Il piano Industria 4.0 voluto dal Ministro Calenda e dal Governo ha cominciato negli ultimi tempi a portare finalmente i primi risultati percepibili e quantificabili: gli investimenti delle imprese in Italia sono infatti aumentati del 9% nel primo semestre, la tendenza degli ordinativi dei primi 8 mesi dell’anno è ai massimi dal 2010 mentre si registra in generale un diffuso incremento della spesa in ricerca e sviluppo delle imprese. Sotto le attese, invece, la parte relativa agli investimenti del capitale delle imprese innovative, con un +2% di crescita annuale. Queste sono secondo il Governo le cifre che riassumono in poche righe l’andamento della manovra nel corso del 2017, e rappresentano quindi anche le basi da cui partire per impostare un percorso di crescita che riguardi anche il 2018. Come probabilmente noto ai lettori infatti tra i prossimi impegni in agenda del Ministero del Lavoro vi è l’introduzione di un nuovo pacchetto di misure riguardanti impiego e formazione da inserire nella legge di Stabilità.

Oltre all’istruzione delle nuove generazioni e alle misure atte a introdurre i giovani nel mondo del lavoro comunque la parte forse più importante del piano riguardante il 2018 è quella legata all’aggiornamento on the job, un processo che riguarda ogni anno milioni di lavoratori che di fronte alle continue evoluzioni del mondo del lavoro rischiano di di ritrovarsi con competenze già obsolete. In particolare il piano si dedicherà alla digitalizzazione intesa come nuova frontiera in cui espandersi, specialmente contando che l’Italia è dal punto di vista della preparazione digitale il fanalino di coda dell’intera Europa. Secondo i dati Eurostat infatti solo il 29% della forza lavoro ha competenze digitali elevate, contro il 50% del Regno Unito e dati superiori al 30% in Germania, Spagna e Francia. un’altra interessante proposta del piano Industria 4.0 riguarda poi la misura del credito di imposta sulla formazione: in pratica un incentivo per lo sviluppo di competenze in un Paese dove la partecipazione ai corsi di formazione da parte dei lavoratori è pari all’8,3% contro la media europea ferma al 10,3% e il record dei Paesi scandinavi oltre il 25%. I punti fondamentali delle prossime politiche su Industria 4.0 ruoteranno quindi intorno al lavoro che cambia, alla necessità di formare le nuove professionalità e infine aggiornare le competenze digitali dei lavoratori italiani in un’ottica di innovazione e versatilità.