Il 2025 è stato un anno segnato da forti turbolenze nelle catene di approvvigionamento globali e nel commercio internazionale. Tra tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati, shock climatici e trasformazioni tecnologiche, molte imprese hanno dovuto fare i conti con interruzioni ricorrenti delle supply chain, evidenziando la necessità di ripensare strategie, dati e approcci alla gestione dei rischi.

Una resilienza non ancora matura: il paradosso della fiducia

Secondo il Supply Chain Risk Report 2026 pubblicato da Sphera, molte organizzazioni entrano nel nuovo anno con un alto livello di fiducia nella propria capacità di gestire il rischio, ma i risultati operativi raccontano una storia diversa. Dalla survey – basata su risposte di 800 Chief procurement officer e Chief supply chain officer in Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada – emerge infatti un vero e proprio “paradosso di fiducia”: quasi tutti i leader intervistati si dichiarano sicuri della qualità dei dati sui fornitori e della capacità di identificare segnali di crisi, ma il 73% delle aziende ha comunque subito perdite finanziarie o operative causate da interruzioni nella supply chain nel corso degli ultimi 12 mesi.

Anche quando le aziende adottano strategie tradizionali di mitigazione (come diversificazione dei fornitori, nearshoring o buffer di inventario), queste non sembrano sufficienti a prevenire shock significativi se le fondamenta informative restano fragili. Dati incompleti, visibilità limitata oltre il primo livello di fornitura, scarsa cooperazione e strumenti frammentati continuano a ostacolare decisioni rapide e affidabili.

Dati, visibilità e governance: le lacune sotto la superficie

Il report di Sphera sottolinea come la visibilità dei dati lungo la catena di fornitura debba essere non solo ampia ma anche verificabile, aggiornata e tracciabile in modo continuo. Senza queste condizioni, anche strumenti avanzati di monitoraggio o soluzioni basate sull’AI rischiano di produrre segnali inefficaci o poco affidabili.

Allo stesso tempo, il livello di scrutinio da parte dei consigli di amministrazione e dei Cfo è in crescita, con quasi la metà delle decisioni di rischio sottoposte a verifiche settimanali o mensili. Ciò richiede notizie di rischio più solide e sostenute da prove critiche piuttosto che da semplici dashboard di facile lettura.

Forze globali: oltre il rischio operativo, verso un nuovo ambiente di commercio

A livello macro, le catene di approvvigionamento non sono isolate dalle dinamiche globali di commercio; il programma Future of Trade lanciato da Economist Impact e presentato al World Economic Forum di Davos analizza proprio come il commercio globale stia evolvendo in risposta a geopolitica, clima e tecnologia.

Secondo questa iniziativa, il commercio internazionale è sempre meno guidato da efficienza e costi minimi, e sempre più definito da rischio, rivalità e “weaponisation” delle pratiche commerciali (in cui gli strumenti economici vengono utilizzati come leve politiche o strategiche). Tra le forze chiave che stanno rimodellando il sistema commerciale ci sono:

  • l’accelerazione tecnologica guidata da AI e automazione;

  • la competizione geopolitica, con barriere tariffarie, restrizioni e tensioni multilaterali;

  • la crescente interferenza di eventi climatici estremi, che impattano i percorsi logistici e la produzione.

Questi fattori stanno contribuendo a una progressiva frammentazione dei mercati, a un declino della cooperazione multilaterale come norma dominante e a una maggiore enfasi sulla resilienza e sicurezza delle catene di approvvigionamento.

Un futuro di commercio e collaborazione: roadmap e priorità

Il quadro delineato da Future of Trade non è solo di rischio, ma anche di opportunità, a patto che imprese e policy maker adottino approcci nuovi e più integrati. Il programma prevede, nella sua roadmap di ricerca, tre priorità principali:

  • Ripristinare fiducia nei sistemi multilaterali, con regole e strutture condivise in grado di sostenere cooperazione e integrazione economica;
  • Espandere il commercio digitale e sostenibile, facendo in modo che benefici e opportunità digitali siano accessibili a economie di diverse dimensioni;
  • Costruire reti commerciali e supply chain resilienti, che possano resistere a volatilità, shock climatici e turbolenze geopolitiche, con l’AI e tecnologie digitali al centro di nuovi modelli di resilienza.

Verso un nuovo paradigma di creazione di valore

Le evidenze combinate del report di Sphera e delle analisi di Economist Impact convergono su un punto chiave: la capacità di affrontare le disruption non significa solo reagire agli shock, ma prepararsi in modo proattivo e strategico a uno scenario globale sempre più complesso e interconnesso. Ciò richiede dati affidabili, trasparenza nei rapporti con i partner e una combinazione di competenze tecnologiche, strategiche e collaborative.

Le aziende che sapranno adattare non solo le loro tattiche operative, ma anche il modo in cui progettano le catene di approvvigionamento, potranno ridurre perdite e interruzioni, trasformando le sfide in opportunità. In un mondo in cui la stabilità commerciale dipende tanto dalla cooperazione quanto dalle capacità interne di gestione dei rischi, questa visione strategica diventa un vantaggio competitivo decisivo.