Posted On 21 Giugno 2019 By In Sostenibilità With 242 Views

Supply chain tessili, #GarmentMeToo contro la violenza di genere

supply chain tessili

Un report fornisce una road map per superare una situazione di impunità

Mentre a Ginevra sono in corso le negoziazioni dell’International Labor Organization per creare un nuovo standard globale sui diritti del lavoro delle donne, le associazioni Global Labor Justice e Asia Floor Wage Alliance (Afwa) hanno pubblicato un report intitolato Gender Justice on Garment Global Supply Chains: An Agenda to Transform Fast-Fashion, all’interno della campagna #GarmentMeToo lanciata lo scorso mese.

Il report vuole fornire una road map per suggerire ai marchi della fast fashion come porre fine alla violenza basata sul genere e le molestie, gender based violence and harassment (Gbvh), nelle linee di produzione del settore tessile, insieme a una serie di raccomandazioni dell’International Labour Organization (Ilo). Le raccomandazioni sono incentrate sui lavoratori dal salario basso nelle supply chain globali e includono informazioni chiave sul Safe circle approach dell’Afwa, un approccio trasformativo alla prevenzione della violenza di genere che integra i componenti principali di un approccio aziendale alla responsabilità.

Il Safe circle approach è stato progettato dall’Awfa Women’s Leadership Committee in partnership con le lavoratrici delle linee di produzione, i sindacati e le aziende. È stato creato in risposta alla violenza di genere nelle fabbriche tessili per sviluppare una cultura organizzativa positiva nelle linee di produzione.

Il report indica quali sono i fattori di rischio di violenza di genere legati alle pratiche di acquisto delle aziende. Questi fattori sono condizionati dalla produzione globale di abbigliamento, tessile, pelli e calzature, caratterizzata dalla ricerca del prezzo più basso possibile, dalla dispersione delle catene di approvvigionamento e dalla rapidità: ormai i marchi rilasciano solitamente tra le otto e le dieci collezioni all’anno, con una conseguente pressione sui fornitori per accelerare la produzione e accorciare i tempi di consegna.

La conseguenza è che i fornitori si basano su turni lavorativi di dieci anziché otto ore, con straordinari pagati come le ore ordinarie e sempre secondo il salario minimo. Inoltre, si servono sempre più spesso di lavoratori a contratto, per rispondere alle esigenze di flessibilità e risparmio sui costi del lavoro. Questa categoria di lavoratori viene pagata meno, gode di minori tutele e può essere licenziata al modificarsi delle esigenze del datore di lavoro. La mancanza di sicurezza circa il posto di lavoro espone maggiormente le donne alla paura di ritorsioni qualora denunciassero comportamenti di molestie o violenze di genere e rafforza una situazione di impunità.

«La ricerca parla chiaro: la violenza di genere nelle supply chain tessili globali prosegue e gli approcci attuali non stanno funzionando», afferma Elly Rosita Silaban, un membro dell’Asia Floor Wage Alliance Women’s Leadership Committee. «Le multinazionali a capo dell’industria tessile si trovano a un bivio: useranno la Safe circles strategy come strumento per sradicare la violenza di genere, una linea di produzione dopo l’altra? Oppure continueranno con un modello di business che si basa sulla violenza di genere e le molestie nell’interesse di una forza lavoro a basso prezzo e profitti più alti?». La campagna #GarmentMeToo si basa sulla ricerca 2018 sulle supply chain globali che documenta la violenza di genere nelle supply chain tessili in Asia. La ricerca ha anche portato alla creazione del Women’s Leadership Committee of the Asia Floor Wage, di cui fanno parte 14 dirigenti sindacali donne provenienti da quattro paesi, con lo scopo di trasformare in modo collaborativo una cultura di impunità.

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