Si è da poco concluso il vertice dei Brics a Johannesburg, in Sud Africa, e tra le novità più importanti c’è l’allargamento del gruppo ad altri sei Paesi: Argentina, Etiopia, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran.
I Paesi membri di questo gruppo di cinque che diventerà di undici a partire dal 1° gennaio 2024 mirano a un mondo maggiormente multipolare che metta al centro una crescente uguaglianza internazionale. Se la scommessa di quest’asse geopolitico sarà vinta, gli equilibri internazionali cambieranno ulteriormente nelle loro dinamiche economiche e commerciali, supply chain incluse.
Il peso geopolitico dei Brics
Quattordici anni dopo il primo vertice nel 2009, i Brics rappresentano allo stato attuale un quarto dell’economia globale con un PIL di oltre 20 trilioni di dollari e il 42% della popolazione mondiale con più di 3 miliardi di persone.
Nel 2022 la presidenza cinese ha dato la spinta al processo di espansione con l’obiettivo di scongiurare l’isolamento in cui l’amicizia russo-cinese era stata confinata a seguito della guerra in Ucraina. Questo desiderio ha incontrato la voglia di contare di più dei Paesi in via di sviluppo, che vedono nei Brics un canale per affermare uno status politico in crescita e un contrappeso all’asse euroatlantico.
Verso il mutamento degli equilibri
L’allontanamento dal sistema economico guidato dall’Occidente porterà probabilmente a un tipo di ordine globale diverso, seppur gradualmente. Rispetto ai paesi del G7, i Brics sono intanto meno orientati al libero mercato e, pur con diverse vedute all’interno del gruppo, meno avvezze a principi democratici liberali. Come riporta Bloomberg, un articolo pubblicato questa settimana da Simon Evenett e André Brotto Reigado dell’Università di San Gallo in Svizzera ha identificato tre aree in cui i Brics si differenziano sostanzialmente dalle economie guidate dagli Stati Unti: sussidi, barriere di accesso al mercato e restrizioni alle esportazioni.
Prima di tutto i Brics fanno un uso marcato di sussidi e i fondi statali sono molto attivi nel supportare le aziende locali, molto di più rispetto al resto del mondo. Inoltre, i Brics fanno meno affidamento sui divieti di esportazione rispetto alle altre nazioni e preferiscono invece restrizioni più opache sulle licenze e tasse sulle esportazioni. Allo stesso tempo, fanno un uso minore delle barriere doganali al commercio – come l’aumento delle tariffe di importazione, delle quote e delle licenze – rispetto ad altre nazioni. In terzo luogo, il rapporto mostra che gli incentivi alle esportazioni basati sulle tasse rimangono una caratteristica distintiva della loro politica.
Queste tre aree di politica economica sono cruciali per i governi che pensano di avviare colloqui per un accordo di libero scambio con i paesi Brics, hanno scritto Evenett e Reigado, e le implicazioni per l’economia globale sono enormi.
Deoccidentalizzazione?
Come scrive Pierre Haski su Internazionale, siamo di fronte non tanto a un esempio di “deoccidentalizzazione del mondo” ma alla fine dell’egemonia occidentale e alla perdita di influenza in campo economico, geopolitico e demografico del blocco euroatlantico. E l’espansione della produzione nei paesi Brics sta avendo un impatto importante sulla catena di approvvigionamento globale.
Questi paesi sono importanti fornitori di beni per il resto del mondo e da tempo ciò ha portato a un cambiamento nella catena di approvvigionamento globale, con più beni fabbricati nei paesi Brics e poi spediti in altre parti del mondo. Lo sviluppo della catena di approvvigionamento Brics sta anche portando allo sviluppo di nuove reti e tecnologie logistiche e con l’allargamento è legittimo aspettarsi che questa componente andrà a rafforzarsi. Tuttavia, rispetto al passato questa integrazione interna porterà probabilmente a un maggiore vantaggio dei Paesi membri rispetto a quanto possa portarne il loro sviluppo a partner che hanno con loro rapporti bilaterali.
Nonostante le sfide, l’ascesa dei Brics può essere considerata anche uno sviluppo positivo per le industrie manifatturiere e della catena di approvvigionamento. Questi paesi stanno fornendo nuovi mercati per le imprese e nuove opportunità di crescita, e temerne l’influenza potrebbe essere controproducente e portare a compattare Paesi molto diversi e dagli interessi divergenti che vi partecipano in funzione anti-occidentale. Le aziende che saranno in grado di affrontare con successo le sfide nei paesi Brics saranno ben posizionate per beneficiare della crescita di queste economie nel prossimo futuro e per gli equilibri internazionali farà la differenza il grado di ascolto e cooperazione tra le economie dominanti e quei Paesi che richiedono di essere trattati da pari nello scacchiere internazionale.
L’imperativo rispetto al rapporto tra i Paesi del G7 e i Brics è evitare confronti che possano sfociare in conflitti che metterebbero a dura prova gli equilibri internazionali e le catene di approvvigionamento globali. Uno scenario che potrebbe essere molto più grave delle conseguenze vissute a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina e delle conseguenti sanzioni.

