Negli ultimi cinque anni la funzione acquisti è passata da centro di costo focalizzato sulla negoziazione e sul risparmio, a leva strategica per la resilienza della supply chain e la crescita del business. Oggi il procurement non è più valutato solo per la riduzione dei costi, ma per il contributo a sostenibilità, innovazione e stabilità operativa.
Secondo le analisi di McKinsey & Company, questo cambio di paradigma è stato accelerato da uno scenario globale caratterizzato da volatilità persistente, pressioni inflazionistiche, shock di fornitura e un’esplosione dei dati disponibili. In questo contesto, i modelli tradizionali di procurement mostrano tutti i loro limiti.
Dalla gestione reattiva alla previsione strategica
Le direzioni acquisti si trovano oggi a dover anticipare l’instabilità, intercettare segnali deboli di interruzione e reagire prima che le criticità si trasformino in crisi. Tuttavia, tra ambizione strategica ed esecuzione operativa si è aperto un divario significativo.
I team sono spesso rallentati da carichi amministrativi, dati frammentati e processi di sourcing poco agili. Le ricerche di McKinsey evidenziano un dato emblematico: le funzioni procurement utilizzano meno del 20% dei dati disponibili per supportare le decisioni. Questo significa che una quota enorme di informazioni potenzialmente preziose rimane inutilizzata, limitando le opportunità di ottimizzazione e prevenzione dei rischi. È in questo scenario che si inserisce l’evoluzione verso la cosiddetta agentic AI.
Dall’analisi all’azione: l’ascesa dell’agentic AI
Se l’intelligenza artificiale tradizionale si è concentrata su dashboard, insight e report, l’agentic AI rappresenta un salto qualitativo. Non si limita a suggerire, ma agisce in modo autonomo.
Come spiega Roman Belotserkovskiy, Partner di McKinsey, molte organizzazioni stanno passando “da strumenti di insight a sistemi agentici capaci di generare un impatto concreto in termini di efficacia, non solo di efficienza”. In pratica, gli agenti AI non si limitano a supportare le decisioni, ma analizzano i dati, esplorano scenari alternativi, formulano raccomandazioni e possono eseguire attività in autonomia.
Nel procurement questo significa automatizzare e potenziare attività chiave come:
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generazione e gestione di RFx,
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analisi comparativa dei fornitori,
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negoziazione supportata da dati in tempo reale,
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monitoraggio della compliance contrattuale,
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ottimizzazione del valore lungo l’intero ciclo di vita dell’accordo.
Gli agenti si occupano di scala, velocità e sintesi delle informazioni; le persone si concentrano su giudizio strategico, orchestrazione dei processi e gestione delle relazioni.
Risultati concreti: efficienza e valore
Le aziende che hanno avviato per tempo percorsi di adozione dell’agentic AI stanno già registrando benefici tangibili. In alcuni casi analizzati da McKinsey, l’introduzione di agenti per il sourcing autonomo ha portato a un incremento dell’efficienza del personale tra il 20% e il 30%, con un miglioramento del valore catturato tra l’1% e il 3%.
Un altro elemento chiave è la rapidità di implementazione: con le giuste fondamenta tecnologiche e organizzative, è possibile avviare progetti pilota in poche settimane e scalarli in meno di un anno.
Procurement come motore di resilienza e sostenibilità
L’adozione dell’agentic AI non ha solo un impatto operativo, ma profondamente strategico. In un contesto in cui supply chain, performance economica ed Esg sono sempre più interconnessi, il procurement diventa un perno centrale per:
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costruire reti di fornitura più agili e diversificate,
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integrare criteri di sostenibilità lungo tutta la catena del valore,
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monitorare e ridurre le emissioni Scope 3,
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supportare obiettivi di net zero.
L’intelligenza artificiale consente di prendere decisioni più informate e tempestive, simulare scenari di rischio, identificare alternative di approvvigionamento e misurare in modo più accurato l’impatto ambientale dei fornitori.
Una roadmap per il successo
Secondo McKinsey & Company, il successo nell’adozione dell’agentic AI nel procurement richiede una visione chiara e un approccio strutturato. Alcuni elementi chiave includono:
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Definire una visione di lungo periodo, orientata ai risultati di business e non alla tecnologia in sé.
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Attivare rapidamente casi d’uso ad alto impatto, come RFx automatizzate, analytics avanzate e ottimizzazione contrattuale.
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Creare task force cross-funzionali, coinvolgendo IT, procurement, supply chain e sostenibilità.
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Investire subito nelle competenze, per evitare colli di bottiglia nella fase di scaling.
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Costruire cicli di feedback continui, trattando ogni implementazione come un’opportunità di apprendimento.
Il rischio dell’inazione
In un contesto competitivo e volatile, la velocità è un fattore critico. Le organizzazioni che ritardano l’adozione rischiano non solo di essere superate dai concorrenti, ma anche dai propri fornitori, sempre più digitalizzati e orientati ai dati.
L’agentic AI non rappresenta un semplice upgrade tecnologico, ma una leva trasformativa capace di ridefinire il ruolo del procurement. Se implementata con visione strategica e governance adeguata, può trasformare la funzione acquisti in un vero driver di innovazione e crescita sostenibile, rafforzando l’intera supply chain in un’epoca di incertezza permanente.

