Vista l’enorme accelerazione tecnologica che stiamo vivendo e le difficoltà di orientarsi tra le innumerevoli novità, The Procurement ha deciso di creare la sua prima TechMap. Nel farlo, ci è sembrato necessario indagare il significato di questo strumento partendo proprio dal concetto di mappa, declinato poi nelle sue implicazioni legate alla tecnologia.

Secondo la definizione di National Geographic una mappa è una rappresentazione simbolica di caratteristiche selezionate di un luogo, solitamente disegnata su una superficie piana. La funzione delle mappe è presentare informazioni sul mondo in modo semplice e visivo, intuitivo e di facile lettura. Le mappe descrivono il mondo mostrando dimensioni e forme di paesi, caratteristiche e distanze tra luoghi. Possono rivelare le distribuzioni delle cose sulla Terra, come modelli di insediamento, o ancora mostrare le posizioni esatte di case e strade in un quartiere di una città. 

I cartografi creano mappe per scopi diversi, a seconda di quelle che sono le necessità e di chi andrà poi a utilizzarle (e per cosa). I turisti usano quelle stradali per tracciare percorsi per i loro viaggi. I meteorologi quelle meteorologiche per preparare le loro previsioni. Gli urbanisti decidono dove mettere ospedali, parchi e infrastrutture con l’aiuto di mappe che mostrano le caratteristiche del terreno e come il terreno viene utilizzato. In generale, le mappe possono essere viste come uno strumento che permette di governare i fenomeni e la realtà, o almeno trovarci un senso attraverso coordinate definite. Ma esistono anche mappe fantastiche, come anche quelle che disegnano i luoghi dove sono ambientati i romanzi o i mondi immaginari creati dalle serie TV. Pensiamo a quella della famosa serie di David Lynch Twin Peaks, o quella della Terra di Mezzo del Signore degli Anelli. Gli esempi in questo senso sono moltissimi. Poi esistono anche mappe allegoriche relative a fenomeni o soggetti reali, come quella del “continente” delle compagnie dell’IT che navigano nei mari e negli oceani di dati. 

Se il compito di trovare il senso e la direzione è quello delle mappe, quello del raggiungimento dell’obiettivo – dell’arrivo alla meta – può essere ascrivibile alla tecnologia, in una funzione complementare. Con un ruolo non dissimile da quello di un compagno di viaggio di supporto che accompagna il cammino lungo la strada. Secondo l’enciclopedia Treccani la tecnologia è un “vasto settore di ricerca […] composto da diverse discipline […], che ha come oggetto l’applicazione e l’uso degli strumenti tecnici in senso lato, ossia di tutto ciò […] che può essere applicato alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione delle procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a determinati obiettivi”. Approcci, strategie e soluzioni innovative per cui servono conoscenze, strumenti, e processi di lavoro. In un mondo che si è formato e trasformato attraverso secoli di rivoluzioni industriali sino a portarci dove siamo oggi, per intraprendere il viaggio dell’innovazione è utile seguire dei percorsi già tracciati e guide che possano offrire dei punti di riferimento. Mappe che aiutino a non perdersi nel mare delle possibilità.

Arrivando a quello che più ci interessa in queste pagine, proprio come uno strumento di navigazione che viene usato durante un viaggio, una mappa delle tecnologie legate al procurement è uno strumento che può permettere di orientarsi e al tempo stesso ottimizzare processi e strategie per raggiungere gli obiettivi. Una mappa che aiuta ad arrivare dove serve, attraverso il percorso più diretto, efficace e tailor-made.

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Per seguire i percorsi innovativi serve quindi uno strumento che raccolga le tecnologie migliori, una base da cui poi potersi muovere per trovare la propria strada indipendente. Attraverso il monitoraggio, la ricerca, la visualizzazione e la supervisione delle conoscenze e delle tecnologie nelle aziende, una mappa che racchiuda le principali soluzioni. Per la creazione efficace di quella che viene definita Technology Map (o TechMap) è importante implementare una struttura di base che ne consenta l’implementazione con la flessibilità necessaria per futuri cambiamenti organizzativi. 

La necessità di avere una TechMap deriva dall’importanza di aumentare la competitività e sfruttare al massimo le competenze delle persone e delle cose nell’ambito della gestione della tecnologia in azienda. Uno strumento per comunità innovative, per le startup alla ricerca del giusto spazio; per gli investitori per trovare un’azienda promettente da supportare; per i leader dell’innovazione per comprendere e migliorare il loro ecosistema digitale. Ma cosa inserire e cosa scartare per costruire la propria mappa? Prendere queste decisioni è difficile, perché le scelte dipendono da tanti fattori. Tutte le mappe offrono una visione parziale ma questo non è di per sé un problema, quanto piuttosto un aspetto capace di dimostrarsi un incentivo per la vigilanza e per una continua messa in discussione e ridefinizione della propria posizione nel mondo. Per scegliere cosa tenere e cosa no è importante affidarsi ai compagni di viaggio, ai loro bisogni reali che evolvono nel tempo e alle esigenze materiali del team e dell’azienda. 

TechMap in a TechWorld

Le mappe tecnologiche capaci di orientare i viandanti in un mondo tecnologico possono essere adattate a settori specifici e alle esigenze organizzative. Sono per le aziende soprattutto strumenti strategici che guidano le decisioni e garantiscono l’allineamento con obiettivi aziendali più ampi. Le specifiche di una mappa tecnologica variano ampiamente a seconda del settore, delle dimensioni dell’azienda e della natura delle tecnologie coinvolte, che devono sempre essere valutate e ponderate secondo i bisogni.

Nella sua ultima intervista televisa, ospite del giornalista Charlie Rose nel maggio 1996, l’astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan avvertì sulle problematicità della tecnologia all’interno della società e della politica, e questo dovrebbe valere anche per l’adozione delle soluzioni o la nascita di collaborazioni. “Abbiamo organizzato una società sulla scienza e la tecnologia in cui nessuno capisce nulla di scienza e tecnologia, e questa miscela infiammabile di ignoranza e potere prima o poi ci esploderà in faccia”. Non solo è importante ovviamente dotarsi di una mappa tecnologica, quindi, ma soprattutto comprendere la tecnologia e le dinamiche che muovono le creazioni, per governarle in modo efficace prima di esserne governati. “La scienza è più di un corpo di conoscenza, è un modo di pensare”, ha affermato Sagan nella medesima intervista, esortando ad essere sempre critici e scettici esercitando il dubbio.

Una TechMap utile, in definitiva, è quella che può offrire risposte a problemi e domande che ci poniamo e continueremo a porci, mettendoci sempre in discussione. Risposte che serve prima capire, per evitare di essere in balia degli strumenti vedendoli come panacea a tutti i mali o come fenomeni apocalittici (pensiamo alla discussione sugli effetti e le trasformazioni legate alle intelligenze artificiali). Servono mappe che perseverino la strada del progresso e non solo il vantaggio competitivo. Mappe che portino maggiori possibilità di collaborazioni e un vero vantaggio diffuso nella società e per la società partendo da bisogni reali e ragionevoli. Ma serve anche elaborare adeguatamente cosa significhi innovare. Per dirla con Alessandro Manzoni, “non sempre ciò che vien dopo è progresso”.