In occasione del World Economic Forum di Davos il 15 gennaio Oxfam ha pubblicato il report sulle disuguaglianze, in cui rileva che le fortune dei cinque uomini più ricchi del pianeta hanno registrato un aumento del 114% in termini reali dal 2020. Una condizione di disparità prodotta dalle contemporanee dinamiche globali che è problematica anche per le imprese.
Disuguaglianza globale e povertà
Secondo il report 2023 del Multidimensional poverty index (Mpi) che esegue una stima in 110 paesi, 1,1 miliardi di 6,1 miliardi di persone (poco più del 18%) vivono in condizioni di povertà acuta multidimensionale. L’Africa subsahariana (534 milioni) e l’Asia meridionale (389 milioni) ospitano circa cinque persone su sei in condizioni di povertà.
Secondo l’ultimo report di Oxfam dal titolo “Disuguaglianza. Il potere a servizio di pochi”, le misure per abbattere le disuguaglianze includono la tassazione dei più ricchi in ogni Paese, un prelievo più efficace sui redditi delle grandi aziende e una rinnovata spinta contro l’elusione fiscale. Ma per fare ciò le organizzazioni devono dimostrare di essere disposte ad apportare cambiamenti.
Perché è un tema importante per supply chain e acquisti
“Il notevole aumento della ricchezza miliardaria e l’aumento del potere economico e monopolistico delle imprese sono profondamente interconnessi”, si legge nel report di Oxfam. “Il potere economico, la sua estrema concentrazione e le rendite di posizione associate favoriscono l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi e amplificano i divari economici”.
E sia la disuguaglianza sociale che la povertà rappresentano rischi importanti per le imprese che non fanno parte di quell’esigua percentuale, riportata da Oxfam, di quelle che controllano le economie. Questi problemi, combinati con contesti commerciali instabili possono limitare le capacità di competere e crescere e interrompere ulteriormente le già fragili catene di approvvigionamento in un contesto lontano dal libero mercato e afferente a una situazione di oligopolio. La natura mutevole del lavoro conferisce inoltre alle organizzazioni obblighi legali da considerare e rispettare quando si tratta di rendicontazione. La mancata osservanza di questa precauzione, o la mancata segnalazione nell’ambito di una revisione annuale, può portare a sanzioni e rischi reputazionali per l’azienda con danni anche nel medio e lungo termine.
Invertire la rotta
Ci sono una serie di opzioni disponibili per le organizzazioni per fornire l’accreditamento in questo settore, come ottenere la certificazione B Corp. Questa certificazione dimostra l’impegno di un’organizzazione per elevate prestazioni sociali e ambientali e la responsabilità e la trasparenza nella struttura e nelle prestazioni aziendali. Quando si tratta di catene di approvvigionamento globali, tuttavia, è necessario un elemento di cautela.
Le organizzazioni in grado di creare catene globali del valore devono farlo con attenzione e garantire che le buone pratiche siano integrate a ogni livello e con ogni fornitore di sottolivello. Molti ricercatori e accademici credono che le supply chain troppo allungate crino una maggiore probabilità di povertà e disuguaglianza, poiché pongono troppa enfasi sui costi rispetto alle condizioni materiali delle persone. Esistono già squilibri naturali di potere nelle catene globali del valore che possono esacerbare le cattive condizioni in regioni in cui le disuguaglianze sociali e la povertà sono già diffuse, come nelle catene di approvvigionamento con collegamenti con l’Africa subsahariana e il subcontinente indiano.
Molte organizzazioni hanno dichiarato la loro intenzione di lavorare per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che includono “Sconfiggere la povertà” (Obiettivo 1) e “Uguaglianza di genere” (Obiettivo 5). Ma servono sforzi collettivi più importanti per ridurre la disuguaglianza sociale globale. “Per anni Oxfam ha lanciato l’allarme sull’acuirsi della disuguaglianza e oggi, agli inizi del 2024, il vero pericolo è che questa incredibile divaricazione diventi la normalità”, scrive Oxfam nel rapporto.

