Riportiamo l’articolo della rubrica “Storie e Parole”, pubblicato su The Procurement Magazine “Green procurement e supply chain”, anno 6 n.2 Aprile-Maggio-Giugno 2020. Il contenuto è riservato ai memebri della Community. 

La supply chain e la logistica hanno vissuto nel corso della loro storia il passaggio da processi semplici, ma ad alta intensità di manodopera, alla gestione complessa di un network globale.

La parola “logistica” etimologicamente ha radici lontane che ci riportano indietro di diversi secoli, ai tempi dell’Antica Roma. In quest’epoca la parola appartiene al mondo dell’arte militare e si rivolge a una specifica attività che consiste nell’assicurare che truppe, viveri e soldati si spostino in totale efficienza e semplicità. Addirittura sotto Gaio Giulio Cesare viene appositamente creata la figura del “logista”, responsabile degli approvvigionamenti, che appartiene alla cerchia degli ufficiali delle legioni romane.

I primi segnali

“Logistica” appare anche nel 1810 in una pubblicazione di Wilhelm Müller “The elements of the science of war” come nome di un capitolo dedicato al tema. Per “supply chain”, si dovrà attendere fino ai primi del Novecento e il giornale “The Independent” per leggere su carta stampata il termine, riferito ancora a un contesto bellico. In questo percorso una figura da menzionare è Frederick Taylor, ingegnere statunitense, noto per essersi dedicato al miglioramento della produzione e all’ottimizzazione dei tempi attraverso un metodo scientifico, “one best way” (miglior modo) ovvero il taylorismo, contenuto nelle pagine del suo “L’organizzazione scientifica del lavoro ” del 1911.

Solo dopo il secondo conflitto mondiale la logistica si spoglia della connotazione bellica e si estende al settore economico e industriale tanto che, negli anni Quaranta e Cinquanta la ricerca in ambito logistico è focalizzata sulla meccanizzazione, sulle metodologie per movimentare in modo efficiente i materiali e sull’organizzazione dello spazio e disposizione degli scaffali in magazzino. Questi sono gli anni in cui si usa con frequenza il concetto di “unità di carico” (unit load) e l’uso del pallet è diffuso.

Webinar Icam

Il trasporto su strada

A metà degli anni Cinquanta l’unità di carico viene estesa anche alla gestione del trasporto con lo sviluppo di container intermodali per navi, treni e camion. Un primo segno concreto verso la globalizzazione della catena di approvvigionamento. Gli anni Sessanta segnano un’altra tappa essenziale della storia della supply chain e della logistica: la tendenza a preferire il trasporto su strada a quello ferroviario. Da questa premessa nasce il concetto di “distribuzione fisica” (physical distribution), l’insieme delle attività che si occupano del prodotto dalla fabbrica o magazzino fino al punto vendita e che comprendono stoccaggio, movimentazione dei materiali e trasporto.

Il National Council of Physical Distribution Management (Consiglio nazionale di gestione della distribuzione fisica) viene istituito nel 1963 e diventa l’organizzazione di riferimento per il settore che, nel corso del decennio, vive una rivoluzione grazie anche all’avvento dei primi computer. Se in passato ogni transazione e attività è manuale, con l’informatizzazione si aprono le porte dell’innovazione nella pianificazione logistica e nell’ottimizzazione dei processi. In questi anni inoltre, nel 1969, alcuni studiosi, Shaw, Partner, Preece, Cardew e Rider, teorizzano una prima versione della supplier relationship.

Gli anni Ottanta segnano un’ulteriore tappa: nel 1982 due studiosi, Oliver e Webber, parlano di “supply chain management” definendolo una tecnica a cui ricorrere per la gestione del magazzino e delle scorte all’interno di una supply chain. Nello stesso anno anche Oscar Gomes, consulente di Booz Allen Hamilton rende il “supply chain management” di dominio pubblico in un’intervista per il Financial Times mentre nel 1983, la rivista WirtschaftsWoche in Germania pubblica per la prima volta i risultati di un progetto attuato e chiamato “Supply chain management”, guidato da Wolfgang Partsch. In questo panorama si fanno strada nuove logiche gestionali come il Just in time e il Materials requirements planning e da questo momento in avanti si inizia a parlare di logistica dei materiali.

Appena tre anni dopo il Consiglio nazionale di gestione della distribuzione fisica cambia nome in Consiglio di gestione della logistica (Council of Logistics management) per studiare al meglio la disciplina in evoluzione che includeva l’integrazione dei flussi in entrata, in uscita e inversa di prodotti, servizi e informazioni correlate. Questo è il periodo di maggiore riconoscimento per il settore: i dirigenti di azienda percepiscono la logistica come un’area in cui si ha l’opportunità di migliorare significativamente i profitti se si investe in professionisti qualificati e nuove tecnologie.

La disciplina diventa sempre più un insieme di attività operative interconnesse e si comincia a introdurre il concetto di “logistica integrata”, la pianificazione e il controllo dei flussi delle materie e dei correlati flussi di informazioni dal luogo di origine fino al luogo di consumo. Il tutto per essere fedeli alle richieste dell’utente finale: il passaggio al SCM è decisamente molto breve. L’avvento di sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) dagli anni Novanta in poi ha permesso una maggiore integrazione dei diversi database nelle aziende che nel decennio successivo ne hanno testato i concreti benefici.

L’arrivo della globalizzazione

A metà degli anni Novanta con la globalizzazione il termine “supply chain” diventa più popolare dal momento che è la globalizzazione stessa ad aver accentuato la necessità di strategie logistiche per network complessi. In questa fase il supply chain management acquisisce una valenza strategica in qualità di funzione che migliora le performance a lungo termine delle singole aziende e delle supply chain nel suo complesso mentre la logistica assume una sfumatura più tattica e operativa preposta alla pianificazione e al controllo. In linea con un supply chain management sempre più strategico, il Consiglio di gestione della logistica (Council of logistics management) nel 2005 diventa il Consiglio di professionisti della gestione della catena di approvvigionamento (Council of supply chain management professionals) e prova a dare una definizione di questa nuova disciplina.

Il supply chain management si legge: “comprende la pianificazione e la gestione di tutte le attività coinvolte nella ricerca, nella fornitura, nella conversione e nella gestione delle attività logistiche. Include, inoltre, la coordinazione, l’integrazione e la collaborazione con i partner della supply chain, che possono essere fornitori, intermediari, fornitori di servizi, e clienti. In poche parole, il SCM integra e coordina la supply chain e la gestione dei rapporti tra i vari attori della supply chain stessa”.

A quanto pare non esiste ancora una sua definizione univoca poiché l’insieme delle metodologie gestionali e soluzioni software sono ancora relativamente recenti e il focus di questa disciplina è mutato negli anni, mano a mano che la diffusione di internet e della tecnologia diventava più capillare. Oggi, vista l’interconnessione di una singola azienda con le altre, non si può più ragionare sul solo funzionamento interno della singola realtà ma possedere una panoramica dell’intero sistema di relazioni. Il supply chain management è essenzialmente parte integrante del successo di un’azienda.