La Commissione europea ha pubblicato un fitness check, ovvero una valutazione completa e sistematica dell’efficacia delle norme UE esistenti, con l’obiettivo di capire se le regole attuali funzionano, quali miglioramenti sono necessari e come adattarle ai cambiamenti del contesto. Il fitness check analizza le normative sulla sicurezza energetica tra il 2017 e il 2024 e non è solo un esercizio burocratico: racconta come l’Europa abbia dovuto ripensare in corsa la propria filiera energetica di fronte a shock geopolitici senza precedenti.

La crisi del 2021-2023, innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, ha evidenziato i limiti di un sistema ancora troppo dipendente da pochi fornitori esterni e poco flessibile di fronte a tensioni improvvise. Dal punto di vista delle catene di approvvigionamento emerge chiaramente come la sicurezza energetica non riguarda solo la produzione, ma la diversificazione, la flessibilità e il coordinamento lungo tutta la filiera.

Le regole chiave sotto esame

Il fitness check si concentra su due normative fondamentali per la sicurezza energetica dell’UE:

  • il Regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas (2017/1938), che definisce regole comuni per prevenire interruzioni nelle forniture di gas. Il regolamento promuove la cooperazione tra Stati membri, la pianificazione dei rischi e l’adozione di misure preventive, stabilendo anche un principio di solidarietà: in caso di crisi grave, i Paesi membri devono supportarsi reciprocamente per garantire che i consumatori più vulnerabili non restino senza energia.

  • il Regolamento sulla preparazione ai rischi nel settore elettrico (2019/941), parte del pacchetto “Clean Energy for All Europeans”. Richiede agli Stati membri di elaborare piani nazionali e regionali per gestire carenze o interruzioni di elettricità, proteggere la stabilità della rete e coordinare strumenti comuni tra le autorità competenti, garantendo così continuità di approvvigionamento anche in situazioni di emergenza.

Queste due normative hanno rappresentato la struttura di riferimento dell’Europa durante la crisi energetica del 2021‑2023, consentendo di mantenere forniture essenziali e proteggere i consumatori più vulnerabili. Allo stesso tempo, il fitness check mette in luce che, di fronte a shock prolungati e complessi come quelli generati dal conflitto in Ucraina, le regole esistenti non erano completamente adeguate.

Il report indica quindi la necessità di aggiornare il quadro normativo, migliorando la capacità dell’UE di prevenire crisi, reagire rapidamente agli imprevisti e garantire la resilienza della filiera energetica di fronte a scenari futuri più incerti e complessi.

Diversificazione delle forniture: la trasformazione della filiera

Dal 2017 a oggi, il mix energetico europeo è cambiato in modo significativo: le fonti rinnovabili sono passate dal 18,4% al 24,5% del totale, mentre carbone e combustibili fossili hanno visto un calo costante. Questo cambiamento riflette sia la transizione energetica sia la volontà dell’UE di rendere le proprie forniture più sicure e sostenibili.

Il gas naturale resta un nodo critico della supply chain. Prima del 2022, la Russia copriva quasi la metà delle importazioni dell’UE; oggi, grazie a una strategia di diversificazione, la Norvegia è il principale fornitore, seguita dagli Stati Uniti e dalla Russia in misura ridotta. Questa nuova distribuzione riduce la vulnerabilità dell’Europa a interruzioni improvvise o pressioni geopolitiche.

Particolarmente rilevante è la crescita del gas naturale liquefatto (LNG), che in pochi anni è passato da componente marginale a elemento strutturale della strategia europea. La costruzione di nuovi terminali, accordi commerciali diversificati e rotte logistiche alternative hanno reso la supply chain più modulare, flessibile e resistente a interruzioni localizzate.

Oltre al gas, la crescita delle energie rinnovabili contribuisce a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a stabilizzare i prezzi dell’energia, rendendo l’intera filiera più resiliente e pronta a fronteggiare future crisi. Questo doppio approccio — diversificazione dei fornitori e sviluppo delle fonti interne — è oggi un pilastro centrale della strategia europea per garantire sicurezza energetica e autonomia industriale.

Cosa funziona e cosa va migliorato

Secondo la Commissione, il quadro normativo ha aumentato la resilienza dell’UE, grazie a una maggiore trasparenza e cooperazione tra Stati membri. Tuttavia, il report evidenzia anche alcune criticità:

  • necessità di analisi dei rischi più approfondite e scenari di crisi realistici;

  • attenzione crescente a cybersecurity e minacce ibride, che possono colpire infrastrutture energetiche e logistiche;

  • accesso sicuro alle materie prime critiche per la transizione energetica;

  • integrazione dei rischi legati al cambiamento climatico.

Dal punto di vista dei costi, il sistema è risultato efficiente: gli oneri amministrativi e infrastrutturali sono modesti rispetto ai potenziali danni di una crisi energetica. Rimane però margine per snellire procedure e ridurre il carico operativo sulle amministrazioni nazionali.

Verso una supply chain energetica più matura

Il fitness check conferma che le regole attuali hanno creato valore a livello europeo, favorendo cooperazione, mitigazione dei rischi e solidarietà tra Paesi. Ma evidenzia anche che il modello va rafforzato, soprattutto in un contesto di crescente elettrificazione, nuove tensioni geopolitiche e trasformazione industriale.

Il futuro della sicurezza energetica dipenderà dalla capacità di progettare supply chain resilienti, diversificate e integrate, capaci di sostenere sia la transizione energetica sia la stabilità economica. Non si tratta più solo di energia, ma di strategia industriale e autonomia competitiva.

L’energia come asset strategico

Il messaggio finale è chiaro: l’energia non può essere gestita come un semplice prodotto da importare. Serve una visione integrata della filiera, che consideri infrastrutture, mercati e risorse come elementi interconnessi. La resilienza della supply chain diventa così uno strumento di protezione non solo della produzione energetica, ma dell’intero sistema economico europeo.

Investire in reti elettriche intelligenti, terminali LNG, stoccaggio e coordinamento transfrontaliero non è più un optional: è una scelta strategica per garantire continuità, stabilità dei prezzi e competitività a lungo termine.