Le operazioni fisiche rappresenteranno una grossa sfida per le supply chain durante la prima parte del 2024, secondo un rapporto di S&P Global Market Intelligence pubblicato il 26 dicembre che riflette sugli ostacoli al commercio. Una situazione condizionata dai diversi fronti conflittuali e da una politica instabile a livello globale.

Incertezze che minano la logistica

Le operazioni fisiche saranno la sfida più grande per le aziende all’inizio del 2024 a causa del conflitto in corso in Asia occidentale unito alle questioni climatiche che hanno interrotto le reti di trasporto.

Secondo S&P l’incertezza politica di quest’anno porterà a un aumento del protezionismo con conseguenti effetti sul commercio globale e le strutture delle supply chain. Molti dei temi principali per l’anno corrente dipenderanno dagli eventi globali e dalla situazione in cui si troveranno le organizzazioni vista l’imprevedibilità.

Ostacoli e soluzioni fuori dai silos

“Le organizzazioni comprendono che i rischi geopolitici significano che le cose possono cambiare rapidamente. I dati sono la chiave per prepararsi a questo tipo di eventi mondiali, che inevitabilmente accadranno”, ha affermato alla fine dello scorso anno Richard Graham in un post sul blog di Moody’s Analytics del 21 dicembre. Le aziende che già utilizzano l’automazione con accesso a dati ben organizzati se la caveranno meglio nel 2024, secondo l’articolo.

“Frode, sanzioni, riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo non esistono isolatamente, quindi è necessario rimuovere i silos”, hanno scritto gli autori del blog elencando altri punti che necessitano di due diligence. Per questo serve una visione olistica del rischio, utilizzando approfondimenti basati sui dati, in modo che i processi siano sufficientemente robusti e flessibili per affrontare gli imprevisti e far fronte ai cambiamenti dovuti alle norme ambientali.

Lentezza commerciale

Secondo il Purchasing Managers’ Index (PMI) si è avuto un ulteriore deterioramento del commercio globale a dicembre, per una sequenza in declino da quasi due anni. Il tasso di contrazione è rimasto moderato, nonostante la ripresa rispetto a novembre. Come scrive Jingyi Pan, Economics Associate Director di S&P Global Market Intelligence, il commercio è peggiorato in tutte le prime 10 economie globali sia per beni che per servizi, ad eccezione dell’India.

Tra i mercati sviluppati monitorati, l’UE è rimasta quella con la performance peggiore alla fine del 2023, poiché la sua recessione commerciale si è estesa oltre i 22 mesi. I nuovi ordini in arrivo dall’estero sono diminuiti particolarmente in Francia e Germania, con il settore manifatturiero e quello dei servizi che hanno riportato vendite ridotte e affrontato maggiori ostacoli. Nel complesso, l’UE ha registrato cali più marcati nel commercio di beni rispetto allo scambio di servizi.

Mari caldi e ostacoli

Tra le cause di queste condizioni di empasse possiamo annoverare sicuramente i rivolgimenti politici. Recentemente abbiamo più volte trattato il tema del mar Rosso e del canale di Suez, con le compagnie di navigazione che al momento hanno due scelte: circumnavigare l’Africa per non correre rischi, o esporsi alla possibilità di attacchi passando per il mar Rosso e pagare un’assicurazione molto più costosa del normale. Gli Houthi hanno preso di mira soprattutto navi israeliane ma hanno attaccato anche portacontainer statunitensi e internazionali.

La missione navale internazionale guidata dagli Stati Uniti e avviata il mese scorso pare abbia avuto scarso effetto. Un contesto che sottolinea la fragilità delle infrastrutture e fa preoccupare, se si considera come la quantità di merci spostate sia aumentata di circa tre volte negli ultimi trent’anni, arrivando attorno a 11 miliardi di tonnellate annue dai 4 miliardi del 1990 di cui molte spostate via mare. In un sistema globale in ridefinizione gli ostacoli non possono che arrivare dai contrasti politici tra Stati o tra blocchi.