L’ultima indagine realizzata da Clifford Chance segnala grandi movimenti in atto sul fronte delle fusioni e acquisizioni: a livello generale la prima metà dell’anno non è stata entusiasmante, con operazioni per 1.437 miliardi di dollari, vale a dire il 24% in meno rispetto al secondo semestre del 2016. Gli autori del report individuano tre cause principali della frenata: la maggiore rigidità sull’uscita di capitali dalla Cina, dovuta alla nuova politica di Pechino che vuole gli imprenditori locali impegnati a sostenere in primis lo sviluppo della Cina; l’instabilità politica che sta caratterizzando numerosi Paesi, anche a causa di esiti elettorali che non hanno indicato maggioranze certe; infine l’incertezza sul proseguimento della crescita economica, che deve fare i conti con la necessità delle banche centrali di rientrare dalle politiche accomodanti degli ultimi anni per evitare impennate dell’inflazione.
La situazione è pressapoco la stessa a livello globale, ma l’Europa da sola tra i Continenti vanta l’unico dato realmente positivo che parla di una crescita dell’8%. Tra gennaio e giugno il Vecchio Continente ha registrato operazioni per 463 miliardi di dollari, “conseguenza del consolidarsi della crescita nell’area, dopo una lunga fase di incertezza”, commenta Paolo Sersale, partner e responsabile dell’M&a in Clifford Chance Italia. D’altro canto tra le prime cinque operazioni europee per valore al momento esistenti sono coinvolte due ben note aziende italiane: si tratta di Luxottica, impegnata nella fusione con Essilor, un’operazione da 50 miliardi di euro che darebbe vita al leader mondiale dell’occhialeria, e di Atlantia, che sta cercando la scalata alla spagnola Abertis per costruire un polo europeo delle autostrade con un’offerta da 16 miliardi.

Tornando all’orizzonte europeo, anche il 2018 dovrebbe fornire indicazioni positive, stando all’analisi realizzata dallo studio legale Cms in collaborazione con Mergermarket. L’indagine, che ha coinvolto top manager di 170 società e 60 realtà di private equity con sede nel Vecchio Continente, segnala che il 67% degli intervistati prevede un incremento dei livelli di M&a, mentre solo il 5% di loro ipotizza un rallentamento in arrivo. Come tuttavia segnala lo studio è anche importante che si faccia presto chiarezza sulle modalità di distacco della Gran Bretagna dall’Unione europea, così come sarebbe utile diradare le nubi che albergano nei cieli spagnoli dopo la vicenda del referendum catalano. I rischi geopolitici, come già detto, rischiano infatti di compromettere trattative già da tempo avviate.

