Secondo il rapporto 2024 Supply Chain Barometer della società di consulenza per la supply chain Proxima, l’86% dei CEO vede problemi di resilienza nella propria supply chain. La crescente complessità del procurement e della gestione della supply chain sta erodendo la fiducia della C-suite.

La centralità dell’approvvigionamento

Una sorprendente maggioranza, pari al 96% dei CEO, prevede di dedicare lo stesso (41%) o più tempo (55%) alle questioni legate alla catena di approvvigionamento quest’anno, dimostrando che questo tema rimane centrale nell’agenda dei vertici aziendali per il prossimo futuro. Nonostante un calo dell’inflazione nell’anno precedente, i mercati globali continuano a mostrare dinamiche in evoluzione, senza una direzione precisa, e i Ceo devono quindi guidare le loro organizzazioni attraverso uno scenario in costante cambiamento. Solo il 4% dei Ceo prevede di ridurre il tempo dedicato alle questioni della supply chain nel prossimo anno.

La maggior parte del 55% dei Ceo che dedicherà più tempo alla catena di approvvigionamento prevede un aumento fino al 20%, equivalente a un giorno in più a settimana. I dati più elevati sono stati registrati tra i Ceo nei settori del Private Equity (47%), Media e Intrattenimento (45%) e Turismo e Ospitalità (43%). Inoltre, gli amministratori delegati che pianificano di dedicare oltre il 10% del loro tempo a questi temi sono più presenti nei settori delle Comunicazioni e Hi-Tech (76%), Salute e Farmaceutica (72%) e Costruzioni (70%), riflettendo la complessità di queste filiere ad alto valore emergente.

Le principali criticità e la tecnologia

Le pressioni a cui devono far fronte i Ceo includono aumenti dei costi, carenze di manodopera e materie prime, nuove regolamentazioni, iniziative di trasformazione aziendale come il “rightshoring” e la necessità di rimanere al passo con l’innovazione. Questi dati contrastano con il 66% di tutti i Ceo che dedica oltre il 10% del proprio tempo a queste problematiche, mentre la maggioranza (35%) investe tra l’11% e il 20% del proprio tempo su queste questioni. Da un punto di vista geografico, il tempo dedicato alla supply chain è relativamente costante, ad eccezione delle differenze tra Regno Unito e area Dach (Germania, Austria e Svizzera), dove rispettivamente il 74% e il 56% dei Ceo dedica oltre il 10% del tempo a tali tematiche.

L’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) rimane un’importante area di investimento e attenzione per molte organizzazioni, anche se genera frustrazione. Quasi tutti i Ceo (oltre il 99%) stanno valutando l’uso della tecnologia IA per le loro catene di approvvigionamento, e una larga maggioranza (82%) ha dichiarato di avere in programma nuove iniziative IA per quest’anno. Tuttavia, nonostante i massicci investimenti, solo il 22% dei Ceo si aspetta un impatto significativo nel breve termine. Molti indicano che esiste un notevole “hype” attorno alla tecnologia, ma la sua adozione pratica è ancora limitata, pur continuando a ricevere ingenti fondi.

Diritti umani e sostenibilità

La preoccupazione per i diritti umani o del lavoro nella catena di approvvigionamento rimane alta, con oltre due terzi dei Ceo (70%) che esprimono timori in merito. Questo avviene poco dopo che il gigante della moda veloce Shein è stato coinvolto in uno scandalo legato al lavoro minorile nella sua catena di fornitura. Le preoccupazioni sono maggiori nei settori delle utility (78,2%), manifatturiero (77,1%) e retail (75,4%).

Quasi tutti i Ceo intervistati (99%) concordano sul fatto che esistono barriere alla decarbonizzazione delle catene di approvvigionamento. Tuttavia, non c’è consenso su quale sia la barriera principale. La complessità del lavoro è stata identificata come il maggiore ostacolo (29%), ma altre problematiche, come costi, accesso alle competenze e accesso ai dati, sono state indicate con quasi lo stesso peso. Nelle organizzazioni più grandi, la principale barriera è la mancanza di accesso ai dati necessari, con il 30% che la ritiene prioritaria rispetto alla media del 22% per tutte le organizzazioni.

Verso una maggiore resilienza

Nonostante le incertezze della globalizzazione, i Ceo mostrano una maggiore fiducia nella resilienza delle loro catene di approvvigionamento rispetto all’anno precedente. Il 14% non vede problemi di resilienza, contro il 10% dell’anno scorso. Tuttavia, l’86% continua a rilevare difficoltà, adottando strategie multiple per mitigare i rischi, come nuovi accordi di fornitura (46%) e un controllo più stretto su quelli esistenti (44%). Le grandi organizzazioni, con investimenti più complessi, preferiscono fonti di approvvigionamento multiple piuttosto che spostare completamente le loro catene.

In diversi settori, come l’automotive e l’Hi-Tech, cresce la tendenza all’onshoring per proteggere filiere cruciali, sostenuta anche dall’intervento dei governi. In aree come la Dach e gli Stati Uniti, l’onshoring stimola la crescita di posti di lavoro e competenze locali. Anche la riduzione dei costi è una priorità per i Ceo, con il 52% che continua a ottimizzare i fornitori esistenti e avvia iniziative più ambiziose. L’attenzione crescente alla catena di approvvigionamento mostra un coinvolgimento sempre maggiore dei vertici aziendali.