono derivanti dalla riduzione dell’impatto ambientale nella catena di approvvigionamento che può fare da catalizzatore per rispondere a diversi problemi. Ad esempio, un approvvigionamento più circolare può proteggere il processo Source to Pay dalla volatilità dei prezzi e dall’interruzione della catena di approvvigionamento in questo momento di flessione della continuità della supply chain globale a causa di tensioni geopolitiche, controversie e interruzioni del commercio via mare.
Un change management efficace
L’integrazione della sostenibilità nelle pratiche di approvvigionamento può effettivamente aiutare a ridurre i costi dipartimentali e la valutazione dei processi al fine di esplorare le opzioni ecologiche spesso espone le inefficienze esistenti, i silos e la scarsa pianificazione che possono quindi essere corretti. Al centro della rivoluzione Esg c’è il tema della gestione del cambiamento (change management). Le aziende hanno ora l’opportunità di integrare l’agilità strategica nel proprio modello operativo, sviluppare nuovi prodotti e stringere nuove alleanze, ma per avere successo è necessario migliorare insieme struttura e cultura.
Una gestione efficace del cambiamento richiede che le questioni legate alla sostenibilità non sia affrontate con un approccio dall’alto verso il basso, ma piuttosto richiede una responsabilità condivisa a diversi livelli di tutti i dipendenti di un’azienda e di tutte le funzioni. Un ecosistema che condivida la stessa visione sull’impatto della propria azienda sull’ambiente e sul cambiamento climatico. Questo può portare anche a un disinvestimento in asset che possono sostenere impatti negativi sull’agenda Esg più ampia, approccio che può portare pressione su chi gestisce tali asset. L’imperativo è quello di abbracciare il cambiamento per rimanere competitivi e crescere attraverso le persone, diventando più flessibili e reattivi nell’integrare nuove tecnologie che possano svolgere un ruolo fondamentale nella promozione delle strategie Esg.

