L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le aziende assumono, sviluppano e valorizzano i talenti nella supply chain e nel procurement. Una ricerca condotta da Zero100 su 1,5 milioni di annunci di lavoro, raccolta nel report Talent in the Agentic Age, evidenzia un cambiamento ormai strutturale: i titoli di studio stanno perdendo centralità, mentre acquistano peso competenze dimostrabili, capacità digitali e pensiero sistemico. Parallelamente, la crescita dell’AI sta accelerando la nascita di team uomo–macchina, in cui le attività ripetitive vengono affidate ai sistemi intelligenti e le persone si concentrano su decisioni, coordinamento e interpretazione dei dati.
Il nuovo profilo del talento nella supply chain
Secondo lo studio, il 90% delle competenze business nella supply chain è stabile o in crescita, mentre le competenze digitali aumentano mediamente del 17% ogni mese. A crescere non sono solo le skill tecniche, ma soprattutto abilità cognitive e relazionali come pattern recognition (+86%), apprendimento rapido (+72%), stakeholder alignment (+59%), emotional intelligence (+47%) e systems thinking (+41%).
Il valore non risiede più soltanto nell’esecuzione operativa, ma nella capacità di leggere scenari complessi e prendere decisioni in ambienti in continua evoluzione. Come sottolinea Caroline Chumakov di Zero100, il modello tradizionale basato su lauree e competenze statiche non riesce più a stare al passo con strumenti e tecnologie che cambiano rapidamente. Oggi conta sempre di più la capacità di dimostrare competenze applicate, aggiornabili e trasversali.
Procurement: il punto più sensibile della trasformazione
Questa evoluzione è particolarmente evidente nel procurement, dove automazione, analytics e sourcing intelligente stanno ridefinendo il ruolo della funzione. Le aziende stanno investendo in strumenti capaci di accelerare decisioni, migliorare la visibilità sui dati e ridurre inefficienze operative.
Ma proprio qui sorge una domanda cruciale: quanto può spingersi la tecnologia senza compromettere la relazione umana?
In un recente podcast di Art of Procurement con Brad Keighley, ex Chief Procurement Officer con esperienza in aziende come Dell Technologies e Meta Platforms, emerge una posizione molto chiara: l’AI genera enorme valore nell’analisi della spesa, nelle decisioni di sourcing e nell’efficienza operativa, ma non può sostituire la fase iniziale di relazione con gli stakeholder. È in quel momento che si costruiscono fiducia, allineamento e comprensione reciproca, elementi che nessun algoritmo riesce a replicare completamente.
Il rischio dell’iper-automazione
Uno dei punti più interessanti emersi dalla riflessione di Keighley riguarda il rischio di spingere il procurement verso un’automazione eccessiva. La tecnologia può velocizzare processi e migliorare precisione e controllo, ma non può sostituire ascolto, negoziazione e capacità relazionale.
Il procurement moderno non può diventare una funzione puramente digitale. Deve restare un modello ibrido in cui:
- la tecnologia abilita velocità e insight
- le persone costruiscono credibilità e collaborazione
- il valore nasce dall’integrazione tra i due livelli
Questo vale soprattutto nei processi di onboarding dei fornitori, nelle negoziazioni e nella gestione degli stakeholder interni, dove la fiducia continua a essere un elemento decisivo.
Dal procurement operativo a funzione strategica
La trasformazione non è soltanto tecnologica, ma anche culturale e organizzativa. Sempre più aziende stanno superando una visione del procurement limitata alla riduzione dei costi, riconoscendogli un ruolo più ampio nella gestione del rischio, nella resilienza e nella protezione del business. In questo contesto, il procurement evolve da funzione di supporto a leva strategica, capace di creare valore lungo tutta la supply chain.
Nuove competenze e apprendimento continuo
Parallelamente, cambia anche il modo in cui si costruiscono le competenze. Crescono le micro-credential, i percorsi brevi e l’apprendimento continuo, alimentati dalla necessità di aggiornarsi rapidamente su AI, automazione e strumenti digitali. Nel procurement questo significa che non basta più conoscere un processo: serve la capacità di adattarlo costantemente a nuovi strumenti, dati e modelli decisionali.
La direzione che emerge, sia dalla ricerca sia dall’esperienza sul campo, è ben delineata. Supply chain e procurement stanno evolvendo verso un modello meno legato a titoli e gerarchie statiche e più fondato su competenze reali, adattabilità e collaborazione tra uomo e macchina.
L’AI non elimina il fattore umano; ne ridefinisce il ruolo. E proprio nel procurement questo equilibrio diventa strategico: la tecnologia aiuta a decidere meglio, ma sono le persone a costruire fiducia e creare valore duraturo.

