Secondo il report 2026 Global State of Procurement and Supply pubblicato dal Chartered Institute of Procurement & Supply (CIPS) in collaborazione con GEP, il procurement non è più una funzione operativa di supporto, ma un elemento centrale della strategia aziendale e della resilienza economica. In un mondo segnato da instabilità geopolitica, crisi energetiche e accelerazione tecnologica, i leader della supply chain stanno assumendo un ruolo sempre più decisivo nelle scelte strategiche delle imprese.
Un contesto globale instabile che ridisegna le priorità
Negli ultimi anni, le supply chain sono state messe sotto pressione da una combinazione di fattori: pandemia, tensioni geopolitiche, chiusura di rotte commerciali e politiche tariffarie più aggressive. A questo si aggiunge la crescente volatilità dei mercati energetici, che continua a influenzare costi e disponibilità lungo tutta la catena logistica globale.
Un esempio recente di questa instabilità arriva dagli United Arab Emirates, che hanno annunciato l’uscita dall’OPEC dopo circa sessant’anni di adesione. La decisione punta a rafforzare il controllo autonomo sulla produzione petrolifera in un contesto di forte volatilità dei prezzi e delle dinamiche energetiche globali.
Sebbene l’impatto immediato sui mercati sia considerato limitato dagli analisti, il cambiamento evidenzia quanto le scelte energetiche abbiano ricadute dirette sulle supply chain globali, influenzando costi logistici, trasporto marittimo e disponibilità di materie prime strategiche.
Dal 2020 in poi, la resilienza delle supply chain è diventata una priorità assoluta. Le aziende non possono più limitarsi a reagire alle crisi: devono anticiparle. Strumenti come l’analisi predittiva e i digital twin stanno consentendo di simulare scenari complessi e identificare rischi in anticipo. Tuttavia, il report evidenzia che la vera sfida non è la mancanza di dati, ma la capacità di tradurre le informazioni in decisioni operative efficaci.
Il procurement diventa centrale nelle decisioni aziendali
Uno dei cambiamenti più significativi evidenziati dal report riguarda la crescente influenza dei professionisti della supply chain nelle decisioni aziendali. La quota di leader con accesso diretto al top management è passata dal 15% nel 2025 al 33% nel 2026.
Questo indica un cambiamento strutturale: il procurement non è più un’area tecnica, ma un attore strategico. Le aziende stanno quindi passando verso modelli sempre più centre-led, in cui il procurement coordina in modo integrato acquisti, fornitori e logistica, riducendo costi e aumentando la trasparenza.
AI, automazione e nuove capacità operative
L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno trasformando profondamente il settore. La tecnologia permette una gestione più efficiente delle reti logistiche globali, tuttavia, l’adozione non è uniforme:
- le aziende di tecnologia e telecomunicazioni sono tra le più avanzate (con circa il 71% di automazione parziale o totale)
- alcune regioni, come Regno Unito e Irlanda, risultano più lente nell’adozione
- i grandi gruppi globali guidano l’implementazione su larga scala
In parallelo, cresce anche la responsabilità dei team di supply chain nella gestione della spesa: circa due terzi dei leader controllano oltre il 60% degli acquisti diretti, mentre quasi un terzo supera il 90%.
Esg e sostenibilità: da vincolo a vantaggio competitivo
La sostenibilità è ormai un elemento strutturale della supply chain moderna. Le aziende non la considerano più solo un obbligo, ma una leva strategica. Gli obiettivi Esg sono sempre più integrati nelle decisioni operative e si collocano tra i principali Kpi nella gestione dei fornitori. Le supply chain sono oggi chiamate a bilanciare tre fattori contemporaneamente: riduzione dei costi, resilienza operativa, impatto ambientale. Questo approccio integrato sta ridefinendo il concetto stesso di valore nelle catene globali.
Un sistema globale in trasformazione permanente
Le supply chain moderne operano in un ecosistema in cui politica, energia, tecnologia e commercio sono sempre più interdipendenti. Questa interconnessione rende il sistema globale non solo più complesso, ma anche più sensibile a qualsiasi cambiamento nei suoi snodi fondamentali.
La crescente volatilità dei mercati energetici, le tensioni geopolitiche e la transizione verso modelli produttivi più sostenibili stanno ridefinendo le condizioni stesse in cui le catene di approvvigionamento si sviluppano e competono. In questo contesto, anche decisioni apparentemente settoriali possono avere effetti sistemici.
Il caso dell’uscita degli United Arab Emirates dall’OPEC è emblematico: la gestione dei flussi energetici non è più soltanto una leva industriale o produttiva, ma un fattore che incide direttamente sugli equilibri dei costi logistici, sulla stabilità delle rotte commerciali e sulla pianificazione delle supply chain globali. L’energia, in questo senso, diventa una variabile strategica che si riflette lungo tutta la catena del valore.
Dentro questo scenario, il messaggio del report CIPS si inserisce con chiarezza: la supply chain non è più un’infrastruttura operativa, ma un elemento centrale della strategia aziendale globale.
In un mondo caratterizzato da crisi ricorrenti e trasformazioni accelerate, la capacità delle imprese di integrare dati, tecnologia, sostenibilità e gestione del rischio diventa il principale fattore di differenziazione competitiva.
La supply chain del futuro, quindi, non sarà soltanto più efficiente. Sarà soprattutto più strategica, più intelligente e profondamente intrecciata con le dinamiche geopolitiche, energetiche e tecnologiche che definiscono l’economia globale.

