Numerose aziende guardano sempre più ai fattori Esg attraverso una lente più ampia, considerando la prospettiva sociale e il ruolo della natura e della biodiversità. Il 2024 è l’anno in cui entrano in vigore numerosi regolamenti verso cui le aziende devono essere preparate, sia a livello di supply chain che di risorse umane.

Le normative all’orizzonte

  • Rendicontazione e reporting

Tra i principali regolamenti troviamo la Corporate sustainability reporting directive (Csrd) e lo European sustainability reporting standards (Esrs). In particolare, con l’approvazione di queste regole le aziende dovranno considerare in che modo i requisiti influenzano i loro approcci allo sviluppo di percorsi di decarbonizzazione e piani di transizione, allineare il loro reporting con la strategia e garantire che gli obiettivi siano credibili. Inoltre saranno chiamate a implementare processi di gestione del rischio migliorati e la due diligence per identificare e mitigare i rischi nelle catene di fornitura.

  • Plastica, deforestazione e biodiversità

Un altro regolamento importante è il primo accordo al mondo per porre fine all’inquinamento causato dalla plastica, l’ambizioso Trattato globale sulla plastica, potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2024, con gli incontri  previsti ad aprile a Ottawa e novembre in Corea del Sud. Descritto come l’accordo più importante da quello sul clima del 2015, il trattato garantirebbe che tutti i governi e le imprese rispettino le stesse regole vincolanti per la produzione, il riutilizzo e lo smaltimento della plastica.

Le aziende hanno tempo fino a dicembre 2024 per adeguarsi alle nuove regole anche della legge europea sulla deforestazione. Ciò è particolarmente rilevante per l’America Latina, il principale esportatore di prodotti agricoli verso l’UE. Secondo una nota tecnica diffusa da MapBiomas, circa l’84% della foresta amazzonica è protetta dalla nuova legge europea. Anche la legge sulla biodiversità dovrebbe ricevere l’approvazione finale da parte dei membri dell’UE nel febbraio 2024, renderà le aziende esplicitamente responsabili di ciò che accade lungo tutta la catena di approvvigionamento fino alla fonte.

  • Finanza sostenibile e due diligence

Nell’ambito del quadro finanziario sostenibile dell’UE, il Sustainable finance disclosures regulation (Sfdr) è entrato in vigore un anno fa, il 1° gennaio 2023, e richiederà agli istituti finanziari di riferire sui nuovi requisiti di divulgazione Esg, comprese le emissioni, entro giugno 2024. La Corporate sustainability due diligence (Csddd) rivolta alle grandi aziende UE e a quelle extra-UE. Per i dirigenti aziendali, ciò significa che le loro catene di fornitura ora attirano la stessa attenzione delle prestazioni finanziarie, poiché aumenta la pressione affinché siano consapevoli di ciò che sta accadendo a monte – o affronteranno rischi reali per la reputazione, gli investitori e finanziari. Infine ReFuel, iniziativa dell’UE nel settore dell’aviazione che richiede agli operatori aerei e agli aeroporti dell’UE di lavorare per ridurre le emissioni e garantire condizioni di parità per le compagnie aeree e gli aeroporti.

L’importanza della formazione

Secondo una ricerca di Salesforce sul Sustainability talent gap, oltre 8 lavoratori su 10 a livello globale desiderano aiutare la propria azienda a operare in modo sostenibile, con 3 dipendenti su 5 desiderosi di incorporare la sostenibilità nel loro ruolo attuale. Un passo che molte aziende stanno facendo è investire nella formazione dei dipendenti: il 50% dei leader intervistati da Deloitte afferma che stanno già educando i dipendenti sulla sostenibilità e sul cambiamento climatico, mentre un altro 41% prevede di lanciare un programma del genere entro i prossimi due anni.

Questo impegno da parte delle aziende sarà sempre più richiesto, specie con l’entrata in vigore della già citata Corporate sustainability reporting directive (Csrd) che impone a 60.000 aziende nell’UE di educare e coinvolgere le principali parti interessate. La formazione dei dipendenti sull’azione per il clima non è più una possibilità ma sempre più una necessità se le aziende vogliono raggiungere obiettivi ambiziosi verso le zero emissioni nette.