A luglio, la temperatura della Terra per la prima volta ha raggiunto e mantenuto una media di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali registrati all’inizio del XX secolo. Un cambiamento nella cultura collettiva legata alla sostenibilità è necessario. A parte i negazionisti climatici, tutti sono ormai convinti che serva invertire la rotta. O almeno lo sono le istituzioni che prevedono normative stringenti con cui fare i conti. Ma sviluppare la sostenibilità non è solo un costo, e può essere un’opportunità.
Clima e produttività
Le temperature estreme legate alla crisi climatica erodono la produttività: le fattorie, le fabbriche e i cantieri riducono le ore di lavoro per il troppo caldo o per eventi estremi; i raccolti diminuiscono; i livelli dell’acqua essenziali per il trasporto interno e il raffreddamento industriale altrettanto; le interruzioni di corrente e i guasti alle apparecchiature producono carenze e prezzi più elevati; i costi di manutenzione, riparazione e assicurazione delle strutture aumentano. Uno studio del 2022 di un leader nella cultura della sostenibilità come la Dartmouth University stima i costi aziendali in tutto il mondo dovuti all’aumento delle temperature nel periodo 1992-2013 a 16 trilioni di dollari, con una perdita dell’1,5% del PIL pro capite nelle economie sviluppate e del 6,7% nei mercati emergenti. La sostenibilità incentrata principalmente sulla riduzione delle emissioni è una priorità crescente tra i team di gestione e i consigli di amministrazione aziendali. Le aziende sono alla ricerca di modi per aumentare l’efficienza e ridurre i costi, i clienti, gli investitori e le autorità di regolamentazione chiedono maggiore trasparenza sulle emissioni di carbonio end-to-end. Lavorare per mitigare gli impatti è oggi nell’interesse della collettività, aziende comprese. La buona notizia è che può essere un’opportunità.
Affrontare le regolamentazioni e investire
Si stima che le catene di approvvigionamento rappresentino l’80% delle emissioni di gas serra e sono frequenti le stime sui livelli di inquinamento e sugli impatti. La sostenibilità, ormai buzzword sulla bocca di tutti, presenta delle sfide interessanti. Per la supply chain gli ostacoli principali sono due, relativi al tentativo di integrare la sostenibilità nella pianificazione. In primo luogo, il volume di dati e il grado di condivisione delle informazioni da raccogliere lungo tutta la filiera. In secondo luogo, l’investimento iniziale e continuo in tecnologia, personale qualificato, cultura e formazione che quei dati li sappia comprendere e per agire di conseguenza. Un’azione su queste due direttrici che dovrà portare però a ripagarsi attraverso il ritorno sull’investimento (ROI), così da mantenere la rotta nella giusta direzione nel tempo. I consumatori, gli investitori e gli istituti di credito stanno guidando la spinta verso catene di approvvigionamento sostenibili e nessuno ormai è nella condizione di potersi permettere di ignorare questo aspetto. Molte aziende resistono, nell’assenza di norme davvero stringenti. Ma via via i benefici di questo approccio finiranno. Le aziende stanno procedendo lentamente con la sostenibilità, consapevoli che la complessità della gestione dei dati e gli eventuali costi per una seria riduzione delle emissioni comporteranno difficili compromessi. Non basta più concentrarsi sulla valutazione interna e sui miglioramenti, ma è dirimente concentrarsi oggi per coinvolgere fornitori e venditori nella conversazione relativa alle regole da seguire. È una questione sia sociale che reputazionale. Nel lungo termine si richiederà di calcolare per ogni aspetto le emissioni dell’intera supply chain, dai fornitori, ai fornitori dei fornitori. Per questa ragione un elemento chiave di differenziazione della supply chain in futuro sarà la capacità di mappatura dinamica e in tempo reale di questi elementi e la visualizzazione della end-to-end.
Andare piano e andare lontano
L’ottimizzazione della sostenibilità non richiederà solo dati end-to-end più granulari, ma anche una nuova serie di indicatori chiave di prestazione (KPI) e impegni a livello di servizio che le supply chain non hanno mai affrontato in precedenza. Un cambio di cultura e di paradigma. I partner dovranno condividere continuamente le informazioni e collaborare nella ricerca di soluzioni per motivi competitivi e di compliance. Le aziende leader iniziano identificando e concentrandosi sulle aree operative principali in cui i programmi di sostenibilità possono avere il maggiore impatto e in cui l’azienda ha una particolare esposizione. Riduzione di carbonio, spreco di materiali, circolarità. Una chiave potrebbe essere suddividere la strategia di sostenibilità in progetti più piccoli per anno, assicurandosi che i parametri di rischio siano adeguatamente calibrati e quindi basandosi sui dati generati in ogni fase per pianificare e proteggere l’organizzazione per i passi successivi. Se serve fare in fretta, è importante anche procedere con cautela. Purché si proceda. Nel complesso, diverse azioni oculate e sostenibili potrebbero anche tradursi in contributi significativi al ROI.

