Tra i diversi fenomeni che influenzano le catene di fornitura e la loro resilienza c’è anche quello delle diseguaglianze sociali in aumento a seguito delle profonde e concatenate crisi (sanitarie, del mercato del lavoro, economiche, politiche).

Come afferma Procurious, infatti, la disuguaglianza sociale e la povertà sono problemi che dovrebbero preoccupare non solo chi si trova ain quella situazione o chi è mosso da visioni morali ed etiche della società che lo portano a desiderare maggiore uguaglianza, ma anche le aziende, in quanto minano la loro capacità di crescere. I salari bassi, ad esempio, sono considerati tra i fattori più problematici rispetto all’attrattività dei mercati.

Supply chain e questioni sociali

Circa l’8% della popolazione mondiale nel 2022 viveva ancora in condizioni di povertà estrema secondo le Nazioni Unite. Il 62% di questi vive nell’Africa sub-sahariana (area di cui abbiamo parlato in un recente articolo). Quel che è chiaro è che serve uno sforzo collettivo, anche dei professionisti delle supply chain, per ridurre la disuguaglianza sociale globale.

Intanto bilanciando l’esigenza tra la necessità di fornire risultati di crescita e il dovere di operare e gestire le proprie operazioni in modo più sostenibile. Se non altro, per non incorrere in rischi inutili. Organizzazioni come Oxfam sottolineano la necessità di mettere i lavoratori al centro del progetto aziendale, con pratiche che rispettino l’inclusività e i diritti umani.

Parlando da un punto di vista di opportunità, è impossibile non considerare che negli ultimi anni i consumatori hanno espresso chiaramente la volontà di acquistare beni e servizi da organizzazioni in grado di dimostrare le proprie credenziali e il rispetto di standard ESG e Corporate Social Responsability (CSR). Le aziende, di conseguenza, rischiano sempre più di avere intaccata la loro reputazione o essere soggette a boicottaggi.

Perché questo tema è importante per le catene di fornitura?

Disuguaglianza sociale e povertà, combinati con ambienti economici instabili “possono limitare la capacità delle aziende di competere e crescere, limitare il potere di spesa dei mercati target e sconvolgere ulteriormente le già fragili catene di approvvigionamento”, scrive Procurios.

Esistono numerose opzioni a disposizione delle organizzazioni per fornire l’accreditamento in quest’area, come ottenere la certificazione B Corp. Questa certificazione dimostra l’impegno di un’organizzazione verso elevate prestazioni sociali e ambientali, nonché responsabilità e trasparenza nella struttura e nelle prestazioni aziendali.

Quando si tratta di catene di approvvigionamento globali, è necessario tuttavia un elemento di cautela. Le organizzazioni in grado di creare catene globali del valore (GVC) devono farlo con attenzione e garantire che le buone pratiche siano integrate a ogni livello e con ciascun fornitore di livello inferiore.

Un ruolo per società più sostenibili

Laddove l’attenzione è interamente rivolta ai costi, le catene di approvvigionamento finiranno in una corsa al ribasso, riducendo i margini e danneggiando potenzialmente i salari pagati ai lavoratori nelle regioni a basso salario. Per ridurre le disuguaglianze sociali e la povertà le aziende attive nella catena di approvvigionamento possono adottare una serie di provvedimenti. Il ruolo delle catene di approvvigionamento nell’economia delle materie prime (agricola e non solo) è cruciale per lo sviluppo economico e la promozione del lavoro dignitoso, soprattutto perché i lavoratori rurali si trovano spesso alla base delle catene del valore e di fornitura.

Molte organizzazioni che si concentrano maggiormente sullo sviluppo delle persone e delle comunità locali stanno riscontrando benefici nell’area dei risultati ESG e di sostenibilità, migliorando la società in un processo win-win. Le organizzazioni nelle catene di fornitura inoltre devono stimolare investimenti verso i giovani creando nuove opportunità per espandere la forza lavoro e coinvolgere attivamente le generazioni future.

Sostenibilità, non solo questione ambientale

Le catene globali del valore sono state oggetto di un attento esame e molti ricercatori e accademici ritengono che creino effettivamente una maggiore probabilità di povertà e disuguaglianza ponendo un’enfasi eccessiva sui costi rispetto alle persone. Esistono già squilibri naturali di potere nelle catene globali del valore che possono esacerbare le cattive condizioni nelle regioni in cui le disuguaglianze sociali e la povertà sono già diffuse, come nelle catene di approvvigionamento con collegamenti con l’Africa sub-sahariana e il subcontinente.

Su questo punto, e in questo senso con focus specifico sull’Italia persino il nuovo rapporto Global Attractiveness Index del Forum Ambrosetti identifica nelle tre riforme principali suggerite, insieme a un intervento per accelerare la digitalizzazione del Paese e un intervento per favorire l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione, anche un intervento urgente sui salari. L’Itali è infatti l’unico tra i grandi paesi europei a registrare salari più bassi rispetto a trent’anni fa. Un problema che si estende se si pensa alla disoccupazione e al lavoro precario.